Luca Guadagnino e la bellezza distante

Chiamami col tuo nome è candidato a 4 premi Oscar

Luca Guadagnino Chiamami col tuo nome è il nuovo film di Luca Guadagnino . E’ stato distribuito in Italia dal 25 gennaio dopo essere stato presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival il 22 gennaio del 2017. Ha ottenuto tre candidature al Golden Globe, come miglior film, miglior attore (Chalamet) e miglior attore non protagonista (Hammer) e quattro candidature ai premi Oscar 2018 come miglior film, miglior attore (Chalamet), miglior sceneggiatura non originale (di James Ivory) e miglior canzone (Mystery of Love). È il terzo ed ultimo film della “trilogia del desiderio”, dopo Io sono l’amore (2009) e A Bigger Splash (2015).

Il film ed è un adattamento del romanzo omonimo di André Aciman e racconta di un’estate d’amore tra Elio (Timothée Chalamet) e Oliver (Armie Hammer). Elio è un ragazzino franco-americano di circa 17 anni che vive a Crema con la sua famiglia. E’ un ragazzo come tanti, studia e compone musica, legge, gira in bici e sperimenta le sue prime pulsioni sessuali. Un giorno arriva Oliver, americano, di una decina d’anni più grande di lui. Bello, colto e con un savoir fare irresistibile. Se dapprima il rapporto tra i due è teso, a causa del malumore di Elio, si fortifica sempre di più, fino a creare una passione viscerale e una intesa sessuale che non riuscirà più a tenerli separati.

Nel cast ci sono Michael Stuhlbarg, Amira Casar oltre a Hammer e Chalamet.

Luca Guadagnino si è ritrovato a dirigere il film dopo che era stato scelto da Ivory e dalla produzione semplicemente come consulente di location. Ivory infine ha deciso di curare solo la sceneggiatura e Guadagnino è subentrato come unico regista.  Forse nessun’altro regista contemporaneo poteva dirigere un’opera destinata e scelta da un autore che in passato ci aveva dato Camera con vista o Casa Howard.

Il cinema di Luca Guadagnino si è ormai solidificato e temprato. Se avete visto i suoi precedenti Io sono l’amore e A Bigger Splash conoscerete certamente la sua cifra stilistica e i suoi gusti. E’ un regista di elevato talento, con una cura particolare per i dettagli (i costumi in Io sono l’amore ma anche la ricostruzione degli anni 80 in Chiamami…) e una sapiente mano nel costruire e dipanare una trama. E’ indiscutibilmente uno dei migliori registi italiani e europei, un vanto per il nostro cinema, eppure sento il suo cinema molto distante.

Bello, ammirevole ma tremendamente distante. Ogni volta che mi avvicino e mi addentro nelle sue opere, specialmente queste ultime 3 (vedremo con il remake di Suspiria) finisco in case di vacanze estive, giornate a oziare, giornate vuote, persone e personaggi ricchissimi, borghesi, snob, professori e studiosi, musicisti (di classica) e imprenditori. Gente benestante che di problemi reali ne ha ben pochi. Faccio enorme fatica a appassionarmi alle loro vicende, a nutrire sentimenti, speranze, compassioni per i loro struggimenti d’amore.

E’ come se ogni volta che mi avvicinassi o fossi molto vicino ad entrare nelle storie e negli animi dei personaggi, venissi cacciato da una citazione di Heidegger, un nota su Liszt, spedizioni subacquee a caccia di reperti archeologici o un maglioncino che costa quanto una settimana di lavoro. Allora torno distante, torno nel mio angoletto. Non sono una persona incolta da ‘cinepanettone’ e non è una questione di sensibilità, ma nei film di Guadagnino avverto la sensazione respingente più che in altri.

Che sia voluta o no, questa sensazione c’è, ma si attenua con lo scorrere del tempo. Spesso è nella seconda parte, quando i personaggi si lasciano andare e si scoprono umani, vittime delle stesse pulsioni e debolezze dei proletari comuni, che si apre un varco in cui entrare.

Quando Elio si innamora perdutamente di Oliver e soffre per la lontananza, quando il papà di Elio gli parla e accoglie questa sua scoperta amorosa, fino ad invidiarlo per quello che ha con il suo amico Oliver, quando da storiella borghese si trasforma in un’amore breve estivo che cambierà la vita, almeno di uno dei due protagonisti, allora si che si viene coinvolti, e neanche poco, con le vicende di tutti i personaggi su schermi. Il classismo scompare, rimangono due ragazzi -il cui sesso non importa, è un amore estivo, poteva benissimo essere etero come essere gay- e un sentimento senza restrizioni o barriere.

 

 


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