Nascita di una Nazione vent’anni fenomenali raccontati dall’arte

A Palazzo Strozzi il meglio dell’arte italiana tra il ’48 e il ’68

Nascita di una Nazione 1948-1968 Vent’anni cruciali della storia d’Italia vissuti attraverso gli occhi degli artisti che quel tempo ” felice ” hanno raccontato e provato a interpretare. S’intitola “ Nascita di una Nazione . Tra Guttuso, Fontana e Schifano “, la mostra aperta a Palazzo Strozzi fino al 22 luglio. Un concentrato di quanto di meglio gli artisti italiani abbiano prodotto nel ” secolo breve “.
Dal dopo guerra di macerie ancora fumanti, alla rivoluzione (fallita) del ’68, passando attraverso il boom economico ai primi segnali di un’implosione che nei ’70 si sarebbe manifestata pienamente. E’ il ventennio più produttivo dell’arte italiana del ‘900 quello compreso tra il ’48 e il ’68, due decenni che hanno portato nuovi linguaggi e l’affermazione internazionale di artisti il cui riverbero è ancora vivo. E’ anche il ventennio nel quale l’arte comincia a parlare apertamente di politica, e la sperimentazione rivendica la libertà di servirsi di materie e forme inusuali per rinnovare i linguaggi certo, ma anche per cercare di approfondire il contesto attuale muovendosi dall’urgenza di sguardi diversi.

Nascita di una Nazione vuole offrire una chiave di lettura ad un periodo artistico che si è intrecciato indissolubilmente con lo sviluppo dell’Italia e che ha tratto dalla politica, dal costume e dai cambiamenti sociali linfa vitale ”, spiega il curatore Luca Massimo Barbero. “ Le sale riassumono le tensioni sociali, politiche, culturali e sociali di quegli anni dando un quadro straordinariamente ricco ed eterogeneo di ricerche artistiche che può sorprende vedere qui riunite per assonanze e contrasti, ma che fotografano un dialogo che risulta, a maggior ragione oggi, assolutamente vitale ”.

La mostra

Il percorso è un gioco di contrappunti, una continua sottolineatura di come, nella profonda diversità dei linguaggi adoperati, gli artisti di quel periodo fossero accomunati dallo spirito innovatore e radicale di quegli anni. Il realismo di Renato Guttuso con La battaglia di Ponte dell’Ammiraglio (1951-1955) è il primo dipinto che si trova sul percorso. La storia stessa di Guttuso, il suo essere figura chiave dell’ortodossia politica del neorealismo propagandistico è immediatamente contrapposto alle nuove avanguardie rappresentate dall’astrazione antirealista di Giulio Turcato (Il comizio 1950) e da due opere degli anni ’60: il provocatorio collage “Generale incitante alla battaglia” (1961) di Enrico Baj e il décollage sul volto di Benito MussoliniL’ultimo re dei re” (1961) di Mimmo Rotella.

La mostra Nascita di una Nazione prosegue con un approfondimento sulla continuità dell’Arte Informale tra i due decenni. Ecco allora l’esistenzialismo di Emilio Vedova, il Concetto Spaziale di Lucio Fontana; la radicale sperimentazione sulla materia di Alberto Burri, Leoncillo, Ettore Colla. Nella sala successiva, un altro caposaldo: la monocromia con la sfilata di lavori di Giulio Turcato, Enrico Castellani, Salvatore Scarpitta, Agostino Bonalumi, Piero Manzoni.  Siamo nel piano degli anni ’60 quando sulla scena s’impongono Jannis Kounellis e Pino Pascali che rigenerano il linguaggio artistico con elementi naturali e figurazioni primordiali. Ma al rigore  concettuale fanno da controcanto nuove figurazioni, come quelle di Domenico Gnoli, Tano Festa, Sergio Lombardo, Renato Mambor, Giosetta Fioroni.

Una sala è interamente dedicata alla rappresentazione della bandiera, come simbolo

E’ qui che troviamo i lavori di Franco AngeliMario Schifano. Poi la stagione dell’Arte Povera con le opere germinali di artisti come Giulio Paolini, Alighiero Boetti, Michelangelo Pistoletto, Mario Merz, Luciano Fabro. Il percorso si avvia al finale con quello che il curatore ha definito un “cortocircuito” tra l’iconicità della Mappa (1971-1973) di Alighiero Boetti e Tentativo di volo (1970) di Gino De Dominicis, introduzione a un’Italia che finalmente parla un linguaggio internazionale. Fortemente emblematica è l’opera conclusiva “Rovesciare i propri occhi” (1970) di Giuseppe Penone: rappresentazione di un Paese che guarda a sè e alla sua storia mentre entra in un periodo di forti conflittualità. Arrivano gli anni ’79 e le scie di sangue della lotta armata.

Nascita di una Nazione . Tra Guttuso, Fontana e Schifano
Palazzo Strozzi, Firenze
16 marzo-22 luglio 2018
a cura di Luca Massimo Barbero
www.palazzostrozzi.org


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