Elezioni La campagna elettorale verso il finale

Intanto è il momento degli appelli

Elezioni Quando si avvicinano le elezioni, diciamo 2 o 3 mesi prima che venga comunicata la data, non so mai se riuscirò a sopravvivere alla campagna elettorale. Mi chiedo – me lo chiedo da sempre e vi assicuro che di elezioni ne ho vissute un bel po’ – se potrò uscire indenne dalle promesse al vento, dalle ipocrisie di alcuni, dallo spaccio di “bufale” su larga scala (che esistono da sempre), dalle tifoserie. Tifoserie animate una volta da pregiudizi ideologici, oggi da pregiudizi e basta.

Poi le elezioni man mano si avvicinano, faccio il mio dovere di cittadino e mi informo: leggo i quotidiani, spulcio i programmi dei partiti, provo ad approfondire quello che non mi è chiaro, mi sorbisco ore ed ore di talk televisivi … e voto per chi avevo già deciso di votare. Eh già nonostante il grande can can, ho sempre nutrito, nel profondo, un forte dubbio sulla reale efficacia della campagna elettorale. Per quanto possano dirmi i politologi più esperti, non riesco a davvero credere che la recita collettiva giocata in quelle settimane destinate all’autopromozione politica, serva a modificare sostanzialmente l’opinione del cittadino elettore.

Le intenzioni di voto

Mi sbaglierò. Anzi, diciamo pure che mi sbaglio, e che a modificare o a indirizzare le intenzioni di voto siano davvero le parole spese in campagna elettorale dai candidati, con tutto il corollario di gesti studiati e look ad hoc (elementi subliminali), delle esternazioni social, e dei programmi ridimensionati a slogan. Eh sì dicono che funzioni così, e scusatemi se io non voglio farmene capace, se vorrei che chiunque domenica andasse alle urne lo facesse con cognizione di causa, con l’esatta coscienza che, scusate la retorica, quella croce posta sulla scheda equivalga a dire “ti consegno la mia fiducia, e il futuro del mio Paese“.

E così nonostante mi ostini a non volerci credere, la giostrina della campagna elettorale eccome se conta, è da questa che derivano il sempreverdevoto di protesta“, ma anche il “voto di paura“, il “voto di simpatia” (che non c’è, credo) e poi il “voto utile” (piuttosto trasversale) e di conseguenza il “voto inutile” o addirittura dannoso (quello che va agli altri); e poi c’è il voto dei corteggiatissimi indecisi, e, infine, il non voto, il panorama – ampissimo negli ultimi anni – di quelli che nonostante la campagna elettorale decidono di non decidere, consapevoli o inconsapevoli del paradosso che le elezioni si possono vincere anche solo per un voto (nei collegi uninominali funzionerà così), ma che tanto non accade mai.

Intanto i giorni che mancano al voto sono giusto una manciata, questa è la fase degli appelli, vedremo se i candidati sapranno essere postivivota per me perchè è bene” o se prevarrà il messaggio negativo “occhio che se vincono quelli sarà un disastro“. In ogni caso, oltre a voler vedere uno spirito di servizio del quale nessuno parla (come se fosse una vergogna) preferirei che prevalesse la prima ipotesi, ma anche questa volta probabilmente sbaglierò. Ma mi raccomando, andate a votare comunque.


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