Mario Vespasiani L’arte dagli occhi di tigre La mostra

La mostra è in corso nello spazio One Lab di Ripatransone sino al 20 gennaio

Mario Vespasiani Sabato 22 dicembre nello spazio One Lab Contemporary, si è aperta l’anteprima 2019 delle opere di Mario Vespasiani . Un progetto che sta suscitando fin dai primissimi giorni un notevole apprezzamento per la profondità e per la complessità che anno dopo anno raggiunge la sua pittura.

La mostra è in corso nello spazio One Lab di Ripatransone nelle Marche, proseguirà sino al 20 gennaio

Nella ventennale ricerca di Mario Vespasiani lo studio dei simboli ha sempre avuto una notevole rilevanza. Come insegna l’esperienza, quando desideriamo sperimentare qualcosa, la nostra fantasia proietta davanti a sé un’immagine dell’azione nella quale immergersi. A maggior ragione per un artista visivo ogni immagine è una soglia che conduce a molteplici livelli di significato, come semi che, germogliando svelano altre possibilità. Dalla nostra inquieta contemporaneità Vespasiani ha estratto due termini – e da questi un soggetto – che sintetizzano le sensazioni quanto mai comuni tra le varie fasce d’età: paura e sogno, due parole contrastanti che secondo l’autore sono in grado di riassumere la complessità del nostro tempo. Allo stesso modo il simbolo è misteriosamente capace di unire entità opposte, sottolineando come siano continue e profonde le connessioni che legano l’esistenza in tutte le sue forme.

Energie presenti in ogni aspetto della nostra vita attraverso proiezioni inconsce, oscure oppure illuminanti

E l’energia che è insieme creativa e distruttiva, vita e morte è da sempre identificata in natura delle fattezze di un solo animale: la tigre. Forza, potere ma anche passione sensualità. Nella mitologia greca è associata al dio Dioniso, mentre nell’inferno cinese è un guardiano che divora le anime. Gli indiani la identificano come “tamas” la forza sfrenata dell’istinto, in Cina è simbolo del buio e del lato oscuro dell’anima, nel buddhismo raffigura la fede e le lo sforzo spirituale.

Le Cinque Tigri Mistiche

Le leggende parlano di Cinque tigri mistiche, protettrici dell’ordine spaziale, che dominano le forze del caos, ciascuna di un colore diverso, messe a guardia dei quattro punti cardinali e del centro, la cui potenza sovrannaturale, in grado di comunicare con l’assoluto è stata concentrata da Vespasiani negli occhi, che si moltiplicano e mandano fuori fuoco la visione dello spettatore, incapace di fissarli e di predirne i movimenti.

Mario Vespasiani La rinascita

In queste opere inedite l’autore indaga l’aspetto misterioso di uno sguardo che pare provenire direttamente dal mondo onirico, luogo in cui le regole non valgono, dove colori e vortici alterano la percezione del reale. Paura e Sogno sono anche le emozioni più profonde vissute dalle giovani generazioni e tali dipinti testimoniano una metafora del quotidiano. A maggior ragione l’autore convoglia nelle tigri una sorta di potenza “iniziatrice”, simile a quella che nei miti del sud-est asiatico è preludio di rinascita.

Le cinque tigri mistiche sono dunque un archetipo che ha in sé il sacro da cui distogliere lo sguardo e la fascinazione per l’abisso, dove lasciarsi attrarre nella vertigine di una dimensione non ancora conosciuta. Mario Vespasiani interpreta così, con la grinta che lo contraddistingue un tema che ha da sempre appassionato i grandi maestri dell’arte sia orientale – la tigre di Rosetsu del 1786 è considerata una delle opere più celebri del Giappone, preziose sono quelle riprodotte sui tappeti tibetani, mentre dall’eta del bronzo risalgono quelle coreane – che occidentale, da Delacroix a Rubens a Rousseau fino a Dalì, ultimo erede di una conoscenza che ha viaggiato per secoli e che assume nuova pelle nella ricerca di Vespasiani.

In questi giorni Mario Vespasiani espone anche al Museo Diocesano di Gaeta con la personale Lepanto, prorogata fino a metà gennaio 2019, nella siciliana Catania Art Gallery, nelle Marche alla Galleria Opus e alla Galleria Formaquattro di Bari.

Mario Vespasiani (1978) è un artista visivo italiano.

Inaugura la prima mostra non ancora ventenne e ad oggi ha esposto su tutto il territorio nazionale, in gallerie, musei, luoghi di culto e in contesti inusuali. Nel corso del tempo la sua ricerca ha interessato anche studiosi di discipline che vanno dalla teologia all’astrofisica, dall’antropologia alla filosofia. Si esprime attraverso un alfabeto simbolico che si fonda sulle rivelazioni della mistica cristiana e sulla pratica alchemica della pittura. Attento osservatore delle leggi naturali e degli insegnamenti della sapienza orientale, il suo lavoro va inteso come continuazione dell’opera creativa universale, da cui cogliere il sentimento spirituale. 


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