Il giuramento di fedeltà al fascismo

Con Paolo Mieli a Passato e Presente

donneE’ il 1923: a pochi mesi dalla Marcia su Roma e dall’instaurazione del primo governo Mussolini, il neoministro della Pubblica Istruzione Giovanni Gentile vara la riforma integrale della scuola, “la più fascista delle riforme”. A “Passato e Presente”, il programma di Rai Cultura in onda questa sera alle 20.30 su Rai Storia, Paolo Mieli ne parla con la professoressa Alessandra Tarquini.

La fascistizzazione del corpo docente

Nel giro di pochi anni l’impianto gentiliano risulterà inadeguato rispetto alle esigenze del Fascismo divenuto nel frattempo Regime totalitario: scuola, università e accademie di cultura diventano terreno di propaganda mescolando forza e consenso, intimidazioni e lusinghe. Ma imporre riti, slogan, programmi non era sufficiente. Bisognava “fascistizzare” il corpo docente. Con un’iniziativa senza precedenti, il Regio Decreto 1227 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale l’8 ottobre 1931 obbliga tutti i professori universitari a giurare fedeltà al Regime Fascista.

Solamente in dodici si sono condannati alla disoccupazione

Da tutti i rettorati d’Italia partono le lettere che invitano i docenti a presentarsi per il giuramento: chi non firma perderà istantaneamente la cattedra e ogni incarico pubblico.  Alla fine, su 1225 docenti universitari solo 12 hanno il coraggio di opporsi rifiutando il giuramento, condannandosi alla disoccupazione, all’ostracismo sociale e alla solitudine umana. Sarà una vittoria per il regime, una sconfitta per la libertà di pensiero e accademica.


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