Pasqua Una festività in arrivo da molto lontano

Differenti le latitudini, un unico principio che lega tutto

Pasqua Per i cristiani la Pasqua è la ricorrenza più importante dell’anno, con la Resurrezione l’uomo Gesù afferma il suo essere divino, con la sua morte ha donato il suo sacrifico per la salvezza dell’umanità. E se il senso originario della celebrazione cristiana viene spesso trascurato dagli stessi cristiani è innegabile che questa festa che inneggia a nuova vita, vada a innestarsi – così come tutte le celebrazioni religiose – su riti e tradizioni in arrivo dalla notte dei tempi. Scandita su quel calendario delle stagioni che in ogni civiltà esalta l’arrivo della Primavera con quella sferzata di vita che torna pulsare in tutti gli esseri viventi, a due o quattro zampe, con le piume, le squame, le foglie o il pelo.

Benvenuti allora gli spiriti della fertilità, benvenuta la rinascita e il germogliare della nuova vita dopo il buio e il freddo dell’inverno. E poi c’è l’uovo che questi significati li racchiude tutti e che con la Pasqua è legato a triplo filo.

In inglese la parola Pasqua si traduce con Easter, nome che deriva direttamente dalla dea celtica Eostre, divinità della primavera raffigurata con una testa di lepre (da qui un altro simbolo pasquale, il coniglio) mentre depone l’uovo della vita. Cambiando continente il mito resiste, in India una leggenda vuole che un essere assoluto deponesse un uovo sopra le acque che aveva appena creato, da lì nacque Brahama, il creatore, che divise l’uovo due parti formando cielo e terra.  Altro mito, altra latitudine, secondo una leggenda orfica della Grecia un grande uccello fecondato dal vento depose un uovo d’argento nel grembo dell’oscurità.  Eros vi balzò fuori e diede luce al cosmo e alle creature viventi.

E in ogni religione antica ecco che spuntano divinità legate alla primavera, riti la cui eco è giunta sino a noi e miti che si perpetrano.

Se vogliamo guardare solo ai greci, ovvero alle radici della civiltà occidentale, il mito più suggestivo?

Il ratto di Proserpina, portata con sé dal dio degli inferi Plutone, che l’aveva scorta cogliere fiori in compagnia di altre fanciulle. Ma Cerere, dea della Terra, addolorata dalla scomparsa della figlia, smette di far fiorire il mondo e provoca una orrenda siccità. Ecco allora che Giove si decide ad intervenire ottenendo dal fratello Plutone il ritorno di Proserpina per sei mesi. Sono i mesi della buona stagione, durante i quali la madre Cerere mostra al mondo intero tutta la sua felicità per il ritorno della figlia. E così Buona Pasqua a tutti, o se preferite, buona rinascita a tutti nella consapevolezza che la vita nuova non è un “gratta e vinci” o una sorpresa dell’uovo di Pasqua ma una conquista quotidiana. E per non buttarla in politica ci fermiamo qui…


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