Omaggio a Luigi Necco con lo Speciale Mesopotamia

Nella sua vita non solo calcio ma anche tanta archeologia

Luigi Necco Una grande passione, al di là di quella per il calcio e per la cronaca: l’archeologia. A Luigi Neccoscomparso ieri mattina –  piaceva raccontarla, scavare nel passato e consegnarlo al presente. Lo dimostra lo SpecialeMesopotamiache Rai Cultura propone questa sera alle 18.00 su Rai Storia, per un omaggio al grande giornalista. Nello Speciale, Luigi Necco racconta il destino dei millenari monumenti della Mesopotamia, la culla della civiltà, tra la prima Guerra del Golfo e la guerra recente, con i raid dell’Isis: ieri, rispettati e intatti; oggi, sfregiati e distrutti.

La Guerra del Golfo

La Guerra del Golfo aveva risparmiato Babilonia, Ninive, capitale degli Assiri, e Nimrud, che era stata la loro capitale militare, ma anche la grande Torre di Ur, Tempio del Dio Luna, il tesoro di una principessa Sumera  a Nassirya. E ancora, il prezioso Museo di Baghdad, la città dei Califfi e delle Mille e una Notte, il minareto alto 26 metri di Samarra, i Lamassu  e le statue del museo di Mossul, l’antica Ninive, l’altissima cupola di Ctesifonte, l’antica Seleucia, e Hatra la capitale carovaniera dei Parti che nemmeno Traiano aveva potuto conquistare. Solo a Kerbela, sui Marmi e le Maioliche della Moschea Blu, restavano tracce del sangue versato dai ribelli sciiti uccisi da Saddam.

Luoghi che, ormai – racconta Luigi Necco – esistono solo nelle immagini, anche della Rai. Al loro posto, le rovine lasciate dall’Isis. Eppure, qualche tesoro è sfuggito alla distruzione nella Siria occupata dall’Isis, grazie ai custodi del museo di Aleppo. Intatti  gli archivi di migliaia di tavolette in cuneiforme. Nascoste e salvate le maschere d’oro dei re a Damasco. E scampate al triste destino di Palmira – e del direttore dei suoi scavi, Khaled Asaad, barbaramente ucciso – le statue dei primi re del mondo, i sovrani Sumeri  di Mari e di Alalakh, il luogo dal quale la cultura della Mesopotamia passò nel Mediterraneo.


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