La Venere di Morgantina Una bellezza dal passato rocambolesco

Una delle bellezze celate del nostro Bel Paese

MorgantinaSono tante le opere del nostro Bel Paese che attraggono milioni di visitatori tutto l’anno, ma altrettanti sono i tesori sconosciuti.

La Venere di Morgantina è una di questi.

Dall’America all’Italia

Esiste una statua, in un paese piccolo piccolo in mezzo alla Sicilia, che ha un bagaglio storico intricato e rocambolesco tanto quanto quello della Gioconda. Si tratta della Venere di Morgantina, una scultura proveniente da uno scavo clandestino, conservata presso il Museo Archeologico di Aidone (EN).

Agli inizi degli anni ’80, la scultura oltrepassò il confine svizzero senza nessun ostacolo; Renzo Canavesi si occupò di venderla a Robin Sykes – il quale avviò le trattative con il Getty Museum di Los Angeles. La statua fu rivenduta al Getty nel 1986 e venne esposta nelle sue sale come uno dei reperti più importanti. Proprio per questo non si scorgeva la minima speranza che l’opera potesse essere restituita e riportata  “a casa”.

La scultura è rimasta in territorio americano per circa 30 anni. Il 5 marzo del 2001, il Tribunale di Enna condannò il ricettatore della Venere a due anni di reclusione, dando vita al primo caso di applicazione di una sanzione per l’esportazione clandestina di un reperto archeologico.

Solo dopo un lungo inseguimento giudiziario da parte del Ministero dei Beni Culturali e la partecipazione attiva e spassionata della comunità aidonese, la Dea fu restituita all’Italia il 17 marzo 2011.

Vittorio Sgarbi e il tour della Venere

Vittorio Sgarbi, ormai ex assessore ai beni culturali della Sicilia, voleva dare il via ad un tour d’honneur a Palermo e Roma, per rendere la scultura più famosa sul mercato artistico. Questo però ha suscitato malcontento tra la popolazione aidonese e anche tra alcuni esponenti dell’equipe archeologica di Morgantina.

Il professore e archeologo Malcolm Bell (Università della Virginia) è fermamente contrario allo spostamento della Dea. Infatti ha affermato che sia meglio adottare un’efficace campagna pubblicitaria e migliorare la viabilità, piuttosto che lasciare che le bellezze del territorio siano esaltate altrove e non nei loro luoghi di origine.

Forse è proprio questo uno dei problemi principali del Mezzogiorno. Sarebbe bene smettere di credere che esistano musei, città o “luoghi altri” migliori, cercando di rafforzare i punti deboli di una delle regioni più ricche e belle d’Italia.

 

 

 

 

 


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