Martin Freeman

Sono stato un ragazzino sbruffone

Martin FreemanIl nome può non essere così famoso ma la faccia si, perché Martin Freeman , fra i tanti ruoli, è stato Il dolce Lo Hobbit nella trilogia di Peter Jackson,  che raccontava la storia prima del Signore degli anelli e l’arguto e fedele dottor Watson nell’amatissima e popolare serie Sherlock.

Oggi, l’attore inglese, dai modi aristocratici, è felice di presentare a Roma Ghost Stories, (da giovedì 19 Aprile al cinema) una insolita storia di fantasmi, tratto dall’omonimo spettacolo teatrale,  firmata dal duo di registi Jeremy Dyson e Andy Nyman, in cui interpreta un docente di psicologia che riceve una misteriosa lettera in cui sono indicate informazioni importanti su tre casi rimasti irrisolti. Il professore scoprirà inquietanti risvolti che mineranno la sua razionalità mettendolo di fronte a inspiegabili avvenimenti soprannaturali.

Martin Freeman «Ho voluto fare questo film perché fin da piccolo ho amato tutto ciò che faceva davvero paura, da Frankenstein a l’Uomo Lupo – racconta – Sono cresciuto leggendo le storie di fantasmi. Non so se succede lo stesso qui da voi, ma c’è una tradizione popolare importante, in cui ogni storia inizia con ‘era una notte buia e tempestosa’. Sono le storie della buonanotte che piacevano a me e piacciono ai miei figli ( 11 e 9 anni avuti con l’ex compagna, l’attrice Amanda Abbington) Non vedo l’ora di farglielo vedere. Salteranno sulla sedia.»

Ghost Stories è incentrato sul sentimento del senso di colpa e lei Freeman è di fede cattolica

 Martin Freeman «Non sono un cattolico praticante ma ho ancora molto rispetto per la fede. Quella fra fede e ragione è una conversazione ininterrotta. Ho frequentato una scuola di preti dove però insegnavano le materie scientifiche e la teoria dell’evoluzione. Quindi non vedo contraddizioni in questo

Che adolescente è stato?

Martin Freeman «Sono stato un ragazzino sbruffone, di quelli che rispondono a tono agli insegnanti, cosa che non potevo fare con mia madre, che era una tipa tosta. Ma sapevo tenere d’occhio i segnali di pericolo intorno a me e ho sempre evitato di correre rischi inutili

I suoi figli invece come sono? Seguono internet?

Martin Freeman «Sono nati da due genitori attori e in Inghilterra abbastanza noti, e quindi credono che il successo sia eccitante. Ma io cerco di tenerli lontani dai riflettori, di stargli un po’ dietro, vedo che sui social seguono dei coetanei che hanno addirittura miliardi di follower, hanno un concetto strano di popolarità, che io non riesco a condividere, non lo capisco, dovrebbero avere delle passioni da seguire, costruirsi un mestiere. Non capisco questo condividere, cosa mangio e cosa bevo.»

Se deve scegliere l’horror, il thriller,  che ha segnato la sua immaginazione?

Martin Freeman «Non ho dubbi: tutto la filmografia del grande maestro Alfred Hitchcock. E senza dubbio, su tutti, Psyco. Da ragazzino avevo un’immaginazione fervida, anche per questo ho fatto l’attore. E così ho immaginato mille volte di interpretare la scena in cui Martin Balsam viene accoltellato, è pazzesca, un sogno per un attore


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