Pompei nuovi scavi altre sorprese

Dopo decenni si scava una nuova area di Pompei

Pompei Si scava e si scava e la terra di cenere e lapilli di Pompei continua riservare sorprese. Ancora oggi. A 270 anni da quello scavo fortuito che restituì alla luce la città sepolta dall’eruzione vesuviana del 79 d.C e nel regno dei Borbone fu subito Pompei-mania.  Accadeva esattamente il 23 marzo 1748, dieci anni dopo la scoperta di Ercolano. Il 270mo anniversario della data che cambiò per sempre la storia dell‘archeologia e la visone del mondo romanofuori da Roma” è diventato per gli archeologi di oggi, occasione per raccontare quel che sta capitando nella Regio V, oggetto di un importante intervento di scavo. Era dal dopoguerra che non s’indagava in quell’area.

 «L’intervento in corso – spiegano dal parco archeologico di Pompei – è pertinente a una superficie di oltre 1000 m2, il cosiddetto “cuneo”, posto tra la casa delle Nozze d’Argento e la casa di Marco Lucrezio Frontone. Il cantiere rientra nel più grande intervento di messa in sicurezza dei fronti di scavo, che delimitano l’area non scavata di Pompei , di circa 22 ettari».

Lo scavo del cuneo

E mentre si lavora, nell’ambito del Grande Progetto Pompei finanziato dalla UE con 8.5 milioni, dietro alla messa in sicurezza su ampi fronti della città antica, lo scavo del “cuneo” sta portando in luce strutture e reperti di ambienti privati e pubblici destinare a diventare oggetto di studio per anni.

E così ecco che adiacente alla Casa della Soffitta, è stato individuato quello che forse era un giardino sul quale cominceranno a breve indagini e analisi paleobotaniche, in un angolo stanno affiorano alcune anfore, di cui si sta studiando il contenuto.

Poco oltre, sta emergendo dalla terra il vicolo che fiancheggiava la Casa delle nozze d’Argento. Era leggermente in salita, e si presenta con tanto di zoccolo dei marciapiedi e gli ingressi degli edifici, tra cui l’ingresso di una domus, con pareti affrescate a riquadri su fondo rosso e al centro l’immagine di una coppia di delfini.

In maniera inattesa, dalle terre scavate tra ‘800 e ‘900 sono poi riaffiorati un gran numero di reperti tra antefisse e decorazioni fittili, frammenti di affreschi e di stucchi, frammenti di anfore e mattoni bollati. «Probabilmente – dicono da Pompei –  all’epoca non c’era stato interesse al recupero di oggetti frammentari o non ricostruibili, che venivano pertanto scartati. A partire da questo momento gli scavi, proseguendo in strati mai manomessi dopo l’eruzione del 79 d.C., potranno restituire sorprendenti reperti che saranno oggetto di studio ». Insomma, sembra che dalla Regio V il meglio non sia ancora cominciato.


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