Stanley Tucci Final Portrait L’arte di essere amici

Il mio Alberto Giacometti

Stanley Tucci È raffinato, affascinate , gentile, l’attore e regista americano di origini calabresi Stanley Tucci , che è  arrivato a Roma per presentare  il suo ultimo film da regista,  Final Portrait-L’arte di essere amici , nelle sale da giovedì 8 febbraio,  con Geoffrey Rush ed Armie Hammer. Una storia ambientata a Parigi nel 1964, in cui si racconta i diciotto giorni che  Alberto Giacometti, l’artista di origine svizzera, famoso per le sue sculture dalla linea sottile e per le sue abitudini bizzarre, ha impiegato per realizzare il ritratto dell’amico scrittore James Lord. Un film ben diretto con grandi interpreti che ci racconta un genio dell’arte e le difficoltà del processo artistico,  a tratti esaltante, a tratti esasperante, chiedendosi se il talento sia un dono o una maledizione.

Stanley Tucci «Giacometti  era un artista un po’ egoista, collerico,ci racconta, provando qualche parola di italiano –  che ha dedicato tutta la sua vita all’arte. Per vivere e lavorare,  aveva bisogno di persone che gli lasciassero questa libertà, come sua moglie Annette e suo fratello Diego. Non aveva un comportamento eticamente corretto, ma quello che volevo raccontare nel film era il suo processo creativo. Perché amo molto l’arte. Mio padre insegnava arte a scuola. Un anno intero abbiamo vissuto a Firenze. In Italia ho scoperto il Rinascimento e questo amore mi è rimasto nel cuore

Stanley Tucci «Il film è tratto  dal romanzo omonimo del vero  James Lord ed è stato un’ottima base per scrivere il film – spiega –  Coglie l’essenza dell’artista con tutte le sue difficoltà, gioie e dolori. Mentre cercavo i fondi per realizzare il film, avevo già pensato a Rush, che gli assomiglia anche fisicamente, e lui ha accettato. Così  ha avuto due anni per prepararsi. Per Geoffrey ( Rush) è stato difficile soprattutto gestire gli eccessi di rabbia di Giacometti e imparare a usare in modo credibile e spontaneo il pennello

Nel ruolo dello scrittore James Lord c’è  Armie Hammer, al cinema anche con  Chiamami con il tuo nome di Luca Guadagnino

Stanley Tucci «Hammer è molto talentuoso. Mi è piaciuto tanto nel film di Guadagnino. Devo dire la verità, avevo in mente altri attori per il ruolo di Lord, perché lui è così bello, moderno, ma poi gli abbiamo proposto il progetto, a lui è piaciuto e la sua bravura ha fatto il resto

 La domanda su cosa ne pensa dell’Italia, su come l’ha trovata durante questo tour di promozione che l’ha portato a Bologna e poi a Roma, è d’obbligo, ma Stanley Tucci, risponde con fatica:

« Insomma. La trovo in sofferenza. Credo che sia per troppa flessibilità, chiamiamola così, mancanza di rispetto.. (sorride, ndr). Sa ora vivo in Inghilterra, ma ho portato via dall’America una sovrastruttura mentale abbastanza precisa, qui mi sembra tutto troppo fluido. Però amo il vostro paese. »


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