Domus Aurea restaurata la sala di Achille a Sciro

Era uno degli ambienti più lussuosi della lussuosissima dimora di Nerone

Domus Aurea Roma – Cinque mesi di paziente lavoro per consolidare malte e strati preparatori, pulire e reintegrare pitture corrose dal tempo. Tanto è occorso al team di restauro di Claudia Fiorani per togliere la patina di duemila anni dagli affreschi della sala di Achille a Sciro, nella Domus Aurea . Il tutto preceduto da accurate indagini diagnostiche. Con la presentazione a Roma dei restauri, finanziati con 100mila franchi svizzeri dalla Fondazione Isabel &  Balz Baechi, che ha come scopo proprio la salvaguardia delle pitture presenti sulle architetture, altre conferme arrivano sulla magnificenza di quella città nella città che l’imperatore Nerone fece costruire a sua gloria.

La sala è tutta una profusione di foglia d’oro (ancora ben presente) e dei pigmenti più preziosi, come il cinabro e il blu egizio a riempire le pitture su intonaco dai dettagli raffinatissimi e gli stucchi che ricoprivano volta e pareti, mentre in in basso, dovevano trovarsi i marmi più pregiati. La sala di Achille a Sciro, ritrovata solo nel XX Secolo e posta poco distante dalla ben più celebre e maestosa sala ottagonale, era sicuramente uno degli ambienti più prestigiosi della immensa Domus Aurea neroniana e in quanto tale doveva abbagliare, con l’esposizione a sud pensata dagli architetti Celer e Severus che permetteva alla luce di invadere l’ambiente e riverberare sugli ori e sulle pietre preziose che, gli esperti ne hanno la quasi certezza, dovevano essere incastonate in quelle che oggi sono vuote lacune a forma di fiore.

Ulisse svela l’inganno ad Achille

Al centro della volta, il racconto mitologico che dà il nome all’ambiente: Achillecocchino di mamma “, travestito da donna è nascosto dalla genitrice Teti sull’isola di Skyros per tenerlo lontano dalla Guerra di Troia. Con uno stratagemma, Ulisse, consapevole che senza Achille la Guerra non potrà essere vinta, svela l’inganno.

Al tema centrale si affiancano elementi vegetali, busti femminili, figure isolate, scene dionisiache mentre sulla parte alta delle pareti ” vivevano ” animali fantastici e donne alate. Tutto per rimandare a un’idea di grandiosità, un’età dell’oro che per Nerone aveva il suo emblema  proprio nella Domus Aurea . Ottanta ettari costellati da lussuosi edifici, parchi, boschi e laghi sottratti alla città, e che solo dopo la morte del princeps furono restituiti, con calma, al popolo romano.


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