Aldo Moro 40 anni fa Il MAXXI rende omaggio allo statista

In mostra l’opera di Francesco Arena che riproduce la cella dove Moro fu tenuto prigioniero

Aldo Moro

Roma – Il MAXXI (Museo statale delle arti del XXI secolo) renderà omaggio alla memoria di Aldo Moro . A 40 anni dalla strage di via Fani, lo statista rapito e ucciso dalle Brigate Rosse sarà ricordato con uno sguardo d’artista. Un messaggio diretto, semplice e proprio per questo di estrema efficacia, quello che il pugliese Francesco Arena ha profuso in “3,24 mq” (2004), riproduzione in scala reale  dell’angusto spazio nel quale il presidente della Democrazia Cristiana fu tenuto prigioniero per 55 giorni. Dal giorno del rapimento, il 16 marzo del 1978, quando vi fu portato in una cesta di vimini; al momento del suo assassinio sotto i colpi di una mitraglietta Skorpion, il 9 maggio.

Era una vera e propria prigione, quella ricavata dei brigatisti nell’appartamento a piano terra della borghese via Montalcini 8, nella periferia residenziale di Roma sud.  Poco più di cento metri quadrati con giardino, garage, cantina e una stanza adibita a studio. Fu qui che i brigatisti eressero la parete insonorizzata a delimitare quello spazio di poco più di 3 metri quadrati nel quale Aldo Moro consumò gli ultimi, tragici, suoi giorni. Qui subì il farsesco processo del presunto “Tribunale del popolo“, qui scrisse le ultime struggenti lettere, le richieste di aiuto, le parole disperate, l’addio ai suoi cari. Sono le inchieste e i processi ad aver appurato che in quello spazio, poi smantellato dagli stessi br, Aldo Moro fu tenuto segregato.

Le dimensioni della prigione ricreata

Esposta dal 16 marzo al 9 maggio (date del rapimento e del ritrovamento del corpo), l’opera di Arena avrà un posto proprio nel cuore del museo, in quella galleria che ospita la collezione permanente (ingresso libero dal martedì al venerdì). All’esterno 3,24 mq si presenta come una scatola di legno, dentro è una cella asfissiante: la brandina, fogli di carta appoggiati su una mensola, un catino, un secchio, un asciugamano a evocare la povera quotidianità di un prigioniero di nome Aldo Moro . Un luogo ricreato ma di estrema verità, l’artista lo commentava come “uno spazio importante per la vita degli italiani, per la nostra memoria che ho ricreato consultando tutti gli atti processuali. Mi piacerebbe che diventi un luogo da cui poter trarre maggiore consapevolezza, energia. Un luogo portatore di domande e non di certezze”.

Per la presidente della Fondazione MAXXI, Giovanna Melandri, questa celebrazione, oggi più che mai sembra necessaria :«Anche un’istituzione come il MAXXI deve fare la sua parte per contrastare ogni segnale di imbarbarimento del clima culturale e sociale del nostro Paesedice -. Ci auguriamo che vengano in tanti, soprattutto giovani, ad assistere agli incontri e a vedere con i propri occhi un’opera d’arte che ci fa rivivere in modo profondamente toccante uno dei momenti più tragici della nostra storia recente».

Il MAXXI segnala che “per non dimenticare” durante i 55 giorni di esposizione, saranno organizzati incontri con storici, studiosi, giornalisti, scrittori.


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