Armie Hammer

Mi imbarazza un po’quando mi si dice di essere bello

Armie HammerDopo  il successo con The Social Network di David Fincher , Biancaneve, Operazione UNCLE e The Lone Ranger con Johnny Depp, Armie Hammer , due metri di altezza, capelli biondi e un sorriso smagliante, è Oliver  in Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino con Thimothée Chalamet, che dopo essere stato presentato nei festival più importanti del mondo, dal Sundance a Berlino, passando per Toronto e Londra, e aver conquistato quasi 50 premi e 150 nomination, fra cui 4 all’Oscar, è arrivato finalmente nelle sale italiane.  Il film racconta in un estate italiana del 1983, la nascita di un amore speciale, sensuale, inaspettato fra il giovane Elio, e lo studente universitario americano Oliver. Un ritratto delicato, romantico e viscerale di un sentimento forte e sincero.

Armie Hammer « Il film esprime il vero senso dell’amore – racconta a Roma, dove si presenta ai giornalisti in comoda tuta nera –  che non ha confini o definizioni. Se siamo in grado di andare oltre etichette e categorie rigorose, che applichiamo ogni giorno nel nostro mondo, potremmo veramente essere liberi

Cosa ha pensato quando ha letto per la prima volta la sceneggiatura?

Armie Hammer «Ho pensato che era un copione ben scritto, con una descrizione onesta, con più punti di vista, molto sottile, che racconta  di due essere umani che si innamorano. Non ricordo di avere letto una sceneggiatura così bella da tanto, tanto, tanto tempo

Come è stato lavorare con Luca Guadagnino?

Armie Hammer «Luca ha una grande capacità di equilibrio. A volte è difficile lavorare con registi ingombranti, che ti dicono come muoverti e dove metterti. Guadagnino ti offre una totale libertà. Il fatto che il film sia stato girato solo con una camera e un obiettivo da 35mm, ci ha dato spontaneità. Ci siamo mossi nello spazio senza sentirci costretti o in imbarazzo: se, prendendo un oggetto, o muovendoci l’azione risultava credibile, si andava avanti, altrimenti Luca ci interrompeva, ma sempre con un tocco leggero, chiedendo cose che raramente un attore si sente chiedere, ad esempio: dove ti trovi in questo momento? Dove sei con la testa?.»

C’è una grande sintonia con Thimothée Chalamet, come avete raggiunto questa intimità?

Armie Hammer « Abbiamo passato quasi dieci minuti al giorno a pomiciare liberandoci di ogni pensiero, giusto per rompere il ghiaccio. ( Scoppia in una risata fragorosa) Scherzo! Con Timmy ( Chalamet) abbiamo passato 4 settimane insieme in Italia prima del set , abbiamo chiacchierato, ci siamo fatti delle domande e siamo diventati amici

E’ la seconda esperienza con registi italiani ( Mine di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro)

Armie Hammer «Mi piace lavorare con i registi italiani perché si portano dietro la storia del grande cinema del vostro paese. Si sente e si vive questa grande cultura. E poi sul set, rispetto ad una produzione americana, il tempo passa in modo più godibile, senza stress, super organizzazione..»

Il ricordo più bello?

Armie Hammer «É legato ad un ristorante che si trova a Bolzone e si chiama Via vai, sono arrivato lì alle 14.00 mi sono messo a mangiare e sono uscito che era notte fonda. Fantastico, non lo scorderò mai

Stanley Tucci che l’ha diretta in Final Portrait, ha dichiarato: «Hammer è perfetto per il ruolo, forse è solo un po’ troppo bello»

Armie Hammer «Tra tutte le obiezioni che ho registrato su di me, questa è la prima volta che mi si dice che sono troppo bello.  E mi imbarazza un po’. Ma nel film Alberto Giacometti (interpretato da Jeoffrey Rush, ndr), facendo il mio ritratto, dice: «Certo che lei ha un bel ceffo». In compenso

Lei è sposato da tempo ( con la giornalista Elisabeth Chambers) e ha due figli. Ha creato una famiglia molto giovane per una star di Hollywood?

Armie Hammer «Alla fine della giornata, nonostante le soddisfazioni che mi dà il lavoro, ciò che davvero conta sono le persone che amo, non potrò mai avere rimpianti. Anche ora che il mio nome ha un minimo di popolarità so che ogni film potrebbe essere l’ultimo e, se così fosse, allora dove sarei se non avessi costruito una famiglia


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