Limonov in Italia presenta l’autobiografia

Sabato 12 appuntamento con Limonov al Salone del LIbro

Limonov La biografia romanzata che Emanuel Carrère gli ha dedicato (Limonov – Adelphi 2012), lo ha reso celebre al mondo e lasciato nei lettori, dopo 356 pagine, il sapore amaro di non averci capito nulla. Nulla di lui, dello stra-ordinario Emanuel Limonov , 75 anni di vita a perdifiato, il cui fascino sta proprio nell’inafferrabilità. Chi è Limonov ? Diciamo chi è stato, ad uso di chi non avesse avuto l’avventura di conoscerlo dalle pagine dell’autore francese tradotto in 35 lingue, anzi lasciamolo dire proprio a Carrère: «E’ stato teppista in Ucraina, idolo dell’underground sovietico, barbone e poi domestico di un miliardario a Manhattan, scrittore alla moda a Parigi, soldato sperduto nei Balcani; e adesso, nell’immenso bordello del dopo comunismo, vecchio capo carismatico di un partito di giovani desperados (il partito Nazional-Bolscevico ndr). Lui si vede come un eroe, ma lo si può considerare anche una carogna: io sospendo il giudizio».

C’è altro da aggiungere?

Sì: Limonov è stato anche dissidente in URSS ma anche in Occidente, omosessuale per caso ma anche grande amatore di donne, carcerato, comunista e anticomunista, è stato pro, ma soprattutto contro. Un uomo alla ricerca perenne e vana di qualcosa che potesse assomigliargli.

La novità di questi giorni è che Limonov , quello originale, è in Italia per il tour promozionale di “Zona industriale“, il libro di memorie pubblicato in Italia da Sandro Teti editore. Sabato 12, chi vorrà potrà incontrarlo al Salone del Libro di Torino, quindi andrà a Milano il 14 maggio, a Ferrara il 16 e a Firenze il 17 maggio. E la curiosità cresce, Limonov rinnega il ritratto che di lui ne fa Carrère e dice all’Ansa: «E’ una sua opera. Non deve piacermi. Carrère mi ha visto così, io non mi vedo come mi descrive, ma non è importante perché lui per me ha fatto una gran cosa. Mi ha presentato al pubblico di massa. Ha avuto un successo strepitoso e impensato per lo stesso Carrère e dunque per me».

Proprio per chi ha letto il best-seller di Emanuel Carrère l’autobiografia di Limonov rappresenta il dovuto completamento. E così questa volta è proprio lui a raccontare gli episodi più rilevanti della propria vita, prevalentemente dopo la sua scarcerazione, nel 2003. E poi le sue donne: la ventenne Nastja, che lo aveva atteso durante la reclusione; gli incontri occasionali e poi il quinto matrimonio, con l’attrice, di trent’anni più giovane, Ekaterina Volkova, la madre dei suoi due figli; e quindi la rabbiosa relazione con la spogliarellista Magdalena.

Limonov , nato e cresciuto nella “zona industrialesocietica, in parallelo alle sue vicende, narra ciò che in questi decenni è cambiato “i nipoti degli operai delle fabbriche che affittano i propri appartamenti alla borghesia postsovietica e si trasferiscono in periferia, le vie del quartiere che si trasformano, riempiendosi di auto di grossa cilindrata, negozi e uffici“.

Un cenno biografico

Eduard Limonov (Dzeržinsk, Urss, 1943) è scrittore, poeta, saggista, giornalista e già leader politico. Dopo una giovinezza in Ucraina e quindi a Mosca nel 1974 emigra negli Stati Uniti. Nel 1982, deluso, lascia New York per Parigi, per poi fare ritorno in Russia nel 1992, subito dopo la caduta dell’Urss. Molto attivo nell’arena politica postsovietica, ha sposato un’ideologia particolarmente radicale che lo ha portato a scontare diversi periodi di reclusione. Tra le opere pubblicate in italiano:  Il poeta russo preferisce i grandi negri (Frassinelli, 1985) e Diario di un fallito (Odradek, 2004).


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