La Cappella Sistina di Michelangelo si fa spettacolo

L’idea di Marco Balich, le musiche di Sting, la voce di Favino e tanti altri super-professionisti nello show dell’anno

MichelangeloAltamente spettacolare e filologicamente impeccabile, grazie alla consulenza dei Musei Vaticani. “ Giudizio Universale. Michelangelo and the Secrets of the Sistine Chapel ”, debutterà all’Auditorium Conciliazione di Roma il 15 marzo prossimo ed è già un successo: sono ad oggi più di 25.000 le prenotazioni provenienti sia dall’Italia sia dall’estero.

Un format del genere non ha un nome: c’è musica ma non è un musical, c’è recitazione ma non è una commedia, ci sono i capolavori di Michelangelo ma non è una mostra, e nemmeno una esibizione esperienziale” come quelle che impazzano oggi; ci sono anche straordinari effetti speciali, ma non siamo a Hollywood, bensì nel cuore della Cristianità, tant’è che i Musei Vaticani si sono prestati anche ad una consulenza scientifica. Gli organizzatori parlano di un “format innovativo che unisce il racconto filologico della genesi di un capolavoro con gli strumenti tecnologici più sofisticati dell’intrattenimento dal vivo” e non nascondono ambizioni elevate “mira a diventare l’evento imperdibile del 2018, un must-see per i milioni di visitatori italiani e internazionali che ogni anno scelgono Roma come meta del loro viaggio nel Paese della bellezza“.

I nomi che rendono possibile lo spettacolo – in mancanza di un definizione accontentiamoci di chiamarlo genericamente così – sono importanti, dunque le promesse e le premesse sono alte: l’idea è di quel “diavolo” di Marco Balich che tra le altre cose, è colui ha curato un po’ di cerimonie olimpiche (da Torino a Rio 2016) e quell’Albero della Vita, che è diventato il simbolo dell’Expo milanese. Le musiche originali, udite udite sono di Sting e di John Metcalfe (arrangiatore e produttore di artisti come U2, Morrissey, Blur e Coldplay); la voce di Michelangelo è quella del co-conduttore del prossimo Sanremo Pierfrancesco Favino (reciterà anche in inglese, visto che le versioni saranno due); le scenografie che riproducono la Sistina, ma anche scorci di realtà del ‘500 sono di da Stufish Entertainmnet Architects, già responsabile delle scenografie di Rolling Stones, U2 e Madonna. La co-regia di “Giudizio Universale” è di Lulu Helbek, la supervisione teatrale è di Gabriele Vacis. Insomma, un team di altissimo livello per una commistione di generi ma una sola, immensa protagonista: la Cappella Sistina.

Il 31 ottobre del 1512, 505 anni fa, gli affreschi della volta della Cappella Sistina venivano scoperti davanti agli occhi sgranati d’ammirazione di Giulio II. Quel capolavoro era anche un po’ suo perché lo aveva voluto fortemente, a dispetto dello stesso Michelangelo che, storia riferisce, prima di cogliere la sfida s’era dimostrato parecchio riluttante.

Era il 1508 e aveva 34 anni Michelangelo quando mise mano all’opera; era giovane ma già famoso per statue come il David e la Pietà. Ammirato ma non amato dai sui “colleghi”, considerava la commissione della Cappella Sistina con il massimo sospetto. Credeva addirittura che nemici e rivali avessero architettato un piano per vederlo fallire su grande scala. Lo scultore avrebbe voluto lavorare al gigantesco progetto della tomba per il papa, e per questo aveva trascorso otto mesi sulle montagne di Carrara con due uomini e un asino a scegliere il marmo migliore. Ma la nuova richiesta di Giulio II, non ammetteva rifiuti. E un riottoso Michelangelo cedette.

In quattro anni, lavorando praticamente da solo (i pochi collaboratori svolgevano compiti secondari) e non senza ostacoli, su un’impalcatura a venticinque metri d’altezza col capo costantemente rivolto verso l’alto, Michelangelo Buonarroti riesce a confezionare il “sovrumano”.   Usando la tecnica dell’affresco, la più difficile quella che solo i maestri veri sanno mettere in pratica perché richiede velocità e rende impossibili i ripensamenti, ricopre la volta della Cappella di Sisto IV, lunga 40 metri e larga 13, con oltre mille metri quadrati di pittura. Il racconto del sacro prima di Cristo, scene dal Libro della Genesi, dalla Creazione, della Caduta, del diluvio e di Noè. Adiacenti a ciascuna, su entrambi i lati, i ritratti immensi dei profeti e delle sibille che preannunciano la venuta del Messia. Sul fondo di pennacchi e lunette, gli antenati di Gesù e storie dell’antico Israele e, sparse, le figure più piccole di putti e ignudi. In totale più di 300 figure cui s’aggiungono gli elementi architettonici e le modanature che sezionano il soffitto, realizzate da Michelangelo con uno straordinario effetto 3D.

MichelangeloMisteri, elementi nascosti, messaggi esoterici, molti vogliono vedere nella volta di Michelangelo il non scritto, l’invisibile. Ma se è vero che l’artista – dotato di profondissima spiritualità e certo supportato nel suo lavoro di ricerca da teologi sopraffini – ha riempito il suo capolavoro di colti riferimenti (per approfondire la lettura della volta i volumi sono numerosi), il mistero più grande della Sistina forse è proprio Michelangelo , la sua straordinaria capacità d’artista che sfida la tecnica, la prospettiva, i suoi umanissimi limiti fisici per realizzare la più grande apologia del corpo umano mai concepita; il mistero – per noi contemporanei – è la sua libertà d’artista, quella che gli permette di riempire i suoi capolavori di ignudi, di ritrarre – nella cappella del Conclave – il didietro di Dio, per dare vita all’inimmaginabile.

22 anni dopo, un Michelangelo non più giovane accetta la sfida da un altro papa, Paolo III Farnese per quel Giudizio Universale che occupa il fronte della cappella dei papi. Un Cristo temibile alza la mano sovrastando un’umanità di peccatori e martiri, di anime salve e dannati dove lo stesso Michelangelo si ritrae nella pelle svuotata di San Bartolomeo. E intanto l’artista che incanta il mondo, l’uomo capace di passare dalla pittura alla scultura, dall’architettura alla poesia; si trascina in un costante mal di vivere. I sonetti ci raccontano di un uomo alla costante ricerca di pace, e ancora di più alla ricerca di Dio. Quel Dio creatore che ha fatto l’uomo a sua immagine e che nella materia ha infuso il suo spirito creatore, quello spirito che solo gli artisti (in quanto creatori) possono emulare.

MichelangeloAncora sullo spettacolo

Giudizio Universale. Michelangelo and the Secrets of the Sistine Chapel  è la prima produzione di Artainment. La società, parte di Worldwide Shows Corporation ( wscorp.com ), è nata per dare vita ad un nuovo genere di intrattenimento: performance dal vivo in cui i codici emozionali dello spettacolo e i linguaggi visivi contemporanei incontrano l’arte.

Giudizio Universale. Michelangelo and the Secret of the Sistine Chapel sarà in scena dal 15 marzo 2018, presso l’Auditorium Conciliazione di Roma, in Via della Conciliazione, 4.

Il pubblico potrà scegliere di assistere allo show in lingua italiana o inglese.

Michelangelo


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