Joan Mirò esposte a Padova le opere nazionalizzate dal Portogallo

Una storia legata alla crisi globale quella della collezione in mostra a Palazzo Zabarella

Joan MiròUna banca con un buco colossale di 3-4 miliardi, il Banco Português de Negociós (BPN), una collezione d’arte dallo straordinario valore, uno Stato in crisi economica, il Portogallo, che per rientrare dei crediti verso la banca prima mette in vendita le opere poi blocca l’asta per annettere al patrimonio nazionale la collezione. 85 opere di un maestro assoluto dell’arte del’900: Joan Mirò .

E’ questa, in sintesi estrema la fortunosa avventura delle opere che fino al 2 giugno sono esposte al Palazzo Zabarella di Padova per la mostra ” Joan Miró Materialità e Metamorfosi “, prima e unica tappa fuori dal Portogallo per la collezione dalla complessa vicenda.

Dall’acquisto al ripensamento

Il Banco Português de Negociós tra il 2004 e il 2006 acquista i dipinti da una importante collezione privata giapponese per 34milioni di euro, sarebbe questo uno dei pochi affari redditizi nella storia di un istituto finanziario che alla fine di un decennio di attività soccombe sotto un buco colossale. E’ il 2008, l’anno nero per le banche mondiali, il BNP viene nazionalizzato dallo Stato portoghese che, tuttavia, a causa delle forti difficoltà economiche decide di mettere sul mercato la prestigiosa Collezione. Da qui l’incarico a Christie’s che, nel 2014, la pone all’asta presso la  sede di Londra. Ma il Paese, che ormai è in ripresa, si ribella: l’asta viene prima rinviata e poi annullata, le opere di Joan Miró restano in Portogallo dove saranno esposte per la prima volta al Museo Serralves di Porto, tra ottobre 2016 e giugno 2017, quindi al Palazzo Nazionale Ajuda a Lisbona con lo stesso titolo, Joan Miró : Materialità e Metamorfosi.

Joan MiròL’importanza della materia nell’opera di Joan Miró (1893 – 1983), la materialità come base per la sua forma artistica e dunque la straordinaria varietà dei supporti fisici e delle tecniche che l’artista catalano adoperò per la sua ricerca, rappresentano il filo rosso della mostra. «L’inventario dei supporti fisici utilizzati da Joan Miró in settant’anni di attività artistica comprende materiali tradizionali, come tela (montata su telaio o meno, strappata, logorata o perforata), diversi tipi di carta da parati, pergamena, legno e cartone (ritagliato e ondulato), ma anche vetro, carta vetrata, iuta, sughero, pelle di pecora, fibrocemento, ottone, truciolato, Celotex, rame, foglio di alluminio e carta catramata.

I materialiche instaurano sempre un equilibrio delicato con il supporto – includono olio, colori acrilici, gessi, pastelli, matite Conté, grafite, tempera all’uovo, gouache, acquerello, vernice a smalto, inchiostro di china, collage, stencil e decalcomanie, applicati in maniera innovativa su basi sia tradizionali che poco ortodosse: gesso, caseina e catrame, talvolta combinati con una eclettica gamma di oggetti comuni e materiali quotidiani, come linoleum, corda e filo» come efficacemente spiega Robert Lubar Messeri nel saggio di catalogo.

Nelle 85 opere in mostra, questa ricerca sui materiali è una evidenza. Testimonianza un periodo di sei decenni della sua carriera, tra il 1924 e il 1981, nella collezione figurano opere di serie emblematiche della produzione di Mirò come i sei dipinti della famosa “serie su masonite” del 1936, una serie che conta complessivamente 27 dipinti “selvaggi” realizzati da Joan Miró con l’inizio della Guerra Civile spagnola.

Ci sono i collage e poi sei arazzi del 1972 e del 1973 e una delle “tele bruciate” di una serie di cinque create per la grande retrospettiva di Joan Miró al Grand Palais di Parigi nel 1974: quadri luminosi che rivelano le cornici e supporti carbonizzati ma anche tanti colori primari. A dirci che c’è bellezza anche tra le rovine e che c’è sempre una scintilla a dirci che, anche nella distruzione, vale la pena di lottare per qualcosa.

 

JOAN MIRÓ. Materialità e Metamorfosi

Padova, Fondazione Bano, Palazzo Zabarella

10 marzo – 22 luglio 2018


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