Bernardo Bertolucci a Stravizzi parla di Ultimo tango a Parigi

Nell’occasione del restauro della pellicola e del ritorno nelle sale della versione integrale

Bernardo BertolucciE’ il film più visto, più discusso, più controverso della storia del cinema internazionale. È Ultimo tango a Parigi il capolavoro di Bernardo Bertolucci del 1972, che torna nelle sale il 21/22/23 Maggio in versione integrale e in lingua originale, grazie al restauro realizzato dal suo autore della fotografia Vittorio Storaro con il Centro Sperimentale di Cinematografia.

Un film che in Italia all’epoca scatenò reazioni da caccia alle streghe che portarono alla confisca delle copie e ad una condanna per “esasperato pansessualismo fine a se stesso”  per Brando e Bertolucci ( che allora aveva 31 anni) per cui costò anche una condanna e 5 anni di interdizione dai diritti civili.

Il restauro ha riportato alla luce la straordinaria atmosfera di un film, in cui niente è scandaloso, in cui la forza, la violenza delle parole, di quel sesso simile al dolore, è ancora così forte, importante, e dove l’interpretazione di Marlon Brando in vero stato di grazia, bello, dolente e di Maria Schneider, fresca, istintiva e così giovane, è ancora credibile, coinvolgente. Noi lo amiamo molto.

A cominciare dall’incipit, forse fra i più conosciuti nel mondo

Parigi. Lui, cappotto di cammello, capelli brizzolati, un viso attraente ma triste,  si attarda sotto il ponte della metro di Bir Akeim: lei, cammina sfrontata con il suo enorme cappello nero, gli stivali di cuoio, il cappotto con il collo di pelliccia, superando quell’uomo che attira per un momento la sua attenzione. 

Bernardo Bertolucci «Sono molto contento del restauro – ci ha raccontato, visibilmente emozionato dopo la visione del film al Bif&st di Bari dove Ultimo Tango a Parigi è stato presentato in anteprima mondiale – La luce ha ritrovato i colori dei quadri di Bacon a cui il film è ispirato. C’era una mostra a Parigi e prima di iniziare il film ci portai Storaro e anche Brando. Quelle persone, nude, solitarie, ci hanno influenzato molto. Il film è invecchiato bene, anche se oggi avrei ridimensionato la parte con Jean- Pierre Leaud, il fidanzato di Jeanne, che è ridondante. Per me era un omaggio alla nouvelle vague

Il grande Marlon Brando. Come l’ha scelto?

Bernardo Bertolucci «Avevo pensato prima a Jean Paul Belmondo che rifiutò perché non voleva recitare nudo, poi ad Alain Delon che accettò ma a condizione di diventare produttore del film cosa che rifiutai  perché avrebbe condizionato la mia libertà, poi qualcuno mi parlò di Brando. Ci incontrammo a Parigi. Ero molto intimidito. Gli parlai della storia. Alla fine mi disse solo che non vedeva l’ora che finissi di agitare il mio ginocchio. Ci rincontrammo a casa sua a Los Angeles e accettò. Ma la Paramount lo considerava un attore finito, ( il Padrino era ancora al montaggio) non lo voleva, così decisi di cambiare produttore

Brando in Ultimo tango a Parigi è immenso. Si dice che non avesse memoria

Bernardo Bertolucci «Non studiava il copione, non faceva letture. Nella scena del monologo davanti alla moglie morta, aveva il testo scritto sul gobbo. Gli serviva il via poi andava a braccio, ed era emozionante stare a vedere come montava la scena, la sua gestualità, lo sguardo. Alla fine penso che non fosse un difetto di memoria ma il suo metodo di approccio al personaggio. Era incredibile. Poi all’epoca quei 20 anni in più mi sembravano tanti, pensavo fosse anziano, rivederlo adesso mi ha fatto rendere ancora più conto di quanto fosse bello e potente.»

Com’era il rapporto fra Maria Schneider (19 anni all’epoca) e Brando?

Bernardo Bertolucci «Brando era comprensivo con Maria, paterno, gentile. Le dichiarazioni che lei ha fatto qualche anno fa sono state strumentalizzate. Si è sentita manipolata, e per questo le ho chiesto scusa, perché la famosa scena del burro non era nel copione. Fu un idea di Brando che mi consigliò di avvisarla due minuti prima di girare per fare in modo che la sua reazione fosse più naturale. Si è parlato addirittura di violenza. E invece non c’è stato mai nulla che potesse ferire e far del male a Maria sul set

Ha scoperto molti giovani attori che poi sono diventati delle star: Liv Tyler, Keanu Reeves, Eva Green

«Per me gli attori sono molto preziosi, non sono degli interpreti e basta e infatti ho scelto sempre le persone giuste. Se vedo del mistero, dei segreti, questo mi spinge a scegliere. È una specie di esplorazione


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