Ma che lingua parli ?

L’apprendimento delle lingue straniere nei bambini

lingua Conoscere almeno una lingua straniera è ormai una necessità imprescindibile. A volte, però, i genitori non sanno come e quando iniziare a far apprendere ai propri figli le lingue straniere. Secondo studi focalizzati sullo sviluppo delle facoltà cerebrali umane a partire dall’età fetale è emerso che le lingue cui un soggetto è stato esposto entro i primi tre anni di vita vengono ritenute dal cervello ancora materne, poi buone potenzialità per l’apprendimento delle lingue si hanno ancora fino agli otto anni ma via via queste capacità si perdono con la progressiva lateralizzazione dell’area cerebrale responsabile dell’apprendimento del linguaggio. Imparare le lingue successivamente è ancora possibile, ma mette in gioco sistemi di memorizzazione diversi quali la memoria esplicita che, oltre a richiedere un maggiore sforzo di concentrazione, ne modificano le modalità di acquisizione precludendo alcuni automatismi propri invece dell’apprendimento nei primi anni di vita e imputabili alla memoria implicita.

Bambini bilingui

Le lingue che si imparano presto nella vita stimolano l’attività temporale e la parte più uditiva del cervello e implicano una elaborazione più sensoriale. Il cervello processa in modo diverso la lingua a seconda dell’età in cui la si acquisisce. È la ragione per cui i bilingui sanno che una certa costruzione è giusta o sbagliata ma non sanno spiegare perché. Le parole imparate in età più tarda, invece, attivano le regioni del lobo frontale e, quindi, comportano nel cervello un meccanismo più razionale. Già alla nascita vi è una propensione per la propria lingua madre perciò, se invece di avere una sola lingua madre se ne hanno due tanto meglio. Chi ha possesso di più lingue sin da bambino, ha, sin da piccolo, più modi di pensare alla stessa cosa, senza dover tradurre la struttura di una lingua nell’altra. Il suono, l’accento, e la grammatica sono tutti aspetti influenzati dall’età di acquisizione. Prima si acquisisce una lingua e prima tutti questi aspetti sono naturali

lingua Ma come hanno fatto scienziati e psicologi a misurare le preferenze dei neonati?

Sono servite ore e ore di laboratorio e di filmati, ma si dà il caso che i neonati prestino maggiore attenzione alle novità: così, misurando il numero di secondi in cui guardano le cose o i volti delle persone, si può capire cosa suona nuovo al loro orecchio. Questi studi sui neonati, hanno portato a dimostrare che, già in fasce, i bambini riconoscono la lingua madre molto bene perché l’hanno sentita nel grembo materno.

A che età introdurre la seconda lingua?

Dunque, già da quando il bambino è appena nato, ascoltare due lingue invece di una è per lui una ricchezza, non solo linguistica ma anche cerebrale. ( www.helendoron.it/piccoli-0-2 ) Questo consente di affermare con certezza, tranquillizzando il genitore ansioso, che non è troppo faticoso iniziare da piccoli, semmai è faticoso apprendere una lingua da grandi. L’ipotesi che esista un “periodo critico” per l’apprendimento delle lingue è uno dei punti focali della ricerca sulla seconda lingua , che cerca di spiegare perché l’età ha un profondo effetto sulla capacità di apprendimento delle lingue. I dati di questi studi non sono abbastanza completi per valutare tutti i diversi aspetti del linguaggio singolarmente e, dunque, non consentono di affermare con certezza che esiste o se esiste un vero e proprio periodo critico.

lingua In conclusione, la risposta alla domanda di partenza dipende esclusivamente dal risultato che si vuole ottenere. Se si vuole ottenere un risultato naturale, in termini di bilinguismo, prima è, meglio è. Ricordandosi poi di perseverare nell’utilizzo di entrambe le lingue apprese per far sì di non creare un processo di arrugginimento in quella meno utilizzata.