Giornata mondiale del gatto così i mici hanno conquistato il mondo

L’arte è piena di gatti e gattari

gatto Nella placida quanto genetica indifferenza dei diretti interessati, si festeggia oggi la Giornata mondiale del gatto . Ricorrenza senza pubbliche celebrazioni, se escludiamo le piccole iniziative dei ” gattofili ” e quelle dei social, dove i “ gattini “, che sarà pure luogo comune, ma è verità, sono forse le uniche e sole superstar, capaci di mettere d’accordo tutti, espressione di un voglia di tenerezza che nemmeno la durezza di questi tempi può scalfire. Anche questo, d’altronde è parte del ” mistero gatto ” lato dolce e ” ruffiano ” di quella componente magica del felino domestico alla quale la scelta del diciassette febbraio come giornata dedicatagli si richiama di proposito.

L’anagramma del diciassette in cifre romane si legge infatti ” VIXI “, ovvero, ” vissi “, che è come dire che solo il gatto che ha vissuto sette vite può affermare d’aver già vissuto. Gattofili in festa dunque, quelli senza nome e i tanti nomi noti che perpetuano così la storia che vuole anche tra gli umani illustri innumerevoli gattari. Gattaro era Hemingway , che nella sua villa di Cuba viveva assieme a 57 bestiole pelose e che quando era in giro per il mondo telefonava spesso a casa proprio per ricevere loro notizie.

Altri famosi custodi felini

Anche Eduardo De Filippo amava i felini, e si racconta che scrivesse con la gatta accoccolata sulla pagina sinistra. La stessa micia che potrebbe avergli fornito ispirazione per A gatta d’o palazzo. E di gatti, Felis silvestris catus nella classificazione di Linneo, è abbastanza piena la storia dell’arte. Si potrebbe tornare indietro alle pitture murali dell’antico Egitto, dove sua maestà il micio era trattato con tutti gli onori riservati alle creature superiori “, o andare a Pompei, dove uno splendido tigrato campeggia negli affreschi della casa del Fauno, alle prese con un povero volatile. Con il suo infallibile occhio scientifico, anche Leonardo da Vinci si occupò di studiare la magnifica anatomia del gatto, ritraendone in una pagina dei suoi codici (oggi nel patrimonio della corona inglese) in una moltitudine di atteggiamenti quotidiani.

Insomma, il genio capisce che la povera bestiola, tacciata lungo tutto il medioevo di influenze demoniache, è solo un meraviglioso progetto di madre natura, e così lo riprende. Due secoli dopo sarà Francisco Goya a restituire valenza domestica al gatto , forse compagno di giochi del piccolo Don Manuel Osorio Manrique De Zuniga ritratto in un cangiante vestito rosso, che non gli nega (pare) succulenti uccellini.

Il gatto, col suo istinto selvatico mai del tutto domo affascina anche Picasso, che lo esalta mentre addenta una preda e Frida Kahlo, che in un celebre autoritratto, ne pone uno, nerissimo e inquietante, sulla spalla sinistra, contrapposto ad una apparentemente più docile scimmietta. Anche Klee evidenzia questa doppia valenza del micio, riprendendo un tenerissimo musino dominato da due giganteschi occhi. Peccato che, sulla fronte, appaia la figura di un passero.

Nonostante gli esempi fatti e tutti quelli che ancora si potrebbero fare, il gatto più celebre della storia dell’arte è sicuramente quello che divide il letto con l’Olympia di Manet. Una creatura nerissima con gli occhi gialli, la schiena inarcata e la coda dritta, che tanti esegeti ha fatto discutere. Ci piace sposare la tesi che quel micio altro non sia che l’alter ego della prostituta Olympia, donna libera, indipendente e scandalosa, che ha l’ardire di guardare dritto negli occhi chi la osserva oltre la tela. Senza ammiccare, ma da pari.

E chi ha un gatto in casa sa bene che il quadrupede si considera nostro pari (anzi un po’ superiore) e che il rapporto con lui è una conquista, perchè i gatti non si vendono per una manciata di crocchette, ma una volta conquistati sanno dimostrare affetto vero.


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