A modo mio La storia di Silvia Calderoni

Attrice romagnola di 36 anni

A modo mio Quarto appuntamento, questa sera alle 23.10 su Rai3, con A modo mio , una serie di documentari che raccontano le vite originali, le scelte umane, intellettuali, etiche ed artistiche di cinque persone che, attraverso una continua ricerca individuale, sapendosi sempre riorientare e riscoprire, sono state capaci di uscire da regole e schemi precostituiti e di gettare uno sguardo innovatore verso i rispettivi ambiti di appartenenza.

La puntata di A modo mio è dedicata alla performer Silvia Calderoni, un’attrice teatrale romagnola di 36 anni. Da piccola suo padre cercava di renderla più femminile mettendole gli orecchini e facendole crescere i capelli, secondo schemi in cui lei non si riconosceva. Fisico androgino unito ad una dolcezza e movenze femminili, nell’adolescenza si sente diversa dalle sue coetanee che vede nello spogliatoio di atletica, alle quali crescono i seni e si ammorbidiscono i fianchi. Non ha fortunatamente percepito come un difetto il suo modo di essere non comune, grazie all’aiuto del teatro, in cui ha cominciato a lavorare a diciassette anni.

Il trasferimento a Roma

Un luogo di espressione libera che negli anni ’90 vive in Emilia Romagna un momento storico di grande produzione artistica: Fanny Alexander, Teatro della Valdoca, Motus, Teatro delle Albe, erano tutti di quella zona. Silvia si trasferisce a Roma nel periodo dell’occupazione del teatro Valle e lì conosce l’amore di Ilenia e per lei si trasferisce nella capitale, al Pigneto, dove si sente pienamente a casa. Soprattutto da Tuba, un locale sull’isola pedonale del quartiere, aperto da un gruppo di femministe e lesbiche che tra le tante attività lotta contro le discriminazioni di genere e l’orientamento sessuale. Essere queer per Silvia è un’urgenza politica, è il suo stesso corpo ad essere politico, soprattutto nel momento in cui l’espressione teatrale le permette di manifestarsi nella sua integrità.


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