Armonie verdi al Museo del Paesaggio

Al museo verbanese una mostra che parla di uomo e ambiente

Armonie verdi Armonie verdi , 50 opere per settant’anni di storia del Paesaggio dipinto: dalla Scapigliatura agli anni ’30 del Novecento e ancora oltre. Storia trascurata quella dei paesaggisti italiani, che nel pieno esplodere delle Avanguardie rimangono un passo indietro rispetto alla rivoluzione in corso. Rivoluzione che dissolve le forme riconoscibili a favore della grande sfida dell’emozione pura, del sogno e dell’imperscrutabilità delle profondità della mente. Ma proprio quando sembra che la figura non abbia ormai più nulla da dire, artisti come De Pisis, Tosi, Sironi si ostinano a dipingere cieli, campagne, mari, laghi, paesi.

Artisti fuori dal tempo?

Diciamo “oltre” il tempo visto che è proprio oggi, in quest’epoca di industrializzazione morente, di campagne disseminate da scheletri di cemento che il racconto del rapporto uomo-ambiente ritrova pienamente il suo senso. Ed emergono con chiarezza le differenze, il mutare dei toni che gli artisti riversano sulla tela in quei decenni cruciali: partiti con l’ottimismo del nuovo secolo, sospesi nella cupezza di una Guerra Mondiale e declinanti poi verso le dittature europee e ancor più tragiche avvisaglie.

Una mostra slow, che percorre le trasformazioni della rappresentazione dell’ambiente è quella che fino al 30 settembre è allestita al Museo del Paesaggio di Verbania. E’ una “chicca” di provincia, il museo a due passi dal lago, che una visita la merita tutta, non fosse altro per quella magnifica collezione di gessi (e non solo) dell’impressionista in 3d Paolo Troubetzkoy.

Ma torniamo alla mostraArmonie Verdi Paesaggi dalla Scapigliatura al Novecento ” che alle opere presenti nella collezione del museo verbanese, unisce 21 lavori delle raccolte delle Gallerie d’Italia di Banca Intesa e le recenti acquisizioni, attraverso il prestito in deposito, di sei lavori di Mario Tosi e di un Sironi. Il tutto per un percorso in tre sezioni che prende le mosse da tre opere del genius loci Daniele Ranzoni, il maestro della Scapigliatura per il quale la natura diventa materia quasi impalpabileperchè gli scapigliati dipingevano col fiato“, ricorda la curatrice, Elena Pontiggia.

Lorenzo Gignous, Mosè Bianchi, Federico Ashton, Carlo Cressini, Francesco Gnecchi, gli altri ottocenteschi che troviamo in questa sezione, densa degli scorci del Lago Maggiore incorniciati dalle alpi. Ecco poi gli artisti che fecero loro la lezione “divisionista“, come Vittore Grubicy, Cesare Maggi, Carlo Fornara, Guido Cinotti e Clemente Pugliesi Lady e ancora, i paesaggi brianzoli di Emilio Gol, Pietro Fragiacomo, Antonio Pasinetti.

E approdiamo al Novecento Italiano, alle solide volumetrie che si fanno emblema di un’epoca di costruzione. E’ qui che troviamo i lavori di Mario Tosi che tanto evocano Cézanne e poi Rosai, Carpi, Michele Cascella, Anselmo Bucci. Dopo la Grande Guerra è l’angoscia a dominare, con un natura che non è altro che “paradiso provvisorio” (De Pisis), sensazione che col sopraggiungere degli anni ’30 si afferma ancora di più, un’angoscia che si riflette completamente in quel cielo tremante del Temporale di De Pisis.

 


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