Omaggio a David Bowie

A Ghiaccio Bollente questa sera su Rai5

David BowieNel giorno in cui ricorre l’anniversario della scomparsa di David Bowie , avvenuta nel 2016, Rai Cultura celebra il Duca bianco con il film-documentario “The Sacred Triangle – Bowie, Iggy & Lou 1971 – 1973”, in onda questa sera alle 23.40 su Rai5. Il doc svela cosa succede quando tre leggende della musica come David Bowie , Iggy Pop e Lou Reed si incontrano e iniziano a ispirarsi a vicenda. Realizzato con il contributo della ex-moglie di Bowie, Angie, Jayne County, Billy Name della Factory di Andy Warhol e altri personaggi chiave dell’epoca, il film racconta la straordinaria alchimia scaturita dal loro incontro.

La salvezza di Lou e Iggy

Un triangolo intellettuale, in cui David Bowie riuscirà a “salvare” Lou e Iggy dall’oblio e dagli eccessi; un incontro che segnerà una svolta musicale per ognuno di questi artisti, che in poco meno di 3 anni daranno una nuova direzione alla loro arte. Lou Reed, archiviati i Velvet Underground, sprofondò in una grave crisi creativa e psicologica; anche Iggy Pop, perso in un vortice di tossicomania e sull’orlo dello scioglimento con i suoi The Stooges, era giunto ad una impasse. Finché un incontro nel leggendario locale Max’s Kansas City di New York si rivelerà cruciale per le loro carriere.

Abile catalizzatore di idee

Sull’onda del suo enorme successo, David Bowie aiuterà gli amici producendo “Transformer” di Lou Reed (il suo più grande successo commerciale) e “Raw Power” di Iggy & The Stooges che segnerà la prima rinascita dell’Iguana. I detrattori di David Bowie hanno sostenuto che fosse un “poseur”, un abile catalizzatore di idee altrui rimescolate e fatte proprie con astuzia e premeditazione. Ma anche questa è una forma d’arte: quella di saper cavalcare, e spesso anticipare, lo zeitgeist. Il film rivaluta la straordinaria capacità con cui Bowie è stato in grado di cogliere il potenziale artistico dei suoi collaboratori e di concretizzarlo con maestria e lucidità, rubando sì, qualcosa qua e là, ma come sosteneva Albert Einstein, “il segreto della creatività è saper nascondere le proprie fonti”. 


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