L’omicidio Bruno Caccia a Speciali Storia

La linea della palma. Il caso Bruno Caccia

Bruno Caccia Il 26 giugno 1983 Bruno Caccia , procuratore della Repubblica di Torino, viene ucciso in un agguato sotto casa. Due killer lo aspettano in macchina, lo affiancano e gli sparano 17 colpi. Il magistrato muore mentre lo trasportano all’ospedale. Si pensa subito a un attentato di matrice terroristica, legata al processo d’appello alle Brigate rosse e quello a Prima Linea.

Bruno Caccia nel 1975 aveva firmato il rinvio a giudizio per i capi storici della Brigate Rosse

Ma presto quella pista verrà abbandonata. Perché – si scoprirà – l’omicidio porta la firma della ndrangheta: Bruno Caccia è il primo e unico procuratore della Repubblica ucciso dall’organizzazione criminale al nord. Un magistrato rigoroso al quale Rai Cultura dedica La Linea della palma. Il caso Bruno Caccia , in onda stasera alle 21.10 su Rai Storia.

Il documentario ricostruisce la storia dell’omicidio, la lunga inchiesta, ma anche la figura del procuratore attraverso i ricordi familiari delle figlie Paola e Cristina, e le testimonianze dei magistrati Paolo Borgna, Giorgio Vitari, Mario Vaudano, Paola Bellone e del sociologo ed esperto di mafie al Nord Rocco Sciarrone.

Mandante dell’omicidio è il capo della cosca dei calabresi Domenico Belfiore

Sarà condannato nel 1989, mentre solo nel 2015 verrà arrestato e poi condannato in primo grado l’esecutore materiale. Il movente sta nel fatto che Caccia – si legge nella sentenza del 1989 – “Ostacolava la disponibilità altrui”. Come a dire che altri magistrati erano invece disponibili. La “linea della palma”, l’efficace metafora di Sciascia sull’espandersi silenzioso delle mafie, aveva raggiunto il nord e aveva trovato terreno fertile in un’area grigia anche intorno il palazzo della Procura di Torino.


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