Steven Spielberg Uno Nessuno e centomila Il suo incontenibile estro

Passa da un genere all’altro senza nessun problema, a 70 anni ha la lucidità, la creatività e l’iperattività di un ragazzino, un dono per tutti

Steven Spielberg Da una settimana anche nelle sale italiane, è arrivato Ready Player One, di Steven Spielberg , tratto dal romanzo omonimo di Ernest Cline. La storia è incentrata su un mondo futuristico-distopico non molto lontano da quello presente (2045), dove le “persone hanno smesso di preoccuparsi dei problemi”,  la tecnologia è imperante ma soprattutto tutti vivono e giocano dentro un enorme simulatore che si chiama OASIS.

Qui dentro ci si conosce, si parla, ci si diverte e si cerca di salvare il mondo e il Mondo dai cattivi. E’ realizzato quasi interamente in computer grafica, pieno zeppo di citazioni da nerd e geek impallinati di videogiochi e cinema (un certo cinema molto pop) e ha un ritmo e una trama da fumetto.

Qualche mese fa invece era uscito The Post, ambientato nel 1971, racconta la storia di Kay Graham e Ben Bradlee, rispettivamente proprietaria e direttore del Washington Post, quotidiano che ebbe il coraggio di sfidare il governo pubblicando segreti di stato sulla guerra del Vietnam (i cosiddetti Pentagon Papers), scatenando la reazione a catena che avrebbe portato in seguito al Watergate e alle dimissioni del Presidente Richard Nixon. E’ un trattato di regia, un’opera tecnicamente e narrativamente perfetta da mostrare nelle scuole di cinema. E’ quasi un documentario per come racconta e spiega tematiche molto complesse.

Cos’hanno in comune questi due film?

Teoricamente nulla. Il pubblico di riferimento, per età, gusti e estrazione sociale, sono diametralmente opposti. Le storie e lo stile registico sono tra i più diversi possibili. Eppure una cosa ce l’hanno in comune. Una sola. Il regista, Steven Spielberg , che da una parte si conferma l’uomo 71enne, maturo, colto, tecnicamente ineccepibile e senza rivali sotto il punto di vista registico, impegnato politicamente che sa come raccontare una storia non semplice e soprattutto far appassionare lo spettatore meno preparato sull’argomento.

Dall’altra invece è lo Spielberg tornato ragazzino, quello di ET e Indiana Jones, che usa CGI e 3D a suo piacimento, che sfrutta un montaggio pindarico e pluriaccellerato per risucchiare dentro il mondo virtuale di OASIS gli spettatori seduti comodamente in sala.

Uno, nessuno e centomila, come nell’opera di Pirandello è difficile decifrare un regista come Steven Spielberg . Ha fatto tutto, ha esplorato ogni genere ma soprattutto non ha mai fallito. Ha raccontato il dramma e l’orrore della guerra, sia dal punto di vista delle vittime (Shindler’s List) che dal fronte (Salvate il soldato Ryan), ha creato thriller carichi di ansia e emozione, che si trattasse di avere alle calcagna uno squalo (Lo squalo) o un tir (Duel), ci ha raccontato il diverso attraverso la fantascienza e gli occhi di ET o attraverso Incontri ravvicinati del terzo tipo. Ma ci ha mostrato anche l’alieno cattivo (La guerra dei mondi). Ha raccontato la storia degli Stati Uniti (Lincoln, The Post, Il colore viola) e ci ha fatto divertire in avventure mozzafiato in giro per il mondo (Indiana Jones, Tin Tin, Hook).

E poi Jurassic Park

Ha sperimentato e innovato (Jurassic Park) aggiornandosi e dettando i tempi, ma ha anche creato opere d’arte tradizionali (Il ponte delle spie) fuoriuscendo da un cinema sempre più ipercinetico. E guarda già ai prossimi progetti, in una continua scissione tra intrattenimento e azione (Indiana Jones 5) e classicismo (remake di West Side Story).

Nessuno può vantare una carriera del genere, neanche un Howard Hawks che si cimentò in ogni genere dal western, alla fantascienza. Eppure, nonostante Steven Spielberg sia IL cinema, come forma d’intrattenimento puro ma anche come tecnica e talento, ha sempre incontrato molta resistenza da parte di una certa branca di appassionati. Perchè Spielberg viene accusato di essere un’industria, di non metterci il cuore, o ancora di più di metterci troppo smielato patetismo. Dipende da come si sono svegliati quel giorno…

Come si può non emozionarsi davanti a una bimba col cappottino rosso, ai mille salti nel vuoto e le esplosioni in Tin Tin, al richiamo verso casa di ET o ancora alla visione di un gigantesco dinosauro in Jurassic Park? Forse questi critici si sono dimenticati cosa sia realmente il cinema, quello dei Lumiere ma ancora di più quello di George Melies.

Superati i 70 Steven Spielbergrimane quel ragazzino che ama divertirsi e raccontare storie incredibili, sorprendere, emozionare e coinvolgere il suo pubblico. E’ un maestro che scende dalla cattedra e si mischia con i suoi studenti/ragazzi. Forse è vero che molti riuscirebbero a fare quello che fa lui con budget e produzioni simili, ma chi potrebbe dimostrare un cuore e un amore per il cinema come la sua?


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