Anche Superman può morire

Uno dei più famosi suicidi avvenuti a Hollywood quasi 60 anni fa

Superman La mattina del 16 giugno 1959 Hollywood si svegliò con una terribile notizia: l’attore George Reeves, il Superman televisivo, si era tolto la vita durante la notte, tra l’una e le due, con un colpo di pistola alla tempia nella camera da letto al secondo piano della sua dimora a Benedict Canyon.
I più sconvolti furono i bambini, convinti, e come potrebbe essere diversamente, che Superman fosse immortale, che avrebbe sempre vinto contro tutto e tutti e che neanche un colpo di cannone avrebbe potuto scalfirlo. La serie televisiva sulla doppia vita di Clark Kent era un vero e proprio successone da qualche anno, dal 1952 per essere precisi, e aveva prodotto anche un paio di spin off e un film a parte. Gli ascolti erano in costante ascesa fino a quando, come tutte le cose, ha avuto la sua discesa e la cancellazione dopo quasi 7 anni di mandata in onda.
 
Quello che successe realmente quella sera è ancora avvolto nel mistero. La teoria che circolava nei primi giorni dopo la morte era quella che Reeves fosse depresso e che la mazzata decisiva alla sua voglia di vivere l’avesse data la notizia della cancellazione del telefilm. Reeves, un marcantonio di 190cm, fisico da pugile e sguardo piacione, aveva iniziato la sua carriera nel 1939 con una piccola comparsata in Via col vento (è uno di quelli che cerca di strappare un ballo a Rossella a le dodici querce). Per i successivi 11 anni la sua carriera navigò nel più totale anonimato tra piccole particine in film più o meno dimenticati.
 

Superman Con gli anni 50 arrivò la sua fortuna

 
Prima di tutto la TV portò nuovi sbocchi lavorativi e poi ebbe qualche chances di farsi notare con altri ruoli secondari in film come Da qui all’eternità, Gardenia BluRancho Notorious. Il grande balzo glielo fece fare tuttavia proprio Superman.
Quello e la conoscenza a un party di una certa signora. Reeves era sempre alla ricerca di fama e di scatti insieme a grandi star nei locali più alla moda di Hollywood. Durante uno di questi tentativi, incontrò Toni Mannix, più vecchia di lui di 8 anni. La Mannix, nata Camille Bernice Froomess, era stata una delle Zigfield Follies ed era approdata a Hollywood per il film MGM  The Great Ziegfeld del 1936. Qui conobbe Eddie Mannix e dapprima divenne sua amante e in seguito moglie. Mannix era uno dei produttori esecutivi tra i più importanti della MGM. Per usare un po’ di francesismo era un vero stronzo ma nonostante fosse a conoscenza di tutte le scappatelle della giovane moglie, gliele concedeva tutte chiudendo un occhio. Anzi, se poteva, aiutava pure questi spasimanti che la rendevano felice.
 

Arrivò il turno di George quindi e il successo fino alla tragica dipartita

 

Fin qui sembrerebbe tutto normale. Un’attore giunto alla fama dopo il nulla per tanti anni, si vede cancellata la sua fonte di soddisfazione e in un gesto estremo si toglie la vita. Ma non è tutto così semplice, soprattutto se si sono notati alcuni particolari della sua vicenda e se si va a scavare a fondo. Reeves era profondamente depresso, ma non per la cancellazione di Superman , bensì a causa proprio di quel ruolo, calcato così a lungo. George era un uomo ambizioso, voleva diventare una star al livello di Gable o di altri, eppure si era ritrovato a intrattenere i bambini con un tutone e un mantello per ore e ore di trasmissione televisiva, la cugina sfigata del cinema. Allora fu questo a portarlo a suicidarsi? Probabilmente no, dato che si era appena liberato dalle catene e poteva ricominciare una nuova “vita” su schermo.

Superman Già ricominciare, dopo che tutta America ti ha visto come Superman Clark Kent ogni giorno nel proprio salotto. Come potevi essere credibile in altri ruoli? Come potevi convincere i produttori della tua versatilità? D’accordo, allora fu questo il motivo, quello iniziale. No, forse, non so, nessuno lo sa, ma non passò molto tempo da quella notte che incominciarono a nascere nuove teorie. Qualcuno l’ha fatto fuori.
Prima di puntare il dito, ripercorriamo la suddetta serata-nottata. In casa con lui quella sera c’erano la sua fidanzata Leonore Lemmon, William Bliss, lo scrittore Richard Condon e la sua vicina Carol Van Ronkel. Durante la giornata Lemmon e Reeves litigarono, lo facevano spesso, in presenza di Condon. In seguito George andò ad allenarsi per tutto il pomeriggio e tornò a casa la sera, per andarsi a coricare. Poco dopo entrarono in casa gli ospiti menzionati sopra e diedero il via a un party improvvisato. Reeves si svegliò, si lamentò del baccano ma rimase un po’ con loro, bevve un bicchiere e si ritirò di nuovo, di cattivo umore.

Poco dopo si sentì un colpo di pistola singolo provenire dal piano di sopra e un grosso oggetto cadere per terra. Bliss fu il primo a correre di sopra dove vide Reeves a terra senza vita, a fianco del letto, una luger 9mm nelle vicinanze e uno schizzo di sangue sulla parete.

La polizia venne chiamata con un ora di ritardo

 
Sul perchè ci furono risposte vaghe date alla polizia: erano shockati, erano ubriachi, l’ora era tarda (??). La Lemmon si lasciò scappare, o forse venne solo frainteso dalla stampa, un “Andò a dormire dicendo ‘Adesso mi sparo un colpo’” .
La faccenda si infittisce, soprattutto dopo una dichiarazione alla polizia di Fred Crane, non presente quella sera e amico di lunga data di Reeves. Crane disse che Bliss gli raccontò come andò veramente. Erano tutti al piano di sotto, tranne la Lemmon. Quando si sentì partire il colpo, la donna scese di corsa le scale gridando “Dite che ero qui giù con voi, dite che ero qui giù con voi!“.
Le testimonianze di tutti i presenti erano una diversa dall’altra e piene di errori o incongruenze. Quando la polizia esaminò il luogo del delitto -a parte trovare due fori di pistola nel pavimento, coperti da un tappeto- determinò che Reeves si era tolto la vita con la luger.

La faccenda puzzava troppo e diverse teorie presero corpo

Una fu quella che vedeva la Lemmon come colpevole, o per volontà, gli sparò durante l’ennesimo litigio, non ne poteva più degli sbalzi di umore di un attore finito, o per un fatale incidente, mentre litigavano per la pistola. Che la donna fosse in qualche modo coinvolta, anche solo come testimone diretta, non c’è dubbio, ma la polizia non la incriminò in seguito.
Che Reeves si sia suicidato puntandosi la pistola alla tempia non è mai stato accertato al 100%. Prima di tutto non c’erano tracce, neanche una, di impronte sulla pistola e la polizia notò che era stata lucidata da poco tempo. Secondo, non venne ritrovata nessuna traccia di polvere da sparo sulla pelle di George, quindi, la pistola si sarebbe trovata a una certa distanza e non a contatto. Nessuna delle due cose però esclude o conferma il suicidio o l’omicidio.
Ulteriori teorie riguardano i Mannox. Una vorrebbe Toni come colpevole, perchè stanca di essere tradita con la Lemmon, più giovane, e essere stata messa da parte dopo averlo aiutato così tanto. Un altra vuole che  Eddie avesse assunto un killer per far fuori Reeves, perchè da tempo la moglie tornava a casa distrutta e in lacrime. Hum…poco credibile. L’unica cosa certa è che la luger venne regalata a Reeves da Toni, per difendersi dai malintenzionati. Oltre alla pistola, negli anni, gli regalò una casa e una macchina.

La madre di Reeves, Helen Bessolo, non rimase mai convinta del suicidio del figlio e assunse l’avvocato Jerry Giesler e la Nick Harris Detective Agency. Il detective Milo Speriglio, ex dell’agenzia, prese infine il caso, montando uno scandalo sulle prime pagine dei giornali dichiarando con certezza che Reeves fosse stato ucciso. Tuttavia finì tutto in un nonnulla.
Con alta probabilità Reeves si tolse la vita, ma alcune testimonianze, la stampa insieme al detective Speriglio e qualche retroscena intorbidirono una storia chiara fin dal principio.
Nei decenni successivi, cinema, tv, stampa e letteratura hanno tutti dato una propria visione di come siano andate le cose, accusando con ferma certezza una persona piuttosto che un altra. Ultima accusa in ordine cronologico è quella del 1999 da parte del giornalista Edward Lozzi, venuto a sapere da un prete che nel 1983, poco prima di morire di alzheimer, Toni Mannox gli confessò che lei avrebbe ucciso Reeves e che erano anni che soffriva per questo suo peccato.
Se volete saperne di più, vi consiglio il film Hollywoodland, con Ben Affleck e Adrien Brody dove vengono ripercorse tutte le possibili teorie e se ne avanza infine una precisa.

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