Milano l’immaginario del ’68 a tutto campo

Mostre, film, concerti e party per rievocare quei formidabili anni

'68 In questo anno che ne celebra il mezzo secolo, molto è stato detto del ’68 , ma moltissimo resta da dire. La premessa è d’obbligo: il ’68 non durò dodici mesi, ma parecchio di più. Diciamo che la parabola è stata lunga almeno 10 anni, in un concatenarsi di eventi che è impossibile considerare separatamente, ma volendo escludere l’analisi sociologica e politica, che è discorso lungo, complesso e alquanto scivoloso, tanto da candidare la “rivoluzione fallita” nell’albo degli irrisolti della storia italiana; guardiamo invece a quello che ’68 e dintorni rappresentano nell’immaginario.

Quali di quelle tendenze hanno fatto epoca, quali gusti hanno caratterizzato il tempo

Perchè il ’68 (e oltre) fu musica, tanta musica; e film immortali. Fu una moda scevra dalla rigidità dei canoni che nel nome della libertà finì per imporne semplicemente altri; e poi fu sperimentazione, a tutto tondo, nell’arte come nel teatro. Il ’68 fu insomma nuovi linguaggi, in estrema sintesi fu immaginazione. Una fantasia che non riuscirà mai ad andare al potere, citando uno dei più celebri slogan del tempo, ma che fornirà le basi alla contemporaneità. Come in molti amano citare in questo anno di celebrazioni, figli dell’immaginario 68ino erano quei ragazzi che in un garage di Palo Alto programmarono di cambiare il futuro attraverso i computer. Era il 1976 i loro nomi erano Steve Jobs e Steve Wozniak. A ispirare il logo del loro marchio, fu neanche a dirlo la Mela dei Beatles, ma questa è davvero un’altra storia.

Nella Milano delle fabbriche e dei teatri, dei Licei e delle Università, nella Milano già capitale economica e creativa dell’Italia come si vissero quegli epici anni? E’ quello che prova a sondare, in un contesto molto più ampio dei confini cittadini, il palinsesto che tra cinema, teatro, mostre, concerti e incontri sino alla fine del mese si dipanerà in diverse location milanesi. Titolo:  “1968-78 ITALIAN BOX OFFICE”.

Il ‘68 è stato un anno cruciale – ha dichiarato l’assessore alla Cultura del Comune di Milano Filippo Del Corno in occasione della presentazione –, non solo per quanto è accaduto lungo i suoi 12 mesi, ma anche per quello che ha germinato in termini sociali, politici e culturali, pervadendo buona parte del Novecento Italiano. Il programma coinvolge importanti istituzioni della città, così come le aveva coinvolte nel ’68 , propone iniziative tra loro complementari nello sguardo e coerenti nell’approccio, capaci di dare, a chi c’era e a chi non c’era, gli strumenti per comprendere le ragioni e le conseguenze di un anno fondamentale della nostra storia recente”.

'68 19 film che hanno fatto la storia

Per raccontare quegli anni cruciali attraverso il cinema, la Fondazione Cineteca Italiana ha scelto 19 titoli proponendoli in una rassegna (3-9 maggio) al Cinema Spazio Oberdan. 1968 – 1978 dieci anni di pellicole che hanno totalizzato pubblico inimmaginabile oggi. I classici internazionali come “Il laureato”, “King Kong”, “Guerre Stellari”; grandi titoli che ridefiniscono i generi, come “2001 odissea nello spazio”, “Giù la testa”, “I ragazzi del massacro”, “Requiescant”. Le sperimentazioni d’autore, vedi Jodorowski (“La montagna sacra”), Ken Russsel (“I diavoli”), Carmelo Bene (“Nostra signora dei turchi”), poi l’ineguagliato musical “Jesus Christ Superstar”. E poi una parentesi che rimanda alla Milano di quegli anni: la città operaia del “Romanzo popolare” di Monicelli; quella dei giovani che volevano cambiare il mondo del documentario di Felice PesoliPrima che la vita cambi noi“, ma anche la città trasfigurata de “I cannibali” ( di Liliana Cavani). E poi il racconto di un evento simbolico, lo storico happening del 1976 al Parco Lambro rivissuto nel documentario “Nudi verso la follia”. Il Festival del Proletariato Giovanile fece scandalo tra i benpensanti, ma resterà emblema di quegli anni.

Gli approfondimenti

Per chi volesse saperne di più il programma di “1968-78 ITALIAN BOX OFFICE”, prevede  incontri con alcuni testimoni dell’epoca, dal musicista Franco Fabbri al professor Alberto Martinelli (professore Emerito di Scienza politica all’Università degli Studi di Milano), dalla regista e anima del Teatro Franco Parenti Andrée Ruth Shammah, al direttore della programmazione del Cinema Spazio Oberdan Enrico Nosei, che presenterà un estratto del mitico filmHelga”, assoluto campione di incassi nel 1968 e oggi non più reperibile nel nostro Paese.

Gioia e Rivoluzione: La musica ribelle

Dieci anni di musica ribelle, musica tutta italiana quella che si potrà “vedere” sino al 27 maggio, nel foyer del Cinema Spazio Oberdan, per la mostra fotografica “Gioia e rivoluzione”, curata da Roberto Manfredi e Luca Rossi e prodotta da Tvm Media. Musica da vedere dunque, quella delle immagini e delle copertine dei dischi firmate da noti fotografi, art director e artisti. Qualche nome? Cesare Monti, Renzo Chiesa, Guido Harari, Gianni Sassi, Mario Convertino, Ivan Cattaneo, Gabriele Amadori. Immancabile, una sezione densa di foto e articoli, dedicata al Festival del Parco Lambro del 1976. Un focus è dedicato a Cesare Monti, al secolo Cesare Montalbetti, autore di alcune delle copertine più iconiche del tempo, scomparso nel 2015. “68-78 The Wall: Cesare Monti”, è l’installazione di tre metri e mezzo di lunghezza che racchiude in un’unica opera tutte le sue copertine: da “Rimini” di De André a “Non farti cadere le braccia” di Edoardo Bennato a “Il mio canto libero” di Lucio Battisti.

'68 “Al cinema con l’Eskimo”

La curiosità della rassegna cinematografica che dall’11 al 25 maggio si terrà al MIC – Museo Interattivo e l’ingresso gratuito per tutti gli spettatori che si presenteranno con dress code sessantottino. Il titolo della rassegna “Al Cinema con l’Eskimo”, evoca non a caso il capo d’abbigliamento simbolo dei giovani contestatori. Proiettati sulla terrazza museo, cinque film che hanno interpretato quel tempo nei modi più diversi e originali. Il lungometraggio di Nanni Moretti,Io sono un autarchico” (1976); il grande capolavoro antimilitarista di Robert Altman,M.A.S.H.” (1970); “Easy Rider” (1969) di Dennis Hopper, film icona del movimento hippie; la commedia surreale  “Il dormiglione” (1973) di Woody Allen e, infine, l’esilarante “Hollywood Party” (1968), di Blake Edwards con uno strepitoso Peter Sellers. A latere anche una “Festa d’estate” con dress code a tema per ballare quelle canzoni che hanno segnato quell’epoca.

Il 68 di Milano

Dal 17 maggio al 14 luglio, allo Scalone Monumentale della Sala del Grechetto nella Biblioteca Sormani, è allestita la mostra “Milano68. Contestazione e industria culturale”, a cura di Fausto Colombo. La creatività e la ribellione che si respiravano in città, rivivono attraverso l’esposizione di giornali, riviste, prodotti dell’editoria alternativa e indipendente, volantini, dischi, partiture, canzoni, locandine.

Il ’68 a Teatro

Dal 26 al 28 maggio l’appuntamento è al Teatro Franco Parenti con tre proiezioni speciali. Lo sperimentaleNostra signora dei turchi” di Carmelo Bene; il documentario “Prima che la vita cambi noi” di Felice Pesoli; infine l’avventura mistica de “La montagna sacra” di Alejandro Jodorowsky.


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