Pink Floyd Gli immortali

Al MACRO di Roma ” The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains ” Una mostra imperdibile

Pink Floyd The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains “. Spettacolari installazioni, 350 oggetti appartenuti alla band o che ne evocano la storia, e poi strumenti, documenti, testi autografi, immagini, video, le iconiche copertine e i suoni, a raccontare i 50 anni del gruppo che ha cambiato per sempre la storia della musica.

Dopo aver raccolto, la primavera scorsa, 400mila spettatori al Victoria & Albert Museum di Londra, la mostra, concepita per il 50° anniversario del primo album della band,The piper at the gates of dawn “, e del singolo di debutto,Arnold Layne “, approda al 19 gennaio al 1° luglio al Macro di Roma. Promossa da Michael Cohl e Iconic entertainment studios.

The Pink Floyd Exhibition: the mortal remains “, è stata originariamente concepita da Storm Thorgerson e sviluppata da Aubrey ‘Po’ Powell, che hanno lavorato a stretto contatto con Nick Mason (che ha fatto da consulente).

Punto di partenza è una ricostruzione sovradimensionata del furgone Bedford che nella metà degli anni ’60 portava la band sulle strade inglesi da un concerto all’altro.

Ma il punto di forza della mostra, presentata nei giorni scorsi a Roma dallo stesso Nick Mason è l’esaltazione di quanto di ” visivo ” ci sia nella musica di Pink Floyd e soprattutto nelle loro esibizioni dal vivo. Un racconto affidato alle installazioni interattive, dal pavimento al soffitto firmate Stufish: come le scenografie di ” The Wall ” usate durante l’originale tournée del 1980-1 con il gigantesco insegnante gonfiabile che incombe sul muro dal soffitto a volta; oppure gli effetti speciali per consentire di guardare da diversi punti di vista la londinese Battersea Power Station coi suoi altissimi camini, protagonista della copertina dell’album ” Animals “, o anche  quello spazio nero come la pece contenente un’immagine olografica che dà vita al famoso prisma di ” The dark side of the moon “.

 Disegni e schemi originali illustrano lo sviluppo di queste immagini e mettono in luce lo stretto rapporto di lavoro del gruppo con un team di progettisti di fama mondiale, ingegneri illuminotecnici, architetti e illustratori, tra cui la partnership coi designer dello studio Hipgnosis di Aubrey “Po” Powell e del defunto Storm Thorgerson.

Ecco allora le ” teste metalliche ” alte oltre 6 metri dalla copertina del 1994 ” The division bell “, la TV gonfiabile e il frigorifero usati nel tour ” In the flesh ” del 1971; la ” tuta della lampadina ” raffigurata sulla copertina dell’album dal vivo del 1988 ” Delicate sound of thunder ” e un modello a grandezza naturale del soldato britannico usato per l’album ” The final cut ” del 1983.

Pink Floyd

L’arte, il design, la tecnologia

In sintesi, la mostra riunisce molti artefatti che illustrano il rapporto ineludibile dei Pink Floyd con l’arte, il design, la tecnologia in ogni fase della loro carriera. Vicende della band che s’incrociano con le vicende personali dei suoi componenti, ed il loro rapporto. Evoca un cammino comune partito da lontano quel ” libro delle punizioni ” e il bastone della Cambridge and county high school for boys, dove il chitarrista e cantante originale dei Pink Floyd Syd Barrett e il bassista, vocalist e compositore Roger Waters erano alunni alla fine degli anni ’50.

Waters ha poi studiato architettura al Regent Street Polytechnic di Londra nei primi anni ’60, insieme agli altri co-fondatori, il batterista Nick Mason e il tastierista / cantante Richard Wright. In mostra i disegni tecnici e gli schizzi di Waters e Mason, dimostrano come la formazione tecnica ricevuta abbia poi influenzato le idee creative del gruppo. Ci sono anche gli esordi dei Pink Floyd , rappresentati da una lettera di Syd Barrett con uno schizzo del loro furgone Bedford; e il diario di Nick Mason di quando la band suonava al club UFO di Londra, nelle sale da ballo e nelle sale dei college.

Per i musicofili più attenti, ” The Pink Floyd Exhibition ” offre anche uno spaccato dei metodi di lavoro della band,  tramandando il loro passaggio da un gruppo pop psichedelico negli anni ’60 alla band che ha collezionato più album di platino negli anni ’70, ’80 e oltre. Tra le “chicche” i testi scritti a mano di Roger Waters per ” Wish you were here  e Have a cigar “, ma anche le chitarre di David Gilmour, inclusa la famosa Black Strat; e il sintetizzatore Mini Moog di Richard Wright dei primi anni ’70, tra l’altro. A latere, le interviste filmate con i membri della band, dove spiegano come la tecnologia sia stata utilizzata per creare il suono innovativo e sperimentale dei Pink Floyd in album come ” The dark siede of the moon “”, ” Wish you were here ” e ” The Wall “. Nel frattempo, i tre banchi di missaggio creati appositamente per la mostra consentono ai visitatori di ” mixare ” la propria versione personalizzata della classica canzone ” Floyd money “.

 Il flusso della mostra, che segue un ordine cronologico, è ovviamente arricchito dalla musica e dalle voci dei membri passati e presenti dei Pink Floyd , tra cui David Gilmour, Nick Mason, Roger Waters e il defunto Richard Wright che spiegano le loro esperienze e la sperimentazione musicale. un percorso che culmina nella ” Performance Zone “, dove i visitatori entrano in uno spazio audiovisivo avvolgente che include la ricreazione dell’ultima esibizione di tutti e 4 i membri della band al Live 8 con ” Comfortably numb “.

Non manca l’omaggio ai collaboratori della band, con disegni originali, bozzetti, progetti e fotografie per le copertine degli album della band, pupazzi gonfiabili e le invenzioni di creativi some l’illustratore Gerald Scarfe, l’architetto Mark Fisher, l’ingegnere Jonathan Park, l’animatore Ian Emes, l’artista delle luci Marc Brickman e il duo del design autore di una serie di copertine iconiche come Aubrey Powell e Storm Thorgerson.

I Pink Floyd sono stati cantori di un tempo che hanno contribuito a definire. E’ la sintesi estrema del percorso, è quello che merge dai giornali, dai libri, dai manifesti pubblicitari che accompagnano la mostra nelle originali cabine telefoniche allestite lungo il percorso a riflettere il tema della comunicazione (o della mancanza di comunicazione) che così spesso emerge nella musica dei Pink Floyd che rimangono una delle rock band di maggior successo e duratura al mondo. Eppure sin dal loro inizio nel 1967, il loro suono si è evoluto ed è cambiato molte volte. Quello che non è cambiato e che li ha portati all’immortalità è stata la loro capacità di raccontare il mondo.


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