La forma dell’acqua celebra l’amore in tutte le sue forme

Il film di Guillermo Del Toro è candidato a 13 premi Oscar e ha già vinto ai Golden Globes e al Festival di Venezia

La forma dell'acquaLa forma dell’acqua (The Shape of Water) di Guillermo Del Toro è finalmente arrivato nelle sale cinematografiche italiane. E’ candidato a 13 premi Oscar (tra cui Miglior film, regia e sceneggiatura), ha vinto il premio di miglior film ai Golden Globes e all’ultimo Festival del cinema di Venezia.

Anni fa uscì in Italia Primavera, estate, autunno, inverno e ancora primavera di Kim Ki-duk. Era uno dei film più belli e poetici del regista coreano e qualcuno per scherzare, riassume alla perfezione il film con ‘è un film su un ragazzo coreano che sta sempre su una palafitta’. Detta così spaventerebbe chiunque, peccato che, anche se il riassunto è breve ma veritiero, dietro ci sia un capolavoro del cinema. Alla stessa maniera potremmo riassumere LA forma dell’acqua così, ‘è la storia d’amore tra una bidella muta e un mostro anfibio in un vascone’. Altro che 50 sfumature di rosso, questo è il vero film di San Valentino 2018, una perla di rara bellezza che celebra tutte le forme di amore del mondo.

Fedele alla sua visione cinematografica e del mondo, Del Toro riporta in scena come protagonisti gli ultimi, gli outsiders, i reietti e i mostri, e ci racconta della loro rivincita. Perchè come dicono gli stessi personaggi in una scena chiave, noi non siamo cose, non siamo mostri e soprattutto non siamo nulla. Ma non siamo nulla solo dal momento in cui facciamo qualcosa, in cui agiamo, in cui smettiamo di accettare questa sudditanza e questo stato di cose in un mondo che non ci accetta o non ci considera.

Un film coraggioso e nostalgico. Coraggioso perchè nel rappresentare tutte le forme dell’amore, che sia etero, omosessuale o tra diverse specie, o anche per se stessi, che sia il classico per la propria famiglia o che sia quello tra un amico e un’amica, o ancora che sia quello di uno scienziato per il suo lavoro e il suo oggetto di studio, non nasconde alcun aspetto dell’amore, neanche quello fisico. Dalla masturbazione, quasi rituale, mattutina di Eliza al rapporto fisico tra lei e la bestia, Del Toro mette su schermo immagini a cui non siamo abituati, che possono anche far sorridere e ridere, ma che sono parte integrante di un amore, quindi perchè bypassarle?

Ma tutta la pellicola è anche una meravigliosa lettera d’amore verso il cinema da parte di una persona che l’ha sempre ammirato e celebrato. Non è un caso che Eliza viva sopra un cinema, non è un caso che nella sua fuga verso la libertà, il mostro si ritrovi estasiato e immobile davanti a un megaschermo, non è un caso che la televisione di Giles sia sempre accesa su commedie e vecchi musical, ed è, proprio a proposito di musical, uno dei generi principe del cinema, un intermezzo musicale e di danza forse il momento più alto del film, quando la poesia, l’emozione e i sentimenti raggiungono il loro apice.

E in questo La forma dell’acqua si mostra nostalgico

Non solo nella sua ambientazione storica (perfettamente ricreata, come fu anche per Crimson Peak, il cast tecnico di Del Toro è mostruoso) ma nei rimandi al cinema del passato, quello glorioso. Come se il mondo di oggi, razzista, violento, xenofobo, potesse avere questo passaggio segreto verso una dimensione alternativa, dei ricordi. Ed ecco che ci sono una serie infinita di echi, richiami, voci e immagini che ci portano ad altri film. Come già detto, con il pezzo musicale che ci porta ai grandi musical anni 30-40 (Seguendo la flotta, del 1936 con Fred Astaire e Ginger Rogers, nello specifico), con il mostro e la sua storia, in una sorta di sequel de Il mostro della Laguna nera, con il dipanarsi della trama che richiama inevitabilmente La bella e la bestia o il mutismo di lei, in una sorta di La sirenetta al contrario, principessa del mare che ha dovuto cedere la sua voce per provare a stare con gli umani, per cui quelle cicatrici non sono delle semplici cicatrici.  In un mix dove trovano spazio anche musiche francofoneggianti, à la Amelie o Ratatouille.

La rivincita dei mostri, dove i mostri veri siamo noi

In una America non tanto diversa da quella di oggi, ma dove gli unici a parlare sono un omosessuale e una donna nera, dove tutto è ribaltato e la spia russa comunista cattiva è in realtà il buono e il perfetto marine americano, padre di una famiglia perfetta da pubblicità, con la Cadillac ultimo modello, è in realtà il più meschino dei cattivi, ossessionato dal fallimento, dall’imperfezione e dalle debolezze umane. Non può accettare la sconfitta, soprattutto perchè non se la merita. Commetti un solo errore e sei trascinato nel fango, perdi la dignità? Chiede meravigliato al suo superiore.

Un film semplicemente perfetto in tutte le sue componenti, persino il ritmo non ha mai momenti morti, accelerazioni improvvise o lungaggini inutili (anche se si percepisce che qualcosa è stato tagliato, d’altronde Del Toro ha detto di aver scritto 40 e più pagine di backstory per ogni personaggio), scorrevole come un fiume in piena. Anche gli attori sono perfetti e il regista ha confermato di aver scritto i ruoli pensando a loro. Sally Hawkins è la perfetta bellezza interiore. E’ stata l’unica scelta di Del Toro fin dall’inizio, fin da quando le raccontò il film al party post Golden Globes 2014. “Ero ubriaco e non è il tipo di storia a cui uno crede quando sei ubriaco”. Anche il ruolo di Michael Shannon è stato scritto solo per lui, e l’attore, unico non candidato tra i 4 principali, è un cattivo ideale. Freddo, crudele, ingannevole, sporco in tutti i sensi e calcolatore. Come sono perfetti anche Michael Stuhlbarg (con 3 film agli Oscar oltre a questo, Chiamami col tuo nome e The Post) Octavia Spencer e Richard Jenkins, ognuno fondamentale nella riuscita del film.

Merita ogni lode e ogni nominations/premio.


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