L’ intelligenza artificiale sarà la fine dell’umanità?

In libreria ad aprile “Vita 3.0 Essere umani nell’era dell’intelligenza artificiale” di Max Tegmark

intelligenza artificiale Tutti dobbiamo chiederci cosa possiamo fare per raccogliere i benefici della futura intelligenza artificiale ed evitarne i rischi. Questa è la conversazione più importante del nostro tempo e il libro di Tegmark vi aiuterà a prendervi parte”. Così parlò il compianto Stephen Hawking a proposito di ” Vita 3.0 Essere umani nell’era dell’intelligenza artificiale ” del cosmologo svedese-americano Max Tegmark del MIT. Questo bestseller della divulgazione scientifica, già lo scorso autunno nell’elenco dei bestseller del New York Times, s’appresta ad uscire in Italia, il 19 aprile, per Raffaello Cortina editore.

Una porta aperta alla riflessione su un tema, quello dell’ intelligenza artificiale , che lo stesso Hawking osservava con preoccupazione. La domanda che tutti ci poniamo al proposito sembra persino banale nella sua semplicità: verrà il giorno in cui perderemo il controllo della macchina? Max Tegmark analizzando l’impatto dell’ intelligenza artificiale sul futuro della vita sulla Terra (e oltre), affronta una grande varietà di implicazioni sociali descrivendo un’ umanità al bivio: da un lato che cosa può essere fatto per massimizzare le possibilità di un esito positivo, dall’altro lo scenario distopico degno dei migliori film di fantascienza, con un’avvertenza: se le macchine prenderanno il controllo non sarà possibile tornare indietro. In sintesi: “Potremmo creare società che prosperano come mai prima … o uno stato di sorveglianza globale kafkiana così potente che non potrebbe mai essere rovesciata“.

E’ su queste due possibilità che lo scienziato si focalizza, e non per raccontarci di un futuro di robot che odiano gli umani, ma piuttosto per fornirci gli strumenti base per capire dove la tecnologia potrebbe portare la specie umana.

Siamo immersi in quella che Tegmark chiama la vita 3.0: l’età tecnologica degli umani, dove la vita 1.0 è l’origine biologica dell’umanità e la vita 2.0 si riferisce agli sviluppi culturali. Il libro si concentra quindi sulla vita 3.0 e sulle  tecnologie emergenti come l’ intelligenza artificiale generale (AGI), ovvero la capacità della macchina di dimostrare un’intelligenza a livello umano, dove un giorno, oltre a essere in grado di apprendere, la macchina potrà anche ridisegnare il proprio hardware e la propria struttura interna.

intelligenza artificiale Ma prima di spingersi troppo lontano, occorre considerare gli effetti a breve termine dello sviluppo delle tecnologie avanzate, come la disoccupazione tecnologica e le armi “intelligenti” e così Tegmark cita esempi come Deepmind (l’ intelligenza artificiale su cui lavora Google) o OpenAI (l’organizzazione no profit che lavora su una IA amichevole), e poi le auto che guidano da sole, i computer che riconoscono i volti e parlano tra di loro, e le macchine che giocano, e in genere sconfiggono gli umani: a scacchi, nei quiz, a Go

Ma che cosa accadrà quando l’AGI (Intelligenza artificiale generale)  raggiungerà il livello umano e oltre?

Tegmark definisce l’intelligenza come la capacità di raggiungere obiettivi complessi. Capacità che è della mente umana ed oggi anche dei computer, anzi, questi si stanno evolvendo molto velocemente, certo già di quanto si evolva l’umanità, dunque l’AGI superumana arriverà prima o poi, e il risultato positivo non è garantito.

E se già oggi figli dell’ intelligenza artificiale , come i droni militari, possono salvare la vita dei soldati, nulla ci può assicurare che non finiscano nelle mani sbagliate. Più vanti nel libro Tegmark propone una visione del lontano futuro: un universo pieno di prodotti della superintelligenza, con un Homo sapiens organico ridotto a un lontano ricordo (in compenso risolve il problema della disoccupazione).

Profezie fortemente inquietanti ma anche teorie piene di fascino

Nei paesi di lingua anglosassone e nella stessa comunità scientifica, il libro ha ottenuto molte recensioni ottime, illuminante quella del ricercatore dell’ intelligenza artificiale  Stuart J. Russell che ha scritto su Nature: “È improbabile essere d’accordo con la premessa di Vita 3.0.  La vita, sostiene Tegmark, può o meno diffondersi attraverso l’Universo e prosperare per miliardi o trilioni di anni a causa delle decisioni che prendiamo ora – una possibilità seducente e travolgente“.   

Max Tegmark è professore di Fisica al MIT e presidente del Future of Life Institute. È autore di L’universo matematico (Bollati Boringhieri, 2014) ed è comparso in decine di documentari scientifici.


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