Generazione Caporetto Storie di soldati Eroi Sbandati nei 15 giorni della disfatta

Le voci custodite nell’Archivio dei diari di Pieve Santo Stefano

Caporetto Non esiste ricostruzione, inchiesta, cronaca che da sola possa raccontare con esattezza, a cento anni di distanza, la portata della più drammatica sconfitta subita dal Regio Esercito durante la Prima guerra mondiale. Una tragedia che è costata all’ Italia 300.000 prigionieri, 350.000 militari sbandati, 40.000 tra morti e feriti, più di 400.000 civili in fuga. Il documentario Generazione Caporetto , di Nicola Maranesi – in onda questa sera ore 21.10 su Rai Storia –  restituisce voce a ciascuno di loro, recuperando le parole lasciate sulla carta nei diari e nelle lettere, nelle memorie scritte a caldo, dalle quali riaffiorano i sentimenti, le sensazioni, il vissuto che accompagnano la narrazione dei fatti.

Voci custodite

Sono voci custodite nel giacimento sconfinato dell’Archivio dei diari di Pieve Santo Stefano che raccontano l’ignominia, la gloria, la codardia, l’eroismo, la violenza, la pietà, l’abbandono, la resistenza. E poi il caos, la paura, la frustrazione, la sofferenza, il dolore, la morte. Ogni fatto, ogni esperienza, prende vita dall’esatto luogo degli avvenimenti, seguendo le tappe forzate di una ritirata lunga 150 chilometri. Dalla conca di Plezzo a Cividale del Friuli, da Pozzuolo del Friuli a Ragogna, dal Tagliamento al Piave.

Sullo sfondo del racconto storico e geografico, la testimonianza di un soldato, l’artigliere Antonio De Maria, uno dei molti che hanno percorso l’itinerario della ritirata dall’inizio alla fine, fa da voce guida e da catalizzatore delle scritture dei commilitoni e dei civili, conducendo alla scoperta di cosa abbia rappresentato la disfatta di Caporetto, e la Grande Guerra, nell’intimo di chi l’ha vissuta sulla propria pelle: un’esperienza nella quale si è rispecchiato il male assoluto, ma nella quale ha trovato espressione anche il bene assoluto.


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