Lo scheletro del ragazzo ritrovato a Pompei Scienziati al lavoro

Dai resti delle Terme Centrali si spera di ricavare informazioni utili sui pompeiani di 2mila anni fa

scheletro La notizia dello scheletro del bambino di 7 anni nel complesso delle  Terme Centrali degli Scavi di Pompei ha fatto il giro dei media come “ritrovamento straordinario” sia per la casualità della scoperta, avvenuta nel corso di un intervento di restauro del complesso termale, sia per la collocazione inusuale del corpicinorispetto alla stratigrafia vulcanica del 79 d.c“. che tradotto, significa che il piccolo, mentre era in fuga dalla furia del Vesuvio, si era riparato al coperto e qui, nell’edifico termale, era stato investito da quel micidiale flusso piroclastico – un miscuglio di fango e lava bollenti – penetrato da una finestra. Un sarcofago naturale, che ha permesso allo scheletro di conservarsi per duemila anni pressoché completo ad eccezione di una porzione del torace destro, della mandibola e di parte degli arti superiori e inferiori.

Il DNA

Come per i celebri calchi, ricavati colmando col gesso l’impronta dei corpi rimasti imprigionati nella lava, non c’è nulla che evochi la morte e la tragedia meglio di questi resti, che forse in altri tempi – quando la retorica non era così malvista – ci avrebbero trasmesso un monito sulla caducità della vita. E forse impietosito. Oggi, il ritrovamento di quello scheletro è quasi una benedizione per la comunità scientifica il cui obiettivo, è innegabilmente andare a guardare “dentro” il DNA del fanciullo, con la speranza che sia integro. A breve, dovranno provvedervi gli scienziati del dipartimento-di-medicina-molecolare-e-biotecnologie-mediche dell’Università Federico II di Napoli.

scheletro Intanto sono partite le indagini preliminari. I resti sono stati portati al laboratorio di ricerca applicata del Parco Archeologico di Pompei dove gli antropologi effettueranno un primo screening della stato di salute del bimbo, per poi indirizzare le successive indagini esterne sul DNA.

L’età del bambino

Come spiegano da Pompei, in questa prima fase, ci saranno misurazioni delle ossa e valutazioni di impronte muscolari sulle scheletro , per valutare quali attività fisiche compiva il ragazzo (trasporto pesi, deambulazione ecc.), quindi, «incrociando la misura della lunghezza delle ossa con le analisi dello sviluppo dentario sarà possibile determinare con maggiore precisione l’età del bambino, al momento stabilita tra i 7 e gli 8 anni. Ulteriori informazioni potranno riguardare eventuali patologie rilevabili, considerato che non tutte le malattie sono identificabili sulle ossa. Non sarà invece possibile in questa fase stabilire il sesso dell’individuo, in quanto i caratteri di dimorfismo tipicamente maschili o femminili non son ancora definiti in età infantile. Tali determinazioni saranno possibili solo in un eventuale seconda fase di analisi sul DNA, qualora si presenti in un buono stato di conservazione».

scheletro «Le indagini sui resti della piccola vittima delle Terme Centrali – spiega il responsabile del Laboratorio di Ricerche Applicate, Alberta Martellonesaranno fondamentali per ricostruire la composizione e lo stato di salute degli abitanti di Pompei nel 79 d.C. I risultati che ne deriveranno potranno fornire un ulteriore contributo alla conoscenza della storia della città prima che l’evento eruttivo del 79 d.C. la cristallizzasse. Normalmente i dati antropologici che ci pervengono dalla storia sono relativi a individui, deceduti per morte naturale e ritrovati nelle sepolture delle necropoli. Nel caso unico di Pompei ci troviamo di fronte, invece, a resti umani di individui nel pieno della loro vitalità, morti  a causa di calamità naturali, quali l’eruzione. Le analisi su tali resti consentono di aprire uno spaccato sulla popolazione vivente dell’epoca, che in nessun altra situazione sarebbe stato possibile». Strano destino, morire a 7 anni per poter raccontare la vita, 2000 anni dopo.


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