Le Fiamme del Pool …sulle tracce dei tesori di cosa nostra

Per commemorare la Giornata della legalità anniversario della strage di Capaci

Pool

Sarà proiettato in prima alle 17 di oggi nell’Aula Magna del Palazzo di Giustizia di Palermo, ci auguriamo di poterlo vedere proiettato nelle scuole di ogni d’Italia e magari in tv. Parliamo di “ Le Fiamme del Pool….sulle tracce dei tesori di cosa nostra ”, il documentario realizzato dal Comando Regionale Sicilia della Guardia di Finanza che racconta di quella squadra di finanzieri lavorò gomito a gomito con i magistrati del pool antimafia diretto da Antonino Caponnetto. L’occasione della proiezione è quella ” Giornata della legalità ” che ogni 23 maggio ricorda l’anniversario della strage di Capaci nella quale morirono il giudice Giovanni Falcone, con la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta.

Il video, al quale ha collaborato la FondazioneFalcone prende le mosse dalla Palermo del 1983: una città insanguinata da una mattanza che sembra senza fine. In un momento in cui c’era ancora chi negava l’esistenza del fenomeno mafioso, Giovanni Falcone intuisce la “dimensione unitaria di cosa nostra” e soprattutto  che per fermare le cosche bisogna cercare innanzitutto i soldi e gli affari. In questo modo ottiene che una squadra di finanzieri dell’allora Nucleo Regionale di Polizia Tributaria lavori a fianco del pool, nel bunker dell’Ufficio Istruzione, per ricostruire le connessioni fra boss, clan e insospettabili complici che emergono da una montagna di assegni appena sequestrati.

Segui il denaro troverai la mafia

Come ricorda Maria Falcone, la sorella del giudice: «In quei giorni nacque il motto: “Segui il denaro, troverai la mafia”. Ancora oggi un punto di riferimento per una lotta fondamentale nel nostro Paese». Ma all’inizio le difficoltà sono tante: in una intervista del tempo, Paolo Borsellino sottolinea come in quei difficili anni Ottanta il pool non avesse a disposizione neanche un computer.

I finanzieri della squadra, con il supporto di Giovanni Paparcuri, storico collaboratore giudiziario dei magistrati del pool, iniziarono a catalogare ogni assegno, ogni traccia, e poco a poco nacque una grande mappa criminale che orientò le indagini. «Riuscimmo finalmente a trovare connessioni fra persone fino a quel momento impensabili», ricorda il giudice Leonardo Guarnotta, uno dei componenti del pool antimafia. E poi il racconto dei giudici istruttori Giuseppe Di Lello, Ignazio De Francisci e Gioacchino Natoli a spiegare come evidenziano come la certosina attività dei finanzieri abbia permesso di fare luce sulle rotte del denaro frutto dei traffici illeciti.

Ottennero risultati allora impensabili, come quando l’allora capitano Ignazio Gibilaro, oggi Comandante Regionale Sicilia della GdF, venne inviato al confine tra Italia e Svizzera per acquisire i documenti relativi agli investimenti di Vito Ciancimino nelle banche elvetiche.

«Raccontare quei giorni vuol dire ripercorrere la nascita di un metodo di investigazione ancora oggi attualissimo», dice il Generale Sebastiano Galdino, Comandante Interregionale dell’Italia Sud-Occidentale della Guardia di Finanza. Concorda Matteo Frasca, Presidente della Corte d’Appello di Palermo che rimarca l’attualità dell’intuizione di Falcone nel contrasto dell’attuale minaccia mafiosa, connotata da risvolti economici transnazionali.


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