Oscar 2018 Una analisi dei premi con poche sorprese ma alcuni errori madornali

Vediamo chi ha vinto e se meritava, ma soprattutto dove c’è stato lo zampino dell’Academy

Oscar I tanti attesi Oscar 90 sono già archiviati e oggi possiamo discuterne alla luce dei risultati finali. Ha trionfato The Shape of Water – La forma dell’acqua, che si porta a casa i due premi più pesanti, Film e Regia, oltre a Colonna Sonora e Scenografia. Dietro ci sono i film “tecnici” come Blade Runner 2049 e Dunkirk, che si spartiscono le statuette e soprattutto Tre manifesti a Ebbing, Missouri, i cui attori, Rockwell e McDormand, sono stati giustamente premiati ma che è forse il più deluso della serata.
A mio modo di vedere ci sono stati però 3 errori piuttosto madornali nelle premiazioni. Uno tipico da Hollywood benpensante, uno tecnicamente imperdodabile e uno che possiamo soprassedere in nome della “varietà”. Partiamo proprio da quest’ultimo.

Dov’era The Post di Steven Spielberg?

Lo so, questa discussione andava fatta per le nomination ma è ancora valida. Agli Oscar il grande assente è stato l’ultimo colosso di Spielberg, regista che con gli Oscar ha sempre avuto un buon rapporto (salvo il flop incredibile de Il Colore Viola e il suo 0/12). Ai Golden Globes aveva raccolto una buona serie di nomination, si scherzava sul fatto che avrebbe fatto incetta in ogni premiazione e invece… il nulla. Solo due nomination agli Oscar, una per il film e una per l’eterna Meryl Streep. The Post ha perso contro i giovani, la varietà e il futuro.

Eppure aveva tutte le carte in regola per vincere tutto. Non solo il film  è a regola d’arte una pellicola perfetta, per regia, sceneggiatura, design e recitazione, ma è anche l’ensemble più Oscar-oriented della storia. Due mostri sacri come la Streep e Tom Hanks nel cast, Steven Spielberg in puro stato di grazia, una troupe tecnica di professionisti consumati.
I “piccoli” Get Out – Scappa e Lady Bird hanno sgomitato per prendersi due posticini d’oro tra i grandi. Ne ha fatto le spese un film e un gruppo di attori e autori che comunque ha già vinto tutto, e per questo sacrificabile. Non facciamone un discorso di meritocrazia, perchè sono gli Oscar, quando mai c’è stata?, ma se proprio bisognava candidare due film senza alcuna speranza di vittoria e tagliare fuori un pezzo di grande cinema, allora tanto vale creare la categoria giovani, o new entry.

Il furto a McDonagh

Martin McDonagh ha firmato la sceneggiatura perfetta per il suo Tre manifesti a Ebbing, Missouri. Un capolavoro di equilibrio, maestria e sapienza del creare personaggi, mutarli, trasformarli e renderli tremendamente umani e credibili, senza alcuna difficoltà o forzatura. Era il favorito per tutti i premi, ha vinto ai WGA, a Venezia, ai Globes, ma qui si è visto superare all’ultima curva da Jordan Peele e il suo Get Out.

D’accordo, Get Out è simpatico, originale e nuovo. Traccia molto bene una satira sociale e culturale perfetta per deridere l’attuale America trumpista. Ma parliamo di idea, si soggetto. La sceneggiatura, tecnicamente parlando, non vale neanche la metà di quella di un professionista come McDonagh. Non gli allaccia nemmeno le scarpe. Fa fatica a gareggiare con le altre candidate e con molte rimaste fuori. Forse l’Academy ha deciso e imposto di far vincere almeno un premio all’unico grande film nero della serata. Ancora una volta, viva la diversità a discapito della meritocrazia.

Viva i Transgender

Anche nella categoria per Il miglior film straniero, si è verificato il classico colpo di scena Hollywoodiano-Oscar-iano. Doveva stravincere The Square, vincitore ai Globes, a Cannes e in mezzo mondo. Film solido, lodato da tutta la critica mondiale. Forse….non troppo americano, non comprensibile dal pubblico USA. Poteva vincere L’insulto, ma guai a premiare un film dove sono i palestinesi i protagonisti e le vittime. Potevano vincere i capolavori di Enyedi (Corpo e anima) o di Zvjagincev (Loveless). Ma forse i giurati, non se li sono neanche visti tutti, invece che perdere tempo con i sottotioli, hanno letto le trame.
Ha vinto invece il cileno Una mujer fantastica di Sebastian Leilo, che racconta la vita quotidiana di una donna transgender rimasta senza il suo amato e il suo scudo contro la società. Una storia sofferta ma un film che sbiadisce a confronto dei rivali. Eppure un film del genere, con questa tematica, con un’attrice realmente trans… come può non vincere! Agli Oscar è prassi farli trionfare. Come successe per Moonlight, storia di un ragazzino gay, afroamericano e bullizzato, che battè il favoritissimo La La Land.

I veri film da Oscar, sono quelli con tematiche specifiche, non di certo quelli veramente belli. Ma questi sono sempre stati gli Oscar , non c’è da stupirsi adesso.

 


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