Vivien Leigh La vera storia della star di Via col Vento

E’ stata Cleopatra, Rossella O’Hara, Blanche Dubois, Anna Karenina ma anche Lady Charles Olivier

Vivien LeighIl sopracciglio alzato più famoso della storia del cinema. Vivien Leigh è nata per la recitazione, ha vissuto per essa, l’ha ammalata a morte e vi ha trovato l’amore. Una carriera breve per certi versi, ma costellata da ruoli memorabili; Cleopatra, Rossella O’Hara, Blanche Dubois, Anna Karenina. Come se sapesse che la sua vita sarebbe stata breve, apprezzava tutto quello che la vita le offriva, vivendo intensamente ogni giorno e ogni ruolo. Eternamente innamorata di Laurence Olivier ha combattuto con una malattia che l’ha divorata fin dalla giovane età e all’apogeo della sua carriera. Eppure, come vedrete, l’unica cura era la scena, le bastava salire in palcoscenico o trovarsi davanti a una cinepresa per tornare la meravigliosa Viv.

Vivian Mary Hartley nasce il 5 novembre del 1913 nel Darjeeling in India (quando era ancora colonia inglese) da Ernest e Gertrude Hartley. Il padre, ufficiale della cavalleria indiana e ex agente di borsa, viene trasferito in seguito a Bangalore mentre la famiglia rimane a Ootacamund. Come dimostrano i tanti filmini privati, trascorre un infanzia agiata in un paradiso terrestre dove dispone di tutto quello che desidera.

La passione degli Hartley è il teatro l’unica cosa che manca loro della vecchia Inghilterra. Il babbo è un vero e proprio patito e la madre ha creato un piccolo circolo che mette in scena operette e spettacolini. A soli tre anni, ben incoraggiata, viene il turno della piccola Vivian di calcare la scena. L’inizio è di quelli che si fan notare. Invece di cantare Lil Bo Beep annuncia che preferisce recitarla. L’idillio indiano dura poco per lei, presto viene spedita dalla madre a Londra, perchè “deve crescere con una corretta educazione di stampo inglese”. E sia, ma Vivian si troverà a fare questo lungo viaggio in nave completamente sola, in quanto i genitori rimangono e rimarranno in India ancora per 9 anni. A sei anni si ritrova quindi nel convento del Sacro Cuore di Roherton, dove piange per la mancanza dei genitori a cui era infinitamente legata e piange forse più che altro per l’assenza dei divertimenti, dovuta alla rigidità delle suore. Nasconde il suo dolore, una caratteristica che la accompagnerà per tutta la vita e coltiva la sua principale passione, il teatro.

Nelle recite scolastiche da il meglio di se e risulta molto apprezzata da tutto il pubblico

Una delle sue migliori amiche è la futura grande attrice di teatro Maureen O’Sullivan a cui confessa di voler diventare una grande attrice. Si prende però una piccola pausa quando viene ricongiunta ai genitori con i quali inizia un tour di tutta l’Europa. Vivian a 16 anni è una vera poliglotta e parla fluentemente l’italiano, il francese e il tedesco.

A proposito di Germania, conosce un giovinotto locale molto affascinante e di dodici anni più anziano di lei, avvocato. L’amore tra i due è di quelli inossidabili e lei vorrebbe subito sposarsi e quando incontra il rifiuto della madre sbotta “Lasciamelo sposare o nessun’altro lo farà più!“. Vivian è già quella bellissima donna che conosciamo, quindi è una minaccia/previsione abbastanza ridicola.

A soli diciannove anni di sposa quindi con Herbert Leigh Holman di cui a breve rimane incinta della futura Suzanne, dopo un parto difficile e prematuro. Leigh non è felice della sua aspirazione artistica ma non la ostacola quando viene accettata dalla Royal Academy of Dramatics Arts.

Tramite la scuola ottiene i primi ruoli a teatro tra cui Things Are Looking Up e conosce il suo primo agente, John Gliddon. E’ proprio questi a consigliarle di cambiare il nome in Vivien (con la E) Leigh (dal marito), molto più adatto a un’attrice. Viene anche proposta a Alexander Korda ma per il momento risponde picche, ritenendo Viv non convincente e dotata di una voce troppo flebile per i grandi teatri.

La sua idea cambierà velocemente dopo che la vedrà protagonista in The mask of virtue per cui non esita a metterla sotto contratto. Ma non c’è solo il teatro. Nello stesso anno gira quattro film tra cui Look up and laugh che la vede protagonista e anche canterina. Tuttavia la critica ne parla semplicemente come graziosa e incantevole ma non sembra aspettarsi molto di più da lei.

Il teatro rimane il suo vero amore ed è proprio qui che trova un altro grande amore

Si tratta di un attore giovane già affermato e già capace di interpretare opere di Shakespeare e Coward: Laurence Olivier. E’ amore a prima vista, in primis perchè lei lo stima e idolatra come attore. Lui è il volto del teatro maschile inglese e lo sarà per delle decadi. Anche lui nota lei e se ne innamora, dicendo in seguito “Non potrei mai amare chi non ha talento”. Come tutte le storie d’amore travagliate che si rispettino i due non sono liberi di amarsi. Lei è ancora sposata con Leigh e anche lui è sposato, con Jill Esmond, e padre. Si incontrano in segreto e sognano di lavorare insieme e di sposarsi al più presto.

Il primo desiderio si avvera nel 1937 con il film Elisabetta d’Inghilterra dove manco a dirlo, sono due innamorati dal destino incerto. Dato il discreto successo continua con il cinema e nello stesso anno recita nella commedia Patrizia e il dittatore a fianco di un giovane Rex Harrison, dimostrando un certo talento per il genere. L’anno successivo è la volta della civettuola Elsa in Un americano a Oxford con Robert Taylor.

La relazione tra Larry e Viv è ormai di dominio pubblico ma entrambi concentrati sulla carriera e con Leigh Holman che non concede il divorzio (sostiene che sia una cotta passeggera) devono rimandare le nozze. Intanto Viv si appassiona a un libro, Via col vento, e saputo della vicina trasposizione cinematografica chiede al suo agente di candidarla. Arriva persino a dire alla stampa “Io sarò la futura Rossella O’Hara”.

Al tempo. Intanto rimane un’attrice divisa tra teatro e cinema piuttosto apprezzata ma totalmente sconosciuta all’infuori del Regno Unito. In più il suo caratterino bizzoso inizia a mettere in guardia tutti gli agenti e Korda minaccia di non rinnovarle il contratto se non si da una calmata. Recita quindi in un ultimo film in Inghilterra prima di lasciarla per un breve periodo. Si tratta di I marciapiedi della metropoli, in un ruolo diverso da solito, dove è un’artista di strada scapestrata.

Larry, anch’esso sconosciuto in America, decide di lanciarsi nella carriera cinematografica accettando il ruolo di Hethcliff nell’adattamento per il cinema di Cime tempestose. Viv, a cui è offerto un ruolo secondario che rifiuta, non sta con le mani in mano e incapace di stare lontana dal suo amato lo segue, puntando ancora più decisa al ruolo di Rossella O’Hara.

Ho già parlato di cosa fù la ricerca per l’attrice che interpretasse Rossella (Puntata 3) quindi non mi dilungo oltre. Ricordo solo che guardando Elisabetta d’Inghilterra, Myron Selznick propose la giovane e sconosciuta attrice al fratello David, già impegnato nella produzione e questi se ne innamorò, scegliendola al volo. Le riprese non sono facili. Non va molto d’accordo con Clark “alito di Scotch” Gable, il regista Cukor, il regista delle dive e delle donne per eccellenza, deve mollare e gli subentra Fleming, un macho, un duro, uno stronzo, compagno di caccia e di bevute di Gable, che la rimprovera e inveisce contro di lei (ribaltando così l’ambiente sul set. Prima era Gable a essere criticato). L’unica soddisfazione è quando ha il permesso di vedere Larry nei weekend (lui è a New York a teatro a 3000 miglia di distanza).

Ma Viv, più forte di tutto, ingoia, subisce e anzi, lavora fin oltre l’orario prestabilito pur di finire presto e correre dall’amato. Il risultato è magnifico. Lei è Rossella O’Hara, tenace, testarda, sciocca ma capace di maturare in un percorso a ostacoli che comprende anche la guerra civile. Il premio per la fatica è l’Oscar per miglior attrice protagonista nel 1940 e a beve distanza il divorzio concesso da Leigh, che fa il paio con quello concesso a Larry. La coppia può così finalmente sposarsi1.

Da attrice sconosciuta, Viven Leigh, è divenuta la star numero uno al mondo

La coppia torna in Inghilterra e Viv ottiene un nuovo grande successo con (uno dei più bei dramma-romance NDR) Il ponte di Waterloo in cui torna al fianco di Robert Taylor2. Qui interpreta Myra, una giovane ragazza che si innamora di un militare, dato poi per morto in guerra, e che diventa una prostituta durante il difficile periodo nella capitale inglese. Questo sarà anche il suo film e ruolo preferito di tutta la sua carriera.

Incapaci di trovare un film da fare assieme (lei rifiuta Orgoglio e pregiudizio, Selznick non vuole darle il ruolo in Rebecca, lui viene sostituito in Il ponte di Waterloo) si rituffano nel teatro, loro casa, trasferendosi a Broadway dove spendono tutte le loro finanze, 60 mila dollari, per produrre una propria versione di Romeo e Giulietta. Perdono tutti i soldi perchè si rivela un signor fiasco. La stampa si scagliò contro il passato peccaminoso della coppia e il presente lontano dalle truppe inglesi a casa, nel Regno Unito. Come ciliegina finale, osarono persino parlare male della recitazione e della regia.

Forse allora è meglio tornare al cinema e grazie all’amico Alexander Korda, riescono finalmente a apparire insieme nel loro primo film da sposati, Il grande ammiraglio. “Ora ti ho baciato nell’arco di due secoli” è una delle battute più famose, quando Olivier-Horatio Nelson, bacia Vivien-Lady Hamilton allo scoccare della mezzanotte dell’ultimo dell’anno del 1799.

Siamo in piena guerra mondiale e nonostante tutto ottiene un grande successo. Churchill3 lo mostrerà a Londra in un banchetto a cui è invitato anche il presidente americano Roosevelt, a cui dirà “Stiamo per vedere qualcosa che stiamo vivendo in questi giorni [la guerra]”. Il conflitto entra nella vita di tutti e anche degli Olivier. Per 4 anni tutto si ferma e loro fanno quel che possono per aiutare le truppe. Laurence diventa pilota della Royal Air Force, mentre Vivien intrattiene i giovani soldati ed è proprio durante un viaggio in Nord Africa che contrae la tubercolosi.

Il periodo non è dei più felici e sani. Sul set di Cesare e Cleopatra di George Bernard Shaw con Claude Rains, in un clima di terrore, i bombardamenti si sentono distintamente a pochi kilometri dagli studios inglesi e di ristrettezze e privazioni, Viv ha un aborto e perde il suo secondo figlio. Lo shock per la perdita e per l’ambiente di lavoro fanno venire a galla i suoi primi4 sbalzi di umore e primi segni di disturbo emozionale. Non riesce neanche più a dormire ne a stare ferma. E’ un fascio di nervi. Si arrabbia per un nonnulla, soprattutto con Olivier, e dopo poche ore non ha nessun ricordo di quello che è successo, anche se si scusa sempre e comunque, inviando fiori e lettere piene di rimorso.

Nonostante tutto la sua Cleopatra è fenomenale. Una piccola bambina furbetta e giocosa che viene trasformata dal grande Cesare in una vera regina fredda e calcolatrice. Nonostante l’età, l’attrice sembra un’adolescente in tutto. Purtroppo la malattia inizierà a divorarla proprio da questo momento e non è più vederla così tanto giovane e bella.

Il suo stato di salute frena così la sua carriera allontanandola dal cinema per altri tre anni così come dal teatro dove spesso non riuscirà a trovare ruoli adatti a lei, sia perchè di aspetto vecchio per ruoli giovani o troppo bella per ruoli da anziana. Persino il marito le preferirà un’attrice più in forma per il ruolo di Ofelia. Si prende così un breve periodo di riposo nella sua casa in campagna a Notley Abbey (ex dimora di Enrico V) nota per i tanti party con Orson Welles o Judy Garland uno dei quali sarà per festeggiare la nomina a cavaliere di Laurence Olivier. Da tutti ritenuti la coppia numero uno d’Inghilterra, all’altezza dei reali, ora lo sono ancora di più.

Tenerla ferma però è impresa ardua e così nel 1948 torna con un ruolo ambizioso. Anna Karenina nell’omonimo film di Julien Duvivier. In breve, un critico lo definì un “bellissimo fiasco”.

Torna anche a teatro con una tourneè devastante per il suo ordine psichico e fisico in Australia. Anche Olivier ne esce distrutto e dichiarerà poi a un giornalista “E’ in Australia che abbiamo perso Vivien”. I suoi cambi d’umore sono sempre più violenti e preoccupanti e Larry deve subire tutto cercando di aiutarla. Tutta la buona volontà non basta però e l’incrinazione nel loro rapporto è insanabile. Lei rimane tuttavia innamorata persa di lui, anche se è sempre stata nella sua ombra.

Il passo successivo è un ruolo che le calza a pennello, Blache Dubois in Un tram che si chiama desiderio. A teatro, l’opera di Tennesse Williams e diretta da Eliza Kazan è in cartellone da tempo immemore. Tutti ne vanno pazzi e chiaramente si pensa alla versione cinematografica. Tutto il cast è confermato, compreso Marlon Brando nel ruolo di Stanley Kowalski, ma per l’attrice principale si vuole qualcuno di più star.

Nessuno crede in Vivien, troppo british per il ruolo e soprattutto non piace a Kazan che la definisce “una con poco talento”. Eppure il ruolo dell’instabile donna che “non vuole realismo, vuole magia” finisce a lei. Kazan cambia un po’ la sua idea, ribadendo il poco talento ma dichiarandosi esterrefatto per la forza di volontà di Vivien, “camminerebbe anche sui vetri rotti se aiutasse a migliorare la sua prestazione”. La perfetta alchimia con Brando la aiutano infine a raggiungere il suo secondo Oscar, e pensare che persino Olivier le sconsigliava la parte. In effetti però non tutto va a meraviglia, come dirà in seguito, “Blache mi ha fatto uscire di senno”.

Che il ruolo abbia peggiorato la malattia è certo ma questo non scalfisce le sue doti recitative. Molti sono i testimoni della radicale e sconvolgente trasformazione di questa nervosa donna una volta salita sul palcoscenico. Potrebbe essere in stato pietoso fino a pochi secondi prima ma una volta che si va in scena, è semplicemente perfetta. Olivier ne è felice ma non ci recita soltanto insieme, ci vive proprio e non è il massimo. Si arriverà persino a usare l’elettroshock per cercare di calmarla.

Il matrimonio è a pezzi e le ultime cose insieme sono il Titus Andronicus (anche prodotto) e una battaglia contro il governo inglese per non far chiudere il St.James Theatre. Proprio quando sta per entrare in parlamento e fare un discorso, Viv, dà di matto, urlando e inveendo.

Laurence ha conosciuto un altra attrice nel frattempo di cui si è innamorato, Joan Plowright. Dopo 25 anni di amore, le viene chiesto di acconsentire al divorzio. E’ distrutta ma anche consapevole che la sua malattia è la causa di tutto. Acconsente5 perchè lo vuole lasciare libero, ma non smetterà mai di amarlo.

Un pò di felicità dopotutto arriva con la celebrazione del centennale della guerra civile americana, festeggiata con Via col vento rimesso nei cinema. Nei filmati della parata a Atlanta si nota una Vivien tirata a lucido. Merito è anche di un nuovo amore, Jack Meridale, attore anch’esso, che più che un vero e proprio compagno è un assistente che la cura e la s(o)upporta. Lei non lo sposerà mai, anche se conviveranno e sul comodino del letto terrà sempre la foto di Laurence. Il povero Jack abbozza.

L’ultima parte della sua carriera è tuttavia un tour de force. Al cinema interpreta praticamente se stessa nei film Le estati romane della Signora Stone (anch’esso tratto da una piece di Williams) e La nave dei folli di Stanley Kramer. Se la singora Stone finiva per gettarsi nello sconforto così non è per la nostra Vivien attivissima anche a teatro con tourneè in sempre in Australia con Twelfe night e a Broadway con Tovarich che le regala un Tony award.

Mentre prepara un altra parte a teatro e si trova più in forma che mai, la tubercolosi torna a far capolino e una notte se la porta via, proprio mentre Meridale è al lavoro. Informato Olivier del tragico fatto, anch’egli molto malato, corre da lei per vederla un ultima volta. In segno di rispetto, i teatri del West End tennero le luci delle insegne spente tutto il giorno.

“Esprimeva un lato della sua personalità in ogni ruolo che interpretava”, diceva una sua collega. E forse tutti quei ruoli, che doveva possedere così intensamente e conoscere e apprendere così meticolosamente le hanno intaccato la psiche. Incapace di fermarsi, di dare meno del 100%, di essere al livello del marito, Viv è diventata prima un miscuglio dei suoi personaggi e poi a fine carriera è divenuta un vero e proprio personaggio vivente. E’ proprio per questo che non morirà mai e la troverete sempre in un qualsiasi teatro o su un set, vi basterà cercare bene.

 


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