The Post di Steven Spielberg La libertà di stampa è l’arma più forte di ogni democrazia

Nel cast Tom Hanks, Meryl Streep, Sarah Paulson, Alison Brie, Bob Odenkirk e Matthew Rhys

The PostSteven Spielberg ha l’immaginazione e le forze di un ragazzino. Da appena un mese 71enne, uno dei più grandi registi della storia del cinema americano e non, sforna progetti e film, come The Post , come avesse il pepe sulla coda. Nonostante una carriera in cui ha vinto tutto, ha incassato cifre record e ha vinto quasi tutte le sue scommesse, ha ancora moltissimo da dire e continua a dirigere in maniera magistrale. In barba ai suoi incartapecoriti colleghi.

In una recente chiacchierata con PIF ha detto che gli piace alternare film divertenti con film seri. E così dopo GGG – Il grande gigante gentile e in attesa di Ready Player One (giusto per dire due titoli, ma nel frattempo Spielberg sta lavorando a Indiana Jones 5 e facendo il cast per il remake di West Side Story) è da poco uscito nei cinema The Post, altra magistrale perla di regia a e narrazione di un regista immortale.

The Post, ambientato nel 1971, racconta la storia di Kay Graham e Ben Bradlee, rispettivamente proprietaria e direttore del Washington Post, quotidiano che ebbe il coraggio di sfidare il governo pubblicando segreti di stato sulla guerra del Vietnam (i cosiddetti Pentagon Papers), scatenando la reazione a catena che avrebbe portato in seguito al Watergate e alle dimissioni del Presidente Richard Nixon.
Sul perchè vale la pena raccontare questa storia oggi, Spielberg ha detto “La stampa libera è guardiana della democrazia, uno strumento al servizio dei governati e non dei governanti. Sono cresciuto con questa idea e sono convinto che sia una verità incontrovertibile. Quando Richard Nixon ha attaccato la stampa libera nel 1971 e le sue tesi sono state accettate da alcune corti minori del sistema giudiziario degli Stati Uniti, è stato un momento terribile. Oggi la libertà di stampa è di nuovo sotto attacco: il 71 è diventato il 17 e temo che le cose vadano peggio di allora“. L’allusione a Trump è chiara.

Un’opera di una bellezza classica, che anticipa i fatti raccontati da Tutti gli uomini del presidente (entrambi giornalisti del Post) e ne ricalca lo stile narrativo e registico. Spielberg ha l’innato dono di saper emozionare, trascinare e coinvolgere il pubblico anche in questi suoi film seri. Qua e la spunta evidente lo stile tipico di Spielberg, affinato e conosciuto al pubblico nel corso di oltre 40 anni di grande cinema.

Le carrellate nelle sedi giornalistiche del Post e del Times, l’incedere rapido delle cineprese dietro ai giornalisti, l’occhio intimo e segreto che si cala nelle stanze chiuse, negli alberghi e nelle copisterie all’alba. The Post alterna il classico genere giornalistico, inventato dagli Americani, al thriller carico di suspense.

La sceneggiatura scorre che è una meraviglia, senza intoppi, confusioni o la necessità di spiegazioni. Lo spettatore, anche ignorante in materia, è rapito dal racconto e segue la vicenda con vivo interesse. Grande merito a un cast dove primeggiano due giganti di Hollywood, Meryl Streep (candidata per la milionesima volta agli Oscar) e Tom Hanks, formidabili in due ruoli così importanti, soprattutto quello di Key Graham, nella storia della democrazia americana. Una donna che ha dovuto mostrare un coraggio senza pari, sfidando il governo statunitense nella sua prima grande sfida da editrice e con un giornale appena entrato in borsa.

La vicenda si chiude un soffio prima delle vicende del Watergate. Il presidente Nixon, che tanto aveva criticato la stampa libera americana, limitandola e dichiarandola bugiarda, si rivelò essere lui stesso un bugiardo e un criminale. Ricorda qualcuno di attuale, un presidente che ogni giorno litiga con la stampa, a sua detta bugiarda…non trovate? Aspettiamo un nuovo Watergate?


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