Raffaello e l’eco del mito

Bergamo celebra l’arte e il mito dell’artista urbinate

RaffaelloNon era propriamente un artista maledetto il grande Raffaello : titolare di un carattere amabile, una bottega assediata dalle commesse, e con un sacco di potenti ai suoi piedi, papi inclusi. Eppure, nonostante fosse tanto “per bene“, il suo mito si affermò come una rock star. Amava le donne Raffaello , forse troppo, su tutte ne amò una, Margherita Luti, la Fornarina. Un amore che in pieno’800 divenne leggenda, aggiungendo all’artista più influente d’ogni tempo, l’aura del mito romantico, dell’eterna bellezza cristallizzata dall’arte e della giovinezza eterna di chi muore giovane e che ha poco più di 30 anni per conquistarsi un posto nella leggenda, come fu, ma ben più drammaticamente, per Modigliani, per Caravaggio, per Van Gogh.

Giorgio Vasari, nelle sue “Vite” non si sottrasse al pettegolezzo nel riferire della morte prematura di Raffaello Sanzio, a 37 anni: “E così, superando i suoi piaceri amorosi, è caduto che in uno degli eccessi commessi più volte rispetto al solito ed è tornato a casa con febbre alta. I medici credevano di aver subito un colpo di calore (…) incautamente, hanno estratto il suo sangue“.

Pare proprio che Raffaello avesse difficoltà a dire no, e non solo alla richieste della bella e insaziabile Fornarina ma anche a quelle dei tanti committenti che chiedevano i servigi del pittore del papa. E infatti, la sua bottega romana presto contò fino a 50 collaboratori. Insomma, Raffaello non fu un genio solitario, e al contrario la sua grandezza rende chiari tributi ai maestri del passato così come ai contemporanei. Dopo aver seguito Perugino, ammirato Leonardo da Vinci, osservato Michelangelo, guardato le statue antiche a Roma, Raffaello raggiunge la perfetta padronanza della sua arte, fondata su un innato senso di equilibrio.

Ha il dono di un’immagine armoniosa, e al tempo stesso forte e chiara, anche se dietro questa apparente semplicità si nascondono studi approfonditi di ogni dettaglio e un importante lavoro di ricostruzione che non teme le complessità. Raffaello sa essere drammatico e narrativo, sa far parlare la natura e sondare la psicologia dei personaggi ritratti, Raffaello è l’arte moderna che si fa avanti lasciando nella storia un’impronta indelebile e imperitura.

La mostra

E’ completamente incentrata sul dialogo passato, presente, futuro, ovvero su Raffaello rispetto ai suoi maestri, ai suoi  discepoli, ai contemporanei, la mostra che alla Gamec di Bergamo celebra in anticipo il 500mo anniversario della morte del genio. E il punto di partenza è uno dei tesori più preziosi custoditi all’Accademia Carrara di Bergamo, il “San Sebastiano”, opera giovanile  (dipinta tra il 1501 e il 1502) della quale la mostra approfondirà aspetti non ancora del tutto sondati. Attorno una rigorosa narrazione che passa  in rassegna la formazione giovanile di Raffaello in dialogo con alcune tele del padre Giovanni Santi, del Perugino, del Pinturicchio, Luca Signorelli.

Si prosegue col tema della fortuna di Raffaello nell’Ottocento, la ripresa d’interesse per la sua vicenda umana e artistica: da un lato il ritrovamento delle sue spoglie mortali al Pantheon nel 1833, dall’altro il rinnovato interesse per la misteriosa Fornarina. In questa sezione troveremo le opere di Anthon Raphael Mengs, Peter Cornelius, Felice Schiavoni, tra gli altri. L’interesse per Raffaello prosegue senza soluzione di continuità nel Novecento e fino ai nostri giorni. De Chirico e Picasso, Luigi Ontani e Giulio Paolini, Vanessa Beecroft e Francesco Vezzoli sono solo alcuni degli artisti che si sono confrontati con Raffaello e con il suo mito tra citazioni, tributi, rivisitazioni.

Raffaello e l’eco del mito

27 Gen – 06 Mag 2018

A cura di Maria Cristina Rodeschini, Emanuela Daffra e Giacinto Di Pietrantonio

 

Un progetto di

Fondazione Accademia Carrara

In collaborazione con GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

Una coproduzione Electa e Marsilio


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