Pompei Gli ultimi istanti di una vittima dell’eruzione

Ancora uno straordinario ritrovamento negli scavi della Regio V

Pompei Il suo nome non lo conosceremo mai, né il suo viso. Nessuno potrebbe dire, oggi, a 1939 anni dai fatti, quale fu il suo ultimo pensiero, quale l’angoscia davanti all’inatteso risvegliarsi della montagna. Il mostro tragico che fino al giorno prima era solo una verde, amichevole presenza a ridosso della città, un elemento come un altro del passaggio attorno alla Pompei prima del 79 dopo Cristo. Quello che – con buon margine di approssimazione – possiamo sapere oggi, è che l’uomo faticava a camminare. Aveva più di 30 anni e un’infezione ossea gli rendeva la vita complicata, il movimento doloroso. In quel 24 agosto, le sue gambe non dovettero rispondere alla sua paura quando la montagna si scatenò, non subito almeno.

Il Vicolo delle Nozze d’Argento e il Vicolo dei Balconi

E così l’uomo aspettò, forse pensando che tutto sarebbe passato presto: come un brutto sogno, come un temporale estivo, uno starnuto di quelli solo un po’ più forti. Forse trovò un momento per pregare gli dei di dargli la forza di resistere, mentre intorno il suo mondo finiva, tra le fiamme. Non immaginava che quel giorno gli dei guardavano altrove, anche loro fuggiti da Pompei . Non sappiamo quanto tempo passò prima che anche lui si risolse a scappare. Trascinandosi a fatica sulle sue gambe inferme, s’immise tra il Vicolo delle Nozze d’Argento e il Vicolo dei Balconi, verso via di Nola.

I luoghi quasi non si riconoscevano, la pioggia di lapilli aveva ormai raggiunto e superato il primo piano degli edifici, e i morti già non si contavano più. Ma lui era ancora vivo, e tanto bastava a pensare d’avere ancora qualche possibilità in un giorno senza ripari. Fu così che si ritrovò investito da un fiume di fango e gas infuocati (la nube piroclastica), un’onda di morte che lo sbalzò all’indietro mentre un imponente blocco in pietra (forse uno stipite), trascinato con violenza dalla nube, lo colpiva schiacciandogli la parte alta del torace e il capo. Fu un istante, di lui si perse ogni traccia, ogni memoria. Fino ai giorni nostri.

Sono gli ultimi istanti di vita di un uomo, quelli che l’ultimo ritrovamento degli scavi di Pompei , hanno restituito agli archeologi che si stanno occupando dei nuovi scavi alla Regio V. Un luogo che di sorprese ne ha già riservate diverse. Ma questo scheletro schiacciato dal blocco di pietra, ritrovato all’incrocio tra il Vicolo delle Nozze d’Argento e il Vicolo dei Balconi, ha una potenza evocativa straordinaria, e struggente. Sono le prime osservazioni a delineare la sua morte, l’ipotesi che sia sopravvissuto alle prime fasi dell’eruzione vulcanica, e che poi si sia avventurato in cerca di salvezza lungo il vicolo ormai invaso dalla spessa coltre di lapilli dove lo hanno investito la nube piroclastica e poi il grosso blocco di pietra.

Pompei La patologia

Sono state le prime analisi eseguite dall’antropologa a identificare in quei resti senza più bracciagambe (che probabilmente si trovano sotto la coltre di lapilli) un uomo adulto di età superiore ai 30 anni affetto da un’infezione ossea.

Questo ritrovamento eccezionale, – afferma Massimo Osanna, direttore generale del Parco Archeologico di Pompei  – rimanda al caso analogo di uno scheletro rinvenuto da Amedeo Maiuri nella casa del Fabbro e oggetto di recente studio. Si tratta dei resti di un individuo claudicante, anche lui probabilmente impedito nella fuga dalle difficoltà motorie e lasciato all’epoca in esposizione in situ. Al di là dell’impatto emotivo di queste  scoperte, la possibilità di comparare questi rinvenimenti, confrontare le patologie e gli stili di vita, le dinamiche di fuga dall’eruzione, ma soprattutto di indagarli con strumenti e professionalità sempre più specifiche e presenti sul campo, contribuiscono ad un racconto sempre più preciso della storia e della civiltà dell’epoca, che è alla base della ricerca archeologica.”

Tutto lascia pensare che i nuovi scavi della Regio V, condotti nell’ambito del cantiere di messa in sicurezza previsto dal Grande Progetto Pompei , riserveranno ancora sorprese. Le indagini archeologiche in corso sono ora accentrate nell’area del cosiddetto “Cuneo“, tra la casa delle Nozze d’Argento e la casa di Marco Lucrezio Frontone.


Le foto presenti su Stravizzi.com sono state in larga parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla nostra redazione italiana - indirizzo e-mail redazione@stravizzi.it, che provvederà prontamente alla loro rimozione .