Cara Disney ti scrivo

Una raccolta delle più belle lettere ricevute e corrisposte dalla casa di Topolino nel corso degli anni

DisneyC’era una volta quasi cento anni fa un disegnatore del Kansas, insieme a un gruppo di amici e al fratello, tentò di fare la fortuna creando dei rudimentali cartoni animati e una serie live action basata sulle avventure di Alice nel paese delle meraviglie. Entro poco tempo la futura Disney bros. dichiarò bancarotta.
Se fosse finita così oggi non avremmo uno degli studios più importanti per l’infanzia di tutti i bambini delle ultime cinque o sei generazioni. Invece i due fratelli, Walt e Roy, si spostarono a Hollywood dove ebbero fortuna.
Grazie ad alcune lettere (trovate su questo meraviglioso sito http://www.lettersofnote.com/ ) vorrei ripercorrere le fasi più importanti degli albori dei Disney Studios, dalle primissime lettere alla madre di una bambina e al vecchio amico Ub Iwerks, fino ai consigli per gli animatori e infine all’inevitabile dipartita del grande padre, Walt, e il futuro della Disney.
 

Prima di passare alla lettere bisogna conoscere meglio Walt Disney

 
Nato nel 1901 a Chicago, si trasferisce con la famiglia a Kansas City all’età di dieci anni. Mentre frequentava la Benton Grammar School, insieme alla sorella Ruth, probabilmente, durante le lezioni più noiose, si divertiva a disegnare qualche personaggio sul quaderno, qualche schizzo. Il suo compagno di banco è un altro Walter, Pfeiffer, che lo introduce al mondo del vaudeville e del cinema. I disegni, gli scarabocchi, il cinema, l’umorismo fisico del vaudeville, Walt inizia a unire i pezzi. Per di più inizia a frequentare i corsi del Kansas City Art Institute ogni sabato.

Intanto però la famiglia ritorna a Chicago dove Walt si iscrive al liceo McKinley. Qui ottiene il suo primo lavoretto, è il vignettista del giornale della scuola. Ottiene una certa fama per i suoi disegni patriottici riguardanti la prima guerra mondiale. All’età di 16 anni molla gli studi per unirsi all’esercito ma viene scartato perchè ovviamente è troppo giovane. Non demorde e insieme a un amico diventa membro della Croce Rossa. Lo mandano in Francia dove guida l’ambulanza ma solo dopo la proclamazione dell’armistizio, nel 1918.

Tornato in America, torna a Kansas City -avanti e indietro- per avere più possibilità di trovare lavoro e non finire nella fattoria dei suoi. Indeciso se diventare attore o vignettista, propende per la seconda, ma ben presto si rende conto che nessuno lo vuole, manco come autista d’ambulanza. Per fortuna in città c’è anche il fratello Roy, che lavora in banca e tramite un amico gli trova un posto a tempo determinato (esisteva già a quel tempo?) al Pesmen-Rubin Art Studio dove realizza vignette per giornali, pubblicità e altro. Qui conosce il suo grande amico Ubbe, detto Ub, Iwerks. Finito il periodo allo studio i due progettano di aprire un’attività tutta loro, la Iwerks-Disney Commercial Artists nel 1920.
Tuttavia, essendo due pivellini, non riescono a far decollare l’azienda e in tempo zero la abbandonano, prima Walt e poi Ub e defluiscono nella Kansas City Film Ad Company.
 
DisneyQui Walt conosce e si appassiona all’animazione. Il suo capo, A.V. Cauger, gli concede di portarsi a casa una cinepresa per fare qualche esperimento e conoscere il mezzo. Considera l’animazione a celle molto più intrigante del semplice disegno o dei fumetti e decide di fondare la sua seconda attività a soli 20 anni, c’è chi ci nasce con lo spirito imprenditoriale.
Chiama un suo vecchio amico, Fred Harman, che diventa il suo primo dipendente assunto e ottiene un “ingaggio” con il più grande showman della zona di Kansas City, Frank L. Newman, padrone di un cinema-teatro, dove potranno proiettare le loro prime fatiche, Laugh-O-Grams. Ottenuto grande successo e un gradevole ritorno monetario, Walt può ampliare la sua attività, che prende il nome di Laugh-O-Gram studios e assumere più gente, tra cui il fratello di Fred, Hugh Harman, Rudolf Ising, e ovviamente il suo migliore amico Ub Iwerks.
 
Purtroppo l’inesperienza miete un altra vittima. La Laugh-O-Grams studio deve chiudere i battenti perchè piena di debiti. Pur di pagare tutti i suoi dipendenti, Walt sperpera ogni centesimo e a inizio 1923 deve dichiarare bancarotta. Tristezza? Desolazione? Umiliazione? Macchè, con il fratello Roy è giù su un treno che lo porta a Hollywood dove ri-ri-tenta la fortuna.
Mettono su un nuovo ufficio di produzione, e tentano di vendere il loro Alice Comedies, basate sul personaggio di Alice nel paese delle meraviglie, già finito ma mai distribuito, alla prodruttrice newyorkese Margaret Winkler. Risponde che potrebbe distribuirle ma vuole più episodi, una serie, tutti simili a quello visionato.
Ecco che finalmente può nascere definitivamente la Disney. La stabilità finanziaria viene fornita dai primi due grandi successi, le Silly Symphonies e Mickey Mouse.
 

We’re not in Kansas anymore

Per grande fortuna nostra, all’interno dei Disney Studios si comunicava parecchio e per altra grande fortuna, molte di quelle lettere sono ancora reperibili oggi.
La prima lettera scritta da Walt reca la data del 16 ottobre 1923, ovvero proprio il giorno in cui viene fondata la Disney Bros. Company. Destinatario mamma Davis, la madre di Virginia Davis, bambina di 5 anni di Kansas City, ma anche la Alice utilizzata per il primo episodio di Alice Comedies.
I Davis erano appunto del Kansas e nella lettera Walt tenta in tutti i modi di convincerli a trasferirsi a Hollywood in modo da permettere alla figlia di continuare a interpretare il ruolo di Alice.
Leggendo scopriamo che il “campione” ha avuto un discreto successo e che diventerà un serie di 12 episodi. Inoltre, molti esperti di Hollywood hanno notato la piccola Virginia e l’hanno trovata molto carina. Il piano è quindi quello di offrire alla piccola il ruolo per tutta la durata della serie.
Ovviamente Walt pigia subito sul lato economico, asserendo che Virginia farebbe un lavoro ben retribuito e divertente, cosa che capita a pochi bambini.
 
Per convincere i genitori della sicurezza dell’affare, presenta la distributrice e produttrice Margaret Winkler, già fautrice de successo di Felix il gatto e Out of the Inkwell. E soprattutto che è una donna dalle mille risorse, legata alla stampa e alla pubblicità, capace di far fruttare al massimo i piccoli soggetti che le vengono affidati. Come tocco finale, mette fretta alla decisione perchè la produzione inizierà in 15-20 giorni e lui deve sapere ben prima se Virginia ci sarà o dovrà trovare una sotituta.
Nel caso diranno di si, proporrà un contratto di un anno con tanto di varie opzioni per ulteriori possibilità, ad un salario più che dignitoso. Inoltre lei sarà liberissima, nel tempo libero, di fare e apparire in qualsiasi progetto vorrà, sempre rimanendo legata però ai Diseny studios.
La famiglia accettò e si trasferirono a Hollywood. Virginia ebbe un discreto successo e rimase sempre legata alla Disney finanche agli anni 40 quando fece dei provini per dare la voce ad alcuni ruoli di Pinocchio e Biancaneve e i sette nani.
 
Fino al 1924 non c’era la certezza che questo nuovo progetto avrebbe fatto il boom tanto atteso. Ma quando le cose iniziarono a sistemarsi e a diventare molto serie, Walt non attese un secondo di più e scrisse al suo vecchio amico Iwerks, rimasto nel Kansas, forse in attesa (diciamo che dopo due fallimenti di fila non era felicissimo di lanciarsi in un nuovo lavoro con Walt, se non ci fossero state prima le condizioni migliori).
1 giugno 1924. Da quanto di capisce subito, tra i due la corrispondenza non era mai cessata. Iwerks voleva sapere come procedeva il nuovo lavoro e Disney tentava ogni volta di fargli fare i bagagli per Hollywood. Questa volta, o meglio, dalla risposta precedente di Iwerks, si intuisce che si è finalmente deciso.
Walt racconta che sono giunti all’episodio 6 delle Alice Comedies e che la prodruttrice Winkler è molto contenta dei risultati e che è propensa a proiettarne due al mese piuttosto dell’uno fatto sinora. Insomma, stavolta le ruote girano, i soldi ci sono e si lavora! La serie si estenderà poi a 57 episodi e si concluderà nel 1927.
 
Gli garantisce che può dargli un lavoro, come cartoonista, e gli descrive la situazione nello studios, in quanti lavorano e cosa fanno, di cosa si occupa Roy e che persino Virginia è del gruppo, ed è la star insieme a tanti piccoli attori.
Infine gli dice che ha parlato con mr. Davis, il babbo di Virginia, e che questi gli ha detto che se vuoi venire, di usare la sua macchina, una Cadillac da 7 posti, che dovrebbe far venire in California. Tutto pagato, benzina, olio e extra.
La può trovare a un certo indirizzo se prima vuole darle un’occhiata.
Gli consiglia infine di vendere tutta la sua roba e di arrivare il prima possibile, ovvio facendoglielo prima sapere, e di salutare comunque tutti i ragazzi giù là. Non esitare, fallo ora“, “Hurra per Hollywood” sono le ultime due esortazioni.
 
Iwerks come ben sappiamo lo raggiungerà e darà un enorme contributo allo studios, creando il personaggio più celebre e redditizzio, oltre che il più amato, Mickey Mouse, Topolino. Purtroppo la fama sfaldò la loro amicizia. Walt diventava sempre più famoso e ricco, ottenendo i meriti, mentre Ub rimaneva nell’ombra. Nel 1930 se ne andò quindi e insieme a Pat Powers fondò la sua casa di produzione, gli Iwerks Studios che però durarono solo sei anni, creando il personaggio di Flip the Frog ma soccombendo sotto i colpi della Disney e persino della Fleisher.
La lettera completa originale è costata quasi 248 mila dollari.

Memo aziendale e rapporto con il gentil sesso

Quando la Disney divenne qualcosa come un grande studios e non più una combriccola di amici appassionati di animazione, le assunzioni compresero neofiti, neodiplomati o laureati e sconociuti. Perciò per riuscire a conoscere al meglio i propri dipendenti e per prepararli allo stile Disney e al loro nuovo lavoro, nel 1935, Walt scrisse uno speciale memo di 8 pagine per tutti gli uffici. Questo portò lo studios ad avere collaboratori sempre più preparati capaci di sfornare un successo dopo l’altro nel periodo d’oro dell’animazione. Se il vostro sogno è diventare animatore, e non di quelli ospedalieri (rianimatori) è un obbligo leggere queste otto pagine (interessante come Disney iniziò dall’ambulanza e passò all’animazione eh? No? No).

Ok, ora mettiamo che siete delle ragazze appassionate di animazione, proprio come disegno, insomma vi piace crearla l’animazione, e dopo esservi lette il memo di Disney, in qualche modo viaggiate nel tempo e mandate il curriculum alla Disney per un lavoro. Partite avvantaggiate, sapete già cosa serve per essere un grande animatore, ma…bè vi andrà male. Questo lettera qua sotto è solo una delle tante simili risposte che tante donne ricevevano nel 1938.

Prima di, giustamente, infuriarvi, ricordate che siamo negli anni 30, in un epoca ancora molto ma molto retrograda e ingenua. Chissà mai però che questa lettera non mini l’incredibile lealtà e fedeltà di qualche ragazza nei confronti di mamma Disney.
Le ragazze non hanno nessun tipo di creatività correlata alla preparazione dei cartoni animati, quel tipo di lavoro è composto interamente da giovani ragazzi. Perciò non sono considerate per la scuola preparatoria“.
Insomma, si conlcude, che al massimo potete inchiostrare o dipingere i personaggi ma crearli!!! no mai. Come vi permettete!
Due cose strane però. L’anno successivo circolò un memo interno in cui si richiedeva allo staff maschile di non essere così scurrile. Ma se le donne quasi non erano presenti? E poi nel 1942, Retta Scott, a quattro anni di distanza dalla lettera, divenne la prima donna a essere messa nei crediti per il suo contributo come animatrice per Bambi.
 
Nella lettera ci sono disegni di Biancaneve e i sette nani (le donne vanno bene solo disegnate) il grande successo di quell’anno. Grande successo insomma…. non secondo Disney in ogni caso che nel 1952 lo fece riuscire nei cinema. Adesso siamo abituati a vecchi film riproposti in sala per chissà quali anniversari o vecchi film d’animazione, sempre giapponesi guardacaso, proposti per la prima volta in cinema italiani a distanza di 20 anni, ma ai tempi non era una cosa usuale. La motivazione però è identica; sfruttare ancora un pò il film e guadagnarci su ancora molti soldi.

Biancaneve torna al cinema

Per un adulto è ovvio ma per un bambino no. Durante una visita a un ospedale locale, Walt incontrò diversi bambini e in seguito ricevette una letterina da una di questi, Blaine, che chiedeva perchè mai Biancaneve tornasse nei cinema. La risposta di Walt fu tecnica quanto amorevole. Prima snocciola dati di produzione, come costi e tempi di produzione e poi se ne esce con una risposta discutibile “Eh perchè così adesso i bambini che erano troppo piccoli all’epoca se lo possono godere meglio, idem per quelli che non c’erano“, per un toale di 25 milioni, ovvero 25 milioni di buone ragioni. Allora che facciamo, lo facciamo uscire ogni anno? Ogni cinque? Infine preannuncia che stanno già lavorando al nuovo progetto, Peter Pan, e mette subito il prezzo, come per dire, oh, andate a vederlo che mi è costato un bel pò.
 
Un altra lettera, e questa volta è uno scambio di lettere, è quella di un giovane fan un pò confuso. Scrive alla Disney che gli piace molto Woody Woodpecker, che non è roba loro, e vorrebbe delle foto autografate dei personaggi più famosi, della Disney stavolta. Conclude dicendo che va a vedersi Bugs Bunny che è della Warner. Che casino.
Dopo aver ringraziato e aver mandato le giuste lettere ai giusti mittenti l’equivoco si è placato senza vittime.

Addio Walt

Un ultima lettera interessante e toccante è questa. Neanche due mesi dopo aver scoperto di avere un tumore maligno nel polmone sinistro, Walt Disney passò a miglior vita. Era il 15 dicembre del 1966. Qualche ora dopo, Roy, il fratello, si accinse a scrivere questa lettera per tutto lo staff. Non c’è alcun modo di sostituire Walt.
Roy ritardò quindi il suo pensionamento di cinque anni e continuò a supervisionare il lavoro dello studios e la costruzione di Walt Disney World, aperto nel 1971.
Solo l’inizio della lettera, commuove molto. “La morte di Walt Disney è una perdita per tutte le persone del mondo. In tutto ciò che ha fatto, Walt, ha sempre avuto un modo intuitivo di raggiungere e toccare i cuori e le menti di grandi e piccini. Il suo intrattenimento era un linguaggio internazionale. Per più di quaranta anni le persone hanno pensato a Walt Disney per il meglio dell’intrattenimento per tutta la famiglia“.
 
Concludo con ancora due. Una è molto polemica in seguito alla decisione dei capocchia della Disney di rinominare il loro ultimo prodotto Basil of Baker Street (Basil l’investigatopo) in The Great Mouse Detective, molto meno ambiguo. Molto bella la risposta e i titoli elencati. Sette uomini aiutano una donna per Biancaneve, Colori e musica per Fantasia, Il ragazzo di legno che divenne reale per Pinocchio e Due cani si innamorano per Lilly e il vagabondo. In effetti i capi potevano stare zitti o almeno non proporre dei titoli con le loro menti tanto creative.
 
L’ultimissima è una lettera di un giovane disegnatore di 18 anni, di nome Tim Burton che mandò alla Disney una lettera e un libro illustrato per bambini (The Giant Zlig) con la speranza che lo pubblicassero. La risposta fu negativa ma dissero che erano positivamente colpiti.
Tre anni dopo, in seguito al diploma, Burton venne assunto alla Disney.

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