La strage di Vergarolla

L’ultima Spiaggia

strage Il 18 agosto 1946, sulla spiaggia di Vergarolla (Pola), si sarebbero dovute tenere le tradizionali gare natatorie per la Coppa Scarioni, organizzate dalla società remiera Pietas Julia . La manifestazione ha l’intento dichiarato di mantenere una parvenza di unione col resto dell’Italia, e il quotidiano cittadino ” L’Arena di Pola ” reclamizza l’evento come una sorta di manifestazione di italianità. La spiaggia è gremita di bagnanti, tra i quali molti bambini. Ai bordi dell’arenile erano state accatastate molte mine antisbarco ritenute inerti, ma alle 14.15 le mine esplodono e uccidono decine di persone. Alcune rimangono schiacciate dal crollo dell’edificio della Pietas Julia . I soccorsi sono complessi e caotici, anche per il fatto che alcune persone vengono “polverizzate” e non si riesce a definire l’esatto numero delle vittime (fra 80 e 100). Una strage raccontata nel documentario  L’ultima spiaggia  di Alessandro Quadretti e Domenico Guzzo, in onda questa sera alle ore 21.10 su Rai Storia.

Una strage senza processo

Sin dalle prime ore successive alla strage , si fa strada la classica coppia antitetica d’interpretazioni, che oppone la tesi della tragica fatalità a quella dell’attentato premeditato per radicalizzare la tensione anti-italiana in città. Tuttavia, i risultati delle indagini dell’epoca uniti alla recente desecretazione di alcuni documenti del Public Record Office inglese (Kew Gardens, Londra) spostano verso l’ipotesi dolosa le ultime ricostruzioni storiografiche, pur senza addivenire a versioni infalsificabili. Mai alcun processo è stato celebrato per definire la natura e le responsabilità di quello che oggettivamente può essere considerato il grave attentato della storia dell’Italia repubblicana: la morte di oltre ottanta italiani in un’occasione di festa stenta tutt’ora a trovar spazio nei libri di storia e nella memoria nazionale.

Il fallimento delle indagini sulle responsabilità e sulla catena degli eventi, finisce per cristallizzare nella cittadinanza la convinzione che Pola sia una sorta di pedina di scambio nel gioco delle potenze vincitrici della guerra. Sostanzialmente la popolazione italiana di Pola ritiene di trovarsi di fronte ad un’alternativa secca: o rimanere nella propria città in balia di un potere che non offre nessuna garanzia sul piano della sicurezza personale, né su quello della libera espressione del proprio sentire nazionale e politico, oppure abbandonare tutto per prendere la via dell’esilio. Nell’estate del 1946 l’esodo è già un’opzione molto concreta. Tuttavia, nella memoria collettiva della popolazione, la strage di Vergarolla viene ritenuta un punto di svolta, in cui anche gli incerti si convincono che la permanenza in città alla partenza degli Alleati sarebbe stata impossibile.


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