La Gioconda viaggiatrice? No grazie

Periodicamente il dipinto più noto di sempre torna sotto i riflettori

Gioconda L’idea del ministro francese della Cultura, Françoise Nyssen di “prestare” la Gioconda ad altri musei, aprendo all’ipotesi che Monna Lisa possa partire in tour, mette i brividi ai conservatori del Louvre e ad una parte della comunità scientifica. Così in Francia è dibattito aperto tra possibilisti e coloro che si dicono convinti che questo simbolofrancese” (sigh!), nonostante la conservazione in una teca di vetro infrangibile, con atmosfera, temperatura e umidità controllate è comunque troppo fragile per poter viaggiare, sia pure per fermarsi solo nella “succursale” del Louvre a Lens, dove l’opera di Leonardo è attesa con calore da stadio.

Anche dai tifosi della locale squadra di calcio, che, auspicandone l’arrivo in città, hanno omaggiato la Gioconda con uno striscione che copriva l’intera tribuna. L’intenzione della ministro è nobile, intervistata da Europe 1 giovedì scorso ha affermato “Studieremo seriamente” la cosa, rimarcando “perché l’offerta culturale dovrebbe essere confinata in determinati posti e non accessibile ovunque da tutti?” aggiungendo infine che le “idee un po ‘dirompenti” le sono “care“.

Non esageriamo

Idee dirompenti sì, ma non esageriamo hanno pensato i vertici del prestigioso museo, che hanno risposto con un “anche no“. Oltre ad essere il motivo principale per cui ogni anno tra gli 8 e i 10 milioni di visitatori si riversano al Louvre, la Gioconda è effettivamente una “vecchiettafragile. Dipinta da Leonardo su una tavola di pioppo molto sottile, e alquanto danneggiata, il pigmento anno dopo anno diventa un po’ più scuro.

Tant’è che la comunità scientifica dibatte da tempo se sia prudente o no provvedere ad un restauro. Il timore dei contrari è che un’opera di ripulitura rischierebbe di levare dalla Monna Lisa quelle lievissime velature di colore che erano la caratteristica della tecnica di Leonardo, che pare, sino alla fine dei suoi giorni ha aggiunto veli e ritocchi alla sua opera. Il motivo principale addotto dai fautori del restauro è che, andando avanti così, Monna Lisa sarà talmente scura da risultare praticamente invisibile. Su questa diatriba ancora irrisolta, s’innesta dunque l’ipotesi di una Gioconda viaggiatrice, destinata chissà, ad andare in vacanza anche al nuovissimo Louvre, quello di Abu Dhabi.

La realtà è che il dipinto, che è al Louvre dal 1797, è andato raramente in prestito. Tra il 1801 e il 1802, la consorte di Napoleone, Josephine de Beauharnais portò la Gioconda nei suoi appartamenti alle Tuileries, esponendola nella camera da letto dell’Imperatore. L’opera torna successivamente nel museo, ma sessantotto anni dopo, durante la guerra Franco-Prussiana del 1870-1871 la Gioconda è messa al sicuro nell’arsenale di Brest.

Passata la buriana il dipinto torna “a casa” nelle gallerie del museo parigino, è qui che il 21 agosto 1911, il dipinto viene rubato da Vincenzo Peruggia, un vetraio italiano che ha partecipato alla realizzazione della teca di vetro che la contiene. Peruggia conserva Monna Lisa per due anni nella sua stanza a Parigi, sotto il letto, quindi, convinto di risarcire il suo Paese dal furto subito da Napoleone (cosa non vera), torna in Italia.

L’arresto

Mentre ormai tutti nel mondo danno la Gioconda per dispersa, il caso si risolve, Peruggia, infatti propone l’acquisto ad un antiquario fiorentino, che lo farà arrestare. E’ il 1913, in segno di gratitudine i francesi condono una breve esposizione dell’opera agli Uffizi, quindi all’ambasciata di Francia a Roma, e, per il Natale alla Galleria Borghese. Monna Lisa non tornerà più nel suo Paese; fu rigettata dal Louvre nel 2011 la richiesta degli Uffizi  che volevano esporla nel 2013, in occasione del centenario del ritrovamento. Anche per Expo 2015 c’era chi aveva avanzato l’idea di una breve visita del dipinto a Milano. Ovviamente non se ne fece nulla.

Ma torniamo alla storia, approdando alle due guerre mondiali. Nel 1914, la Monna Lisa, come gran parte delle collezioni del Louvre, fu tenuta al sicuro a Bordeaux e Tolosa. Poi, dal 1938, e durante tutto il periodo dell’occupazione nazista della Francia è conservata in vari luoghi, incluso il castello di Chambord e quello di Amboise.

Un balzo di un ventennio, è il 1962 quando i coniugi Kennedy (vedi foto) chiedono il prestito al governo Francese. L’opera viene portata oltreoceano direttamente dal ministro degli Affari Culturali André Malraux, che fa il viaggio in aereo con Monna Lisa conservata in una cassa di legno e alluminio.

L’opera è esposta alla National Gallery di  Washington e al Metropolitan Museum di New York dal 14 dicembre 1962 al 12 marzo 1963.

L’ultimo viaggio del dipinto più celebre della storia dell’arte risale a quarantaquattro anni fa. Nel 1974, il presidente Giscard d’Estaing autorizza un viaggio in Giappone con un rapido passaggio anche a Mosca.

Da allora, nonostante le numerose richieste, dai musei francesi e stranieri, Monna Lisa è rimasta a Parigi. Giovedì, il museo ha ribadito che si tratta di un “simbolo“, e che il dipinto non si sarebbe mosso perché  di “grande fragilità“.


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