Addio a Givenchy L’aristocratico della moda

Lo stilista si è spento nel sonno a 91 anni

Givenchy È morto nel sonno nella notte di sabato Hubert de Givenchy , un grande dello stile, l’aristocratico della moda, come lo ricordano oggi i media internazionali. Oggi, che il suo compagno, Philippe Venet, ha annunciato con parole scarne la sua scomparsa, a 91 anni. Dalla moda Givenchy si era ritirato nel 1995, con un’ultima sfilata, l’11 luglio, nei saloni del Grand Hôtel à Paris con la quale festeggiò i suoi 80 anni e i decenni passati ai vertici dello stile internazionale lui stesso emblema di eleganza estrema, cultore della bellezza delle linee pulite, quelle che superano ogni tendenza e diventano classicità, come quel tubino nero che disegnò per la sua musa Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany e che lo consegnò all’eternità.

L’operaio

Eterno apprendista” amava definirsi, maniaco del lavoro con orari da operaio. Nei 43 anni durante i quali è rimasto ai vertici della sua azienda, che aveva fondato nel 1952, entrava in laboratorio, puntualmente, alle 7 del mattino. Giorno dopo giorno, poi i tempi sono cambiati e Hubert de Givenchy non ha trovato il suo posto nella nuova era, quella dei “bulldozer industriali“, sottolinea l’esperta di moda de Le Figaro Christine Halary, rimarcando l’amarezza in quest’uomo “festante di aver esercitato il miglior lavoro del mondo, nel periodo d’oro, ‘dove i modelli erano eleganti, dove i clienti vestivano anche per andare in posti sperduti“.

Così arriva il rimpianto di non aver trovato un discepolo a cui trasmettere la sua sapienza, un figlio spirituale, che certo non ha trovato nei direttori artistici a volte trasgressivi sino all’oltraggio reclutati da LVMH (la multinazionale del lusso che ha rilevato il marchio) come John Galliano, Alexander McQueen, Julian Macdonald, Riccardo Tisci. Fino Clare Waight Keller, nominata direttore artistico del marchio nel marzo 2017 e che proprio lo scorso gennaio aveva idealmente dedicato la sua nuova collezione al fondatore,  tributo inaspettato per l’eredità del “Sir“, come veniva chiamato Givenchy .

L’importanza del comfort

Givenchy si contraddistingueva per la precisone “chirurgica” delle sue linee, per l’equilibrio degli effetti, per quello stile che slancia la silhouette offrendo fluidità e leggerezza. Soprattutto, nel dopoguerra, Givenchy comprende l’importanza nel comfort nella moda, come quei coordinati gonna-giacca -pantalone che lasciavano libere le donne agli abbinamenti più diversi.

E’ del 1952 la sua prima sfilata, un total bianco e nero che colpisce l’occhio allenato di Helene Lazareff, direttrice di Harper Bazaar. E’ il successo, poi la vita dello stilista s’incrocia con quella di Audrey Hepburn. È lei, l’attrice con gli occhi da cerbiatta, che incarnerà in maniera esemplare lo stile Givenchy moltiplicandone il successo negli States. Tra le mise memorabili indossate dalla Hepburn: l’abito in organza ricamata a fiori del film Sabrina di Billy Wilder o il già citato tubino nero portato con gli occhiali da sole in Colazione da Tiffany. È di nuovo lei, l’amica, la musa, che gentilmente concede la sua immagine a Forbidden, una delle prime fragranze di Givenchy .

L’arrivo di Balenciaga

Un altro incontro avvenne nel ’53 a New York, con quello che considererà il suo maestro: Cristobal Balenciaga. Una profonda stima legherà i due couturier. Balenciaga apre i suoi camerini al suo protetto, gli trova un posto vicino a casa sua a Parigi, in Avenue George V, lo incoraggia a lanciare profumi. E quando, nel maggio del 1968, decide di chiudere la sua casa di moda, lo raccomanda ai clienti. Donne ricche e famose, molte delle quali diventeranno sue amiche, come Hélène Rochas, la Duchessa di Windsor, la contessa di Bismarck, Beatriz Patino, Lauren Bacall. Tra le donne che ha vestito, un’altra icona di stile, la first lady Jaqueline Kennedy.


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