Ringhio Gattuso grande in campo, ora allenatore del Milan

Dimostra ancora di essere legato a quel rettangolo verde

Gattuso

La mia Domenica senza calcio è una domenica a cui manca qualcosa e se poi giocano Milan e Napoli, qui a due passi, nel tempio del calcio cioè a San Siro, stadio Giuseppe Meazza, allora bisogna andarci. Lasciamo stare come è finita, ormai le cronache ne hanno già a lungo parlato e quindi dello zero a zero finale e della prodezza di Gigio Donnarumma nei secondi finali di recupero su Milic non mi sembra il caso di parlarne più di tanto così come non parlo dei sei punti di distacco in classifica che questo pari ha poi generato e con una Juventus sempre più sola in vetta alla classifica.

Ho invece seguito abbastanza da vicino, per l’intera gara, un ragazzo che da poco tempo guida in panchina il Milan. Giacca nera, camicia nera, passo veloce, faccia tesa e sguardo duro, forte, implacabile.

Parlo di Gennaro Ivan Gattuso , detto Ringhio, centrocampista in campo, tecnico da pochi mesi del Milan; Gattuso ha solo 40 anni e da calciatore ha vinto una enormità di trofei: 2 scudetti, 2 Champions, 1 mondiale per club, campione del mondo con la Nazionale nel 2006  a Berlino, nato a Corigliano Calabro , molto attaccato alla sua terra e alla sue origini. Per celebrare i mondiali del 2014 e tifare al meglio per l’Italia, McDonald’s ha scelto proprio Gattuso come testimonial del nuovo Gran Big Mac.

E chi non conosce poi la frase tipica di Gattuso: se uno nasce quadrato non muore tondo.

Ma perché ho passato tanto tempo a guardarlo?

Tra l’altro la partita non è stata brutta anzi, e il divertimento non è mancato, nessun gol ma la gente non si è certo annoiata.

Gattuso però era uno spettacolo: non stava mai fermo, quando arrivava la palla vicino alla sua panchina sembrava pronto per entrare anche lui in campo, quella palla lui l’adora ancora adesso, il ruolo di allenatore è solo un cordone ombelicale ancora legato a quel rettangolo verde che è il campo.

Parla tanto, parla con tutti anche con quel guardialinee che ogni tanto gli passava davanti. Ogni tanto faceva due passi verso la panchina si consultava con Luigi Riccio allenatore in seconda e poi di nuovo via a macinare passi, ad urlare, a dare forza e stimoli continui al suo gruppo. Una pacca ed una stretta di mano quando poi escono i suoi ragazzi che vengono sostituiti ed i saluti a tutti quando l’arbitro fischia e poi via lui e i ragazzi a salutare il pubblico, quel pubblico che quando lo speaker annuncia le formazioni ad inizio gara, si alza in piedi ed applaude ancora più forte al nome di Gennaro Gattuso .

Tutti gli vogliono bene, questo sì e persino i suoi avversari lo salutano con calore ed affetto; Mister Sarri del Napoli quando sono entrati in campo, ad inizio gara,  prima  l’abbraccio tra i due e subito con una carezza di Sarri sul volto di Gattuso , piena di rispetto e di affetto.

E di Gattuso , tutto il mondo ne riconosce una dote e cioè l’umiltà. “Sono forse l’allenatore più scarso della Serie A ma anche quando gioco a calcetto voglio vincere, fa parte del mio carattere” così Ringhio, un uomo prima di tutto e poi un giocatore e ora allenatore di calcio. E che il Milan, diventi ancora a lungo la tua seconda casa.


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