Infantino ed il razzismo

Un suo giudizio nel corso del viaggio a Roma

Infantino Giovanni Infantino , detto Gianni, è ormai da  tre anni, presidente della FIFA (Fédération Internationale de Football Association, l’organizzazione che governa il calcio mondiale), avvocato, 49 anni, parla cinque lingue, possiede la doppia cittadinanza italiana e svizzera, ha abitato a lungo a Domodossola e poi a Briga in Svizzera.

Gianni Infantino , lo scorso fine settimana, lo ha passato a Roma ma non è stata una vacanza per godersi il primo sole di una primavera anticipata, ma l’occasione per ascoltare 65 presidenti e segretari delle federazioni calcistiche di cinque continenti e far sentire la voce del padrone. 

Parla Infantino                                                                                                                   

Parlando al termine dei tre giorni dell’Executive Football Summits, in un dibattito allargato, Gianni Infantino ha evidenziato un forte rinnovamento: “Oggi, siamo in democrazia, prima decidevano tutto un paio di persone chiuse nel proprio ufficio” e ha presentato anche nuovi progetti: “Abbiamo discusso di temi importanti: la creazione di una Nations League a livello mondiale e di un Mondiale per club con un impatto molto più grande rispetto al torneo attuale. All’ordine del giorno c’è stato anche il discorso per l’allargamento a 48 squadre dei Mondiale del 2022”.

Ma è stata l’occasione anche per parlare di razzismo, un tema che sta a cuore in tutto il mondo, su tutti i campi, nei tornei nazionale e nelle competizioni internazionali. “L’Italia può  fare di più per il calcio e anche per il Paese riguardo al tema del razzismo. Se siamo più tolleranti viviamo tutti meglio e tutto funziona”.

In merito al problema del razzismo nel calcio italiano

Nel calcio ci sta lo sfotto’, la presa in giro tra tifosi, l’ironia e le battute, pero’ non bisogna oltrepassare il limite, aggiunge Infantino, nella conferenza seguita all’Executive football summit di Roma, e col razzismo bisogna intervenire con forza, chiedendo aiuto alle autorità ed al governo per togliere dagli stadi questi deficienti che usano violenza e che si comportano da razzisti, perché il calcio da solo non può occuparsi di queste questioni. Penso che il razzismo sia una piaga che va combattuta perché il calcio e’ un esempio per tutti, si vede e se ne parla ovunque e quindi dobbiamo essere tutti più attenti, prosegue Infantino; la Figc ha preso misure molto importanti. Questo e’ un problema comunque non solo del calcio ma soprattutto della società e non solo di quella italiana. E’ un problema che c’è  in tanti Paesi. Bisogna educare, bisogna riflettere, e abbassare i toni tutti quanti “.

Esempio e ricchezza di valori

Un tema serio, un tema troppo grande chissà per un calcio forse più legato al business, ai successi, ai valori mediatici ma il calcio da sempre è sempre stato anche un esempio per milioni di bambini, una ricchezza di valori dove si poteva attingere perché qualcuno possa ancora dire che il calcio e lo sport è lealtà, serietà; è competizione sana e rispetto dell’avversario. Se si accettassero queste cose, allora, anche il razzismo sparirebbe.


Le foto presenti su Stravizzi.com sono state in larga parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla nostra redazione italiana - indirizzo e-mail redazione@stravizzi.it, che provvederà prontamente alla loro rimozione .