Donne di guerra in guerra

Il fronte al femminile

Donne Il secondo conflitto mondiale visto con gli occhi delle donne : quelle della borghesia, culturalmente consapevoli, ma anche quelle del popolo, per le quali l’analfabetismo era un limite quasi invalicabile. Un duplice punto di vista raccontato dal documentario di Francesco Conversano e Nene GrignaffiniDonne di guerra in guerra ” che Rai Cultura propone questa sera alle 22.10 su Rai Storia. Una storia contenuta in tre capitoli distinti che – attraverso documenti dell’epoca e testimonianze giornalistiche – parlano delle difficoltà del mondo femminile davanti al conflitto, ma anche della grande metamorfosi sociale e culturale delle donne , improvvisamente chiamate a rivestire un ruolo di primo piano, tra campi e fabbriche, se non addirittura in prima linea.

Le donne al fronte

Si comincia con le “ Donne al fronte ”, partendo dalla vicenda di Stefania Tori, corrispondente di guerra e organizzatrice di comitati di assistenza. Un capitolo che ripercorre la storia delle donne impegnate politicamente e socialmente nella guerra, come Margherita Sarfatti a Amelia Rosseili, senza dimenticare figure come quella dl Anna Kuliscioff.

Il lavoro

Dalla borghesia al popolo con “ Al lavoro, al lavoro ”, che prende spunto dalla vicenda delle portatrici carsiche che scelgono il fronte e si fanno carico di rifornire i combattenti di armi e cibo. Un simbolo del variegato “ fronte interno ” di donne impegnato nei campi e nelle fabbriche con mansioni inedite, o semplicemente catapultate in una realtà emotiva nuova dove esse sono, insieme, vittime e protagoniste di uno scenario sociale rivoluzionato dalla guerra.

La visione del lutto

Ultimo capitolo è quello di “ Lutto e nazione ”. La contessa Lina Cavazza, Fondatrice dell’Ufficio notizie, è lo spunto per parlare della dimensione di massa del lutto e di come le donne italiane cercarono dl elaborarlo. La Cavazza, come Anna Franchi a Milano, furono donne impegnate a tessere reti di collegamento tra fronte militare e fronte interno nella consapevolezza che la perdita temporanea o definitiva dl padri e mariti avrebbe aperto nella società ferite profondissime. Ma molte altre donne tentarono di dare un senso al vuoto che la morte o la disabilità dei combattenti avrebbe creato nel tessuto familiare.


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