Mantegna – Bellini L’anticipo di una grande mostra a Venezia

A confronto due dipinti uguali e diversi

Mantegna Due dipinti, un solo soggetto, la stessa composizione, a realizzarli a distanza di una ventina d’anno l’uno dall’altro, sono Andrea Mantegna e Giovanni Bellini, due artisti legati da una parentela acquisita. Andrea ha sposato Nicolosia, sorella di Giovanni e probabilmente è proprio la sua famiglia quella che, intorno al 1453, il pittore mette in scena nella ” Presentazione al Tempio “. Vent’anni dopo, Giovanni Bellini replicherà il dipinto, e lo farà a modo suo. Oggi rimarcano gli stessi organizzatori della mostra, ci troviamo davanti a “due opere geniali, uguali eppure diverse“.

Ben poco si sa della storia che c’è dietro le due Presentazioni al Tempio, un’ipotesi quella che vuole che l’opera di Mantegna mostri l’artista con la moglie Nicolosia nei personaggi che chiudono la scena centrale; e neppure si sa perchè, due decenni dopo, Bellini, la riprendesse. Eppure il confronto tra quei due dipinti, indica una via verso la comprensione dell’opera complessiva di questi due maestri assoluti del Rinascimento: parla delle influenze reciproche e delle loro diversità, a cominciare da quelle biografiche: a Padova trascorre la gioventù il Mantegna , nasce e rimane per tutta la vita a Venezia, il Bellini .

Mantegna Una mostra ricca di suggestioni

E’ dunque una mostra di soli due quadri ma preziosissima e ricca di suggestioni quella che fino al primo luglio è allestita alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia, anticipo in versione molto ridotta della grande mostra che in autunno la National Gallery di Londra dedicherà ai due artisti, con una replica dalla primavera del 2019 alla Gemäldegalerie di Berlino, da dove proviene la tavola di Mantegna , mentre quella del Bellini è nelle collezioni del museo veneziano sin dal 1809. Probabilmente è la prima volta da 500 anni che le due opere sono affiancate.

La scena è struggente, Maria, che tiene in braccio il Bambino avvolto in fasce che evocano un sudario e il tragico futuro di quel figlio, sembra restia a consegnarlo al sacerdote, è l’istinto di una madre che sembra ben consapevole della sorte che gli toccherà. Appena più indietro, Giuseppe, muto testimone della scena, assale al ruolo di “custode silenzioso” che questa storia infinitamente grande gli ha assegnato.

Mantegna «La versione veneziana di Giovanni Bellini si allarga a far spazio ad altre due figure laterali, sulla cui identificazione la critica non ha ancora detto la parola definitiva. La Presentazione del Mantegna è un poderoso 4/3, quella del Bellini un cinematografico 16/9. Pare un tributo d’affetto questa “foto” di famiglia – un po’ più affollata – intorno alla Sacra Famiglia. Giovanni dallo stile di Andrea si distanzia nettamente. Mantegna chiude il racconto in un poderoso riquadro marmoreo. Aureole, barbe, stoffe preziose hanno una ricercatezza calligrafica ancora gotica. I colori sono contrastati, il cuscino esce dal dipinto. Ulisse Aleotti, sul  finire del Quattrocento, scriveva di lui che “scolpì in pictura”. La rivisitazione che ne fa il Bellini è levigata dalla luce su un’ampia gamma di rossi. La cornice è scomparsa. Resta solo un parapetto in pietra. Così lo sfondo nero si dilata e il gruppo vi si staglia, guadagnando in enigmatica astrattezza, in modernità».

Una nota finale per l’allestimento, curato dal ticinese Mario Botta, nelle ultime tre sale della casa museo, momento culminante dell’affascinante percorso espositivo che racconta l’universo di una delle più potenti famiglie veneziane.

Mantegna Capolavori a confrontoMantegna
BELLINI / MANTEGNA
Presentazione di Gesù al Tempio
a cura di: Brigit Blass-Simmen, Neville Rowley, Giovanni Carlo Federico Villa
Fondazione Querini Stampalia, Venezia
21 marzo – 1 luglio 2018
www.querinistampalia.org

 

 

 


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