Scala e Rai Il futuro della tradizione

Una storia d’amore per la musica lunga 90 anni

Scala Teatro alla Scala , 7 dicembre 2017, serata inaugurale della stagione dell’opera: a Milano, duemila spettatori assistono all’Andrea Chénier che va in scena su uno dei palcoscenici più prestigiosi al mondo. Ma da tempo non sono i soli, perché l’evento è ormai condiviso da milioni di spettatori, non solo in Italia, tra tv, radio e web. Un “rito” che si ripete da novant’anni, dal 1928, quando un’opera, la Tosca, per la prima volta andò in diretta radio dalla Scala grazie all’Eiar, poi diventata Rai.

Per la musica e la bellezza

E da allora il cammino tra servizio pubblico radiotelevisivo e Scala è proseguito: una storia d’amore per musica e la bellezza, tra tradizione e innovazione, alla quale Rai Cultura dedica il documentario firmato da Felice Cappa “Scala – Rai: il futuro della tradizione”, in onda questa sera alle 23.10 e domani venerdì 7 dicembre alle 16.10 su Rai5. E’ un viaggio nel tempo, seguendo i passi fatti dalle due istituzioni nelle proprie scelte culturali e artistiche, ma anche tecnologiche.

Il racconto

Testimoni del racconto sono il Maestro Riccardo Chailly, il Sovrintendente Alexander Pereira, la direttrice generale Maria Di Freda, i musicologi Emilio Sala dell’Università Statale di Milano, Emanuele Senici che insegna a Oxford e alla Sapienza di Roma e Angela Ida De Benedictis della Fondazione Paul Sacher di Basilea. E non mancano camei di Claudio Abbado, Giorgio Strehler, Luciano Berio e Bruno Maderna.

Nel documentario immagini rare e preziose

Oltre al repertorio delle opere riprese alla Scala, a partire dalla prima diretta televisiva dell’“Otello” firmato da Franco Zeffirelli del 1976, il documentario propone anche immagini rare e preziose che raccontano la sperimentazione realizzata dalla Rai a partire dagli anni Cinquanta con le ricerche elettroniche dello Studio di Fonologia e con la produzione di opere, da “Il Barbiere di Siviglia” con la regia di Franco Enriquez alla Fantarca sulle musiche di Roman Vlad messa in scena da Vittorio Cottafavi. Tra gli intervistati è presente anche Mario Lanfranchi che nel 1956 scoprì Anna Moffo proprio per un allestimento di Madama Butterfly trasmesso in diretta dagli Studi di Corso Sempione.

I social network

Il racconto giunge, infine, ai giorni nostri analizzando le nuove forme di fruizione cross mediale dell’opera, sempre più mediate dalla presenza dei social network, e guarda al futuro con gli sviluppi della tecnologia, sia nella ripresa video in 8k che nella ripresa audio con le varie forme di spazializzazione. A questi si aggiunge la tecnica della diffusione in spazi aperti che permette alla Rai e alla Filarmonica della Scala di proporre la musica colta anche in ambienti esterni, come nel caso del concerto estivo che da alcuni anni viene organizzato in piazza Duomo.

 

 


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