Rupert Everett

C’è stata una grande discriminazione nei miei confronti

Rupert EverettCarismatico, elegante, colto, ironico e sempre bello, Rupert Everett ha presentato a RomaThe Happy Prince – L’ultimo ritratto di Oscar Wilde” (nei cinema dal 12 aprile) scritto e diretto dall’attore inglese che attraverso questo splendido debutto alla regia, racconta gli ultimi anni di Oscar Wilde in esilio dopo il carcere, fra la Francia e Napoli, povero, malato e in balia dell’amore del giovane Lord Alfred Douglas, l’amato Boosie (Colin Morgan), che lo porterà sempre più verso la rovina. Ad accompagnarlo in questo ultimo viaggio saranno l’amore vero di Robbie Ross ( Edwin Thomas), il suo agente letterario che gli resta accanto e che sarà l’artefice della rivalutazione del lavoro di Oscar Wilde e l’affetto del caro amico, l’attore Reggie Turner (Colin Firth).

Rupert Everett «Tanti sono i film dedicati a Wilde – racconta in perfetto italiano, salvo passare all’inglese quando il discorso si fa più complicato  – ma  nessuno di essi si è mai focalizzato sui suoi ultimi giorni, tutti finiscono nel momento in cui lui va in prigionePer me, invece, la parte più interessante è proprio quella dell’ esilio che Wilde vive in povertà dopo essere stato una delle prime star moderne. Era amico della Famiglia Reale e famoso per essere lui. Non per il suo lavoro, ma per la sua immagine e per come parlava. Se all’epoca ci fosse stato Instagram, avrebbe avuto milioni di follower

Una fama che però si sgretolò in un niente con la condanna per omosessualità

Rupert Everett «Una conseguenza che trascinò nello scandalo anche la ex moglie e i figli. Wilde sottovalutò le conseguenze. Aveva preso in giro per anni le contraddizioni e il moralismo inglese che non credeva fossero così radicate. Era talmente famoso che pensava che il mondo fosse solo per lui. Fu Wilde a volere il processo, come se quel mondo  a cui pensava di appartenere, lo dovesse assolvere e invece lo calpestò, condannandolo.»

In qualche modo anche lei dopo il suo coming out, fatto dieci anni fa al vertice della carriera, è stato penalizzato parecchio dallo star system

Rupert Everett «Si è vero. Non ci sono dubbi c’è stata una grande discriminazione nei miei confronti e la mia carriera ha subito quasi un arresto. Tanto è vero che la sceneggiatura di “The Happy Prince“, risale a dieci anni fa. Anni durissimi. Decisivo è stato il sostegno di Colin Firth. Per fortuna è stato sempre con me, al mio fianco, in questi 10 anni. Un amico vero

Il ruolo di Wilde se lo è cucito addosso?

Rupert Everett «Assolutamente! Quando ho cominciato a scrivere, volevo un ruolo che fosse perfetto per me, un ruolo che potessi metaforicamente abitareSecondo me non ci sono bravi attori, ma ruoli fantastici. Se hai una parte ben scritta può essere strepitoso e poi insomma nessuno mi offriva più ruoli belli, e volendo continuare a vivere di questo lavoro, me lo sono scritto da solo

Come si è preparato a questo ruolo così ben costruito, curato nei dettagli, sembra un film di Visconti

Rupert Everett «Grazie, è un grande complimento. Ho avuto dei validi collaboratori: costumisti eccezionali come Millenotti e Casalnuovo e lo scenografo Brian Morris. Per quanto riguarda la storia, Wilde scriveva tutto, annotava ogni cosa. Studiando le lettere e i suoi diari, ho potuto ricostruire passo dopo passo gli ultimi anni, i suoi spostamenti, i rapporti con gli amici, i suoi pensieri, i malanni, tutto. »

Nei titoli di coda si scopre con grande sorpresa che la riabilitazione di Oscar Wilde, insieme a quella di migliaia di omosessuali, è avvenuta soltanto nel 2017

Rupert Everett «C’è ancora tanta omofobia nel mondo e non soltanto in Russia, in Iran, o nei paesi arabi, ma anche in Italia, per esempio, se penso a quanti voti ha preso la Lega alle ultime elezioni! Insomma c’è ancora tanta discriminazione, razzismo, omofobia e molta ignoranza nel mondo e vicino a noi. Dobbiamo essere tutti molto attenti

 

 

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