Piazza Vittorio di Abel Ferrara Dal 20 settembre in sala

Premio Speciale della Giuria alla X edizione di Otranto Film Fund Festival

Abel Ferrara A cinque giorni dall’uscita nazionale di Piazza Vittorio (20 settembre 2018), Abel Ferrara vince il Premio Speciale della Giuria alla X edizione di OFFF (Otranto Film Fund Festival – Community  Edition, diretto da Stefania Rocca), con la seguente motivazione: “per il grande coraggio e visione in un lungometraggio”.

Piazza Vittorio , che si avvale del montaggio di Fabio Nunziata, è stato prodotto dalla Enjoy Movies di Andrea De Liberato e vede la partecipazione straordinaria nel film, oltre che del regista, anche dell’attore Willem Dafoe e del regista Matteo Garrone. Lo sguardo indipendente del regista newyorkese, nipote di migranti italiani e lui stesso immigrato in Italia, si posa sul cuore pulsante del centro più multietnico della capitale popolato da asiatici, africani, indiani e sudamericani.

Per la sua natura colorata, Piazza Vittorio è diventata anche la residenza di molti artisti, e dello stesso Abel Ferrara , che ha così deciso di mostrarne la sua dimensione unica in quest’opera, frutto di una sua esperienza personale e diretta.

Intervista al regista Abel Ferrara

Cosa l’ha spinta a voler girare un documentario su questa storica piazza di Roma?

Io vivo in quel quartiere. Quello che ho filmato è ciò che vedo ogni giorno e quelle persone, quei volti, che siano personaggi del cinema o barboni o immigrati, sono quelle che incontro ogni giorno uscendo di casa. Volevo fare un’incursione in questo microcosmo e porre una riflessione sull’evoluzione nelle nostre società dell’eterno tema dello ‘Straniero’.  Come scrisse Svetlana Alexievich: “…history through the story told by an unnoticed witness and participant… True I don’t love great ideas. I love the little human being …”. Anche Garrone vive lì da vent’anni e Dafoe da 15, loro vivono e camminano in quella realtà, ne fanno parte e la loro esperienza dà calore al film.

Abel Ferrara Come avete realizzato il documentario?

Abbiamo girato tutto con un telefonino, ci abbiamo lavorato e messo insieme le scene. Per me è stato un gran divertimento parlare con le persone per strada, cercare di instaurare un dialogo con tutti anche quando questi erano più schivi e scettici. Abbiamo scelto uno stile di ripresa molto crudo per dare un’idea di verità e abbiamo evitato qualsiasi falsificazione e abbiamo usato quasi tutto il materiale girato per dare uno sguardo più completo possibile.

Qual è lo spirito di questo documentario in un momento storico così delicato rispetto alla questione dell’immigrazione, in Italia e nel mondo?

In questo momento in Italia abbiamo l’opportunità di farci avanti e capire la realtà che stiamo vivendo. Questo è un grande momento. È un grande momento anche negli USA, perché quando si ha qualcuno come Trump, chiunque altro sia contrario a quella mentalità ha l’occasione di fare un passo avanti, che sia attraverso un film o attraverso una conversazione. Puntare la telecamera su quelle persone nel mio stesso quartiere ha cambiato la mia opinione su di loro. Quando ci si pone di fronte ad una persona e ci si apre ad una conversazione si conosce la realtà. Che sia il ragazzo di sedici anni che viene dal Sudan o la donna cinquantenne romana che ha una visione politica fascista, il film tratta di queste persone che desiderano solo migliorare la propria vita. Ciò che mi interessa è cogliere la realtà, svelare ciò che sta dietro, ciò che molti vogliono far apparire come un mistero. Noi abbiamo girato con la trasparenza e la comprensione dell’uomo comune.

Abel Ferrara Cosa ha amato di più di questo film?

Io ho un’idea romantica di tutto, la vita stessa è romantica. La parte che preferisco del mio film è musica. È stato molto bello anche girare il film, una volta che si cammina in questi scenari sei portato ad osservare, ad interagire, a parlare con tutti e alla fine, vedendolo e rivedendolo, provi a cercare di capire come sono queste persone.

Come pensa che possa essere accolto questo documentario anche da spettatori che non conoscono la realtà di piazza Vittorio Emanuele? 

Solo recentemente mi sono reso conto che stranamente non ci sono romani nel film, non è stata una scelta intenzionale, forse loro sono timidi o forse semplicemente la verità è che ce ne sono pochi. Ad ogni modo il punto è che anche io sono uno straniero per loro e loro stranieri per me, quindi la questione è: chi è straniero e chi non lo è? Io credo che tutti vedranno il film dal proprio punto di vista e va bene così. Ciò che un romano coglie non è lo stesso di ciò che coglie un napoletano, un bolognese o un parigino o un cinese.


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