Netflix e i festival di cinema Dentro o fuori?

Cannes lo ha bandito, Venezia lo ha fatto vincere con Roma, come ci si deve comportare?

netflixSiamo nell’epoca di Netflix , non ci sono dubbi. La sua crescita è stata esponenziale negli ultimi anni, da servizio di noleggio di videogiochi e film solo in America, a colosso dell’industria cinematografica e televisiva capace di produrre serie tv e film da centinaia di milioni di dollari di budget. Il livello qualitativo è spesso altissimo e non ha nulla da invidiare a colleghi appartenenti a studios storici di Hollywood o grandi network a pagamento americani. 

Eppure c’è chi storce ancora il naso

Si tratta dei puristi del cinema, per i quali, un film deve per forza essere visto sul grande schermo, in una sala di un cinema per l’appunto. Vedono Netflix ancora come un cugino scemo, poco serio, affidabile e da prendere in considerazione. E questo nonostante sia riuscito a produrre i film e le serie di grandi autori come Bong Joon-ho, Spike Lee e il prossimo di Martin Scorsese.

Di questo avviso è il festival del cinema di Cannes che dopo aver tollerato i titoli del colosso dello streaming l’anno scorso (quando in concorso ci fu Okja, attirando a se tanti fischi post visione solo per la scritta PRODOTTO DA NETFLIX) quest’anno ha importo un ultimatum: Netflix è fuori a meno che i suoi film non passino almeno per una settimana in un cinema su suolo francese e con priorità rispetto all’home video. Le trattative non sono andate a buon fine e Netflix è stato bandito dal festival.

Una questione che il festival di Venezia neanche si è posto mettendo in concorso principale e in quelli corollari almeno due produzioni Netflix. Sulla mia palle di Alessio Cremonini che racconta gli ultimi giorni di Stefano Cucchi, per la categoria Orizzonti, e Roma di Alfonso Cuaron, vincitore finale del Leone D’oro. Quindi due modi totalmente opposti di vedere la questione.

Ma come dobbiamo porci noi amanti del cinema rispetto a Netflix?

La verità è che a noi non dovrebbe proprio toccarci questa querelle. O meglio, se ci interessa solo il cinema come linguaggio, come medium, dovrebbe bastarci solo un ragionamento, quello della qualità. Se un film è valido e meritevole può arrivare anche da Marte, non importa se direttamente in TV o al cinema. Ancora di più se una piattaforma come Netflix aiuta a realizzare progetti che non sarebbero in grado di prendere vita, dati i costi poi di distribuzione e pubblicità. Se Netflix pensa a tutto, ben venga.

Dall’altra però dobbiamo chiederci quanti ci importa il luogo fisico del Cinema

Possiamo vivere in un’epoca in cui non ci saranno più le buie sale illuminate dall’argenteo grande schermo? Direi di no. Se è vero che ormai possiamo avere in qualsiasi salotto un televisore di una qualità stratosferica e di dimensioni abnormi senza spendere capitali, è anche vero che nulla riuscirà a uguagliare l’esperienza che viviamo al cinema. Una esperienza collettiva (il che non sempre è un bene, lo capisco), emozionante, avvolgente, non ostacolata da un telefono che squilla, dal rumore dei vicini o dalla cena che si scuoce sui fornelli.

Netflix dovrebbe venire incontro agli esercenti e trovare un modo per coesistere. E se non lo capirà da sola glielo dovranno far capire i cineasti e gli autori, a partire dai più importanti (e qui Nolan sembra averlo già capito).


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